Pensioni: non c’è spazio per la riduzione dell’età pensionabile

Scritto il alle 08:52 da [email protected]

Nell’audizione alla Camera il ministro del Lavoro Giovannini fa il punto sulle pensioni.  93 miliardi di risparmi con la riforma Fornero. Poche speranze per la flessibilità, gli esodati sono in via di soluzione e ancora nessuna parola sulla previdenza complementare. Né l’hanno fatto i rappresentanti dei partiti. Per le istituzioni è una cosa che non esiste

Il giorno otto ottobre 2013, si è tenuta l’audizione del Ministro del Lavoro Enrico Giovannini alla Commissione Lavoro della Camera, presieduta da Cesare Damiano. audizione avente per oggetto il complesso delle problematiche relative all’attuazione delle politiche previdenziali e alle prospettive di evoluzione del sistema pensionistico. Nel corso dell’audizione, il ministro si è soffermato su tre punti, la questione degli esodati, la flessibilizzazione dell’età pensionabile e le prospettive del sistema previdenziale.

Il governo, ha esordito il ministro, ha dimostrato concretamente di voler risolvere il problema degli esodati, in pochi mesi ha stanziato ulteriori risorse per la cosiddetta quarta salvaguardia. L’intervento su 6500 esodati è costato 600 milioni di euro. A favore di coloro che hanno usufruito di congedi per assistere i familiari con handicap e che maturano i requisiti entro il 2015 sono stati stanziati ulteriori 67 milioni di euro. Non solo, il governo si riserva ulteriori interventi  utilizzando 500 milioni di euro derivanti dall’armonizzazione di requisiti pensionistici.

E’ importante sottolineare questo elemento, non trascurabile perché forse è la prima volta che un risparmio nelle pensioni viene reinvestito nelle pensioni e non utilizzato per fare cassa come frequentemente si è fatto.

Inoltre il governo sta valutando interventi in favore dei donatori di sangue e figure similari utilizzando lo strumento della contribuzione figurativa, anche se sono interventi che richiedono coperture adeguate.

Esaurito il capitolo esodati si è passato a parlare del futuro pensionistico, ancora sotto shok per la riforma Fornero che, innalzando di colpo l’età pensionabile,  ha creato, fra l’altro,  il problema degli esodati. Giovannini si è mosso difendendo la Fornero. Secondo il ministro non si possono sempre invocare nuove grandi riforme che annullano le precedenti, specie se recenti, ma come si fa in altri paesi, una volta varata una riforma, poi si fanno successivi aggiustamenti. Esprimendo un giudizio quindi sostanzialmente positivo, per il ministro la riforma Fornero va guardata nel suo complesso, non farsi distrarre dagli esodati, che si stanno gradualmente sistemando.

I soli risparmi legati all’elevazione dell’età pensionabile, da qui al 2021, saranno 93miliardi di euro , mentre nello stesso periodo, saranno spesi 10 miliardi e 400 milioni di euro  per la sistemazione degli esodati.

Sulla flessibilizzazione dell’età pensionabile, cioè la possibilità di andare in pensione prima dell’età prevista, sia pure con penalizzazioni, Giovannini si è mostrato molto scettico.

Tale ipotesi aumenterebbe la spesa pensionistica in quanto le penalizzazioni introdotte non sarebbero in grado di compensare l’elevato numero di nuovi pensionati che questa misura creerebbe. Bisogna trovare soluzioni finanziariamente compatibili. Già ora ci sono delle eccezioni ai limiti di età, oltre agli esodati, gli addetti ai lavori usuranti per esempio. Quindi per il ministro il problema del’età è bello e risolto.

Viene a cadere uno dei principali punti programmatici del governo Letta che aveva indicato proprio in questa misura un elemento caratterizzante del suo governo. D’altra parte se si risparmia 93 miliardi, ma si devono pagare 10 per gli esodati, il resto deve probabilmente coprire i mancati introiti dovuti all’esenzione dell’IMU per tutte le abitazioni, specie quelle dei ricchi.

Toccando il tasto delle pensioni d’oro, chiamate dal responsabile del dicastero del lavoro eufemisticamente “pensioni alte”,  il meccanismo di indicizzazione delle pensioni sarà confermato per il 2014, mentre per il 2015 il governo sta studiando delle ipotesi di contenimento di quelle superiore a 6 volte il minimo Inps. Praticamente saranno indicizzate le pensioni  non superiori a 3000 euro al mese. Il risparmio, non consistente, servirà a misure di solidarietà per i pensionati. E’ una questione essenzialmente di equità sociale.

Sulle prospettive pensionistiche, Giovannini ha tautologicamente dichiarato che in un sistema contributivo se l’economia non cresce, se non aumenta l’occupazione, non c’è sistema pensionistico che possa reggere. Se il Pil non cresce, non possono crescere le pensioni, perché fra l’altro i coefficienti di trasformazione su cui si calcola l’assegno pensionistico, tengono conto anche del Pil.

Su iniziativa del Ministro del Lavoro a giugno si terrà a Roma un quadrilaterale  fra i ministri del lavoro e delle finanze dell’Italia, Francia, Spagna e Germania, per discutere una politica comune sulle pensioni.

In merito alle recenti disposizioni sull’età pensionabile dei pubblici dipendenti che ha confermato l’età ordinamentale, 65 anni, per andare in pensione, bisogna evitare per il futuro di legiferare in maniera diversa, il sistema deve avere una sua coerenza, perché le asimmetrie poi rischiano di scatenare le solite guerre fra i poveri.

Un parlamentare della Commissione nel suo intervento aveva chiesto se, nonostante tutte le rassicurazioni ufficiali fornite, e perciò poco credibili, il disavanzo dell’Inpdap che, giova ricordarlo è dovuto al mancato pagamento dei contributi da parte delle Pubbliche Amministrazioni, non vada poi a gravare sul Fondo lavoratori dipendenti dell’Inps, il ministro, forse per non dover ripetere cose già dette, non ha risposto.

Camillo Linguella

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