Legge di stabilità: per le pensioni poteva andare peggio

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La legge di stabilità per l’anno prossimo sembra un punto di partenza per qualche cosa di buono per il futuro. C’è troppa timidezza e niente di che per la previdenza complementare. L’ultimo golpe sulla liquidazione degli statali dimostra invece è necessaria più che mai.

Il testo ufficiale del disegno di legge di stabilità ancora non è disponibile, gira solo un depliant pubblicitario del governo nel quale tutto è rose e fiori e dove alcuni punti, come quelli sul pubblico impiego neppure sono indicati. Invece, oltre alla solita facile decisione di agire sulla  categoria dei dipendenti pubblici che dal 2006 è vessata su tutti i modi, fra il visibilio di altre categorie che vedono in questo una sorta di palingenesi sociale, c’è il punto fondamentale del pagamento della liquidazione, il tfr degli statali, che viene ancora una volta preso di mira. Per un giudizio più meditato aspettiamo che le proposte vengano trasformate in legge.

Ma già il guazzabuglio sulle pensioni e sul pagamento del tfr agli statali  ci fa ulteriormente riflettere sulla previdenza complementare. Diventa sempre più’ una necessità se non altro perché è l’unico punto fermo nel panorama previdenziale italiano.

Dal 1992, data del primo provvedimento Amato ad oggi, sono state più di una ventina le modifiche legislative relativamente ai requisiti per il diritto e per il calcolo della pensione. Quella che era una cosa sicura, la pensione pubblica obbligatoria, ora non è più così. Prima bastava solo avere la fortuna di lavorare  e poi dopo una quindicina di anni si aveva diritto ad un assegno congruo. Ora, in genere,  le regole cambiano ogni tre mesi sia per maturare  il diritto che per il calcolo dell’ammontare.

Molte persone ( gli esodati ad esempio) che stavano sulla soglia del raggiungimento dell’età, all’ultimo momento si sono visti da un momento all’altro spostato il traguardo all’infinito.

Siffatta politica pensionistica genera sfiducia ed insicurezza. Sono sempre più numerosi i convinti  che quando sarà il loro turno, la pensione addirittura non esisterà più. E’ chiaro che in questo clima il cittadino pensa alla “pensione fai da te”.

Questa era un’occasione forte per rilanciare la previdenza complementare perché non si hanno oneri aggiuntivi a carico dello Stato ed il cittadino non è lasciato privo di quella tutela che l’art. 38 Cost. gli dovrebbe garantire (… assicura un adeguato tenore di vita…) Ma il governo a rilanciare la previdenza complementare non ci pensa neanche. Anzi, sorge il sospetto che forse ne ignora perfino l’esistenza.

Bastava, contestualmente all’ennesimo blocco contrattuale dei dipendenti pubblici, dare il contentino dell’equiparazione delle regole fiscali fra lavoratori pubblici e privati. Così almeno avrebbero anche essi potuto aver diritto alla partecipazione ai benefici del cuneo fiscale. E a proposito del cuneo fiscale, mentre si attua uno sgravio sia pure simbolico delle tasse, una volta tanto, copiando quello che si fa in Europa, Germania in testa, si poteva pensare di diminuire la tassazione sulle pensioni che solo in Italia sono soggette alla tassazione ordinaria.

La Legge di Stabilità per quanto riguarda il sistema del welfare si muove su tre direttrici: 

  1.  l’inclusione sociale e lotta alla povertà,
  2.  l’indicizzazione delle pensioni,
  3.  il rifinanziamento della poor card

Infatti c’è  l’ incremento di 250 milioni di euro, per il 2014, del Fondo per la carta acquisti destinata ai cittadini che versano in condizione di maggiore disagio economico, il  rifinanziamento con 250 milioni di euro per il 2014 del Fondo per la non autosufficienza. Potranno accedere al Fondo anche le persone affette da sclerosi laterale amiotrofica (sla), mentre al Fondo per le Politiche Sociali vengono assegnati 300 milioni di euro sempre per il 2014.

Inoltre la Legge di Stabilità interviene sulla questione “esodati”, già affrontata dal governo nel mese di settembre. Saranno  altri 6.000 i lavoratori ammessi al pensionamento con le vecchie regole.

Lavoro pubblico 

Per i dipendenti pubblici la legge di stabilità prevede un nuovo blocco della contrattazione fino a tutto il 2014 e la perdita dell’indennità di vacanza contrattuale per il biennio 2013-2014.

Prorogato  lo stop parziale al turn over fino al 2018, in queste modalità (come spiega il Sole 24 Ore): assunzioni al 40% dei ritiri per l’anno 2015, al 60% per l’anno 2016, al 80% per l’anno 2017. Deciso anche un taglio del 10% degli straordinari, misura ridotta al 5% per militari, polizia e vigili del fuoco.

Infine viene prevista  una rateizzazione del Tfr, che sarà corrisposto in due rate per gli importi superiori ai 50 mila euro. Come già oggi accade per le liquidazioni superiori ai 90 mila euro.

Pensionati 

I pensionati, invece di avere l’aggancio delle pensioni alla dinamica salariale, subiscono invece un nuovo blocco della rivalutazione. Per le pensioni di importo superiore ai 3 mila euro, non ci sarà più la rivalutazione automatica con l’adeguamento al costo della vita. Inoltre, l’adeguamento sarà al 90% per quelle superiori a tre volte il trattamento minimo Inps, al 75% per quelle superiori a quattro volte il minimo, e al 50 % per quelle superiori a cinque volte il minimo. Per il taglio alle pensioni d’oro, per il momento non se ne fa niente.

Alla fine non è passato il contributo di solidarietà a carico dei soli pensionati, neppure nella versione riveduta e corretta rispetto a quella bocciata dalla Corte costituzionale. Viene invece prorogato per tre anni il contributo del 3% per la parte eccedente i 300 mila euro lordi l’anno su tutti i redditi, sia da pensione sia da lavoro.

Nel frattempo l’Ue ha aperto una procedura d’infrazione sulle differenze  di anni di contributi richiesti tra uomo e donna per andare in pensione anticipata secondo la legge Fornero. La legge incriminata, in questo caso, è la 214 del 2011 che , all’articolo 10, stabilisce che gli anni minimi di contribuzione – validi sia per il settore pubblico che per quello privato – per ottenere la pensione prima di arrivare all’età massima sono stati fissati in 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini, con il progetto di aggiungere un ulteriore mese ciascuno per ogni anno successivo.

E’ facile prevedere che la norma sarà equiparata al limite più alto.

Camillo Linguella

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