La rendita, questa sconosciuta

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La pensione derivante dall’iscrizione ad una forma di previdenza complementare si chiama rendita. Essa tende a restare uno degli argomenti più residuali nell’intero sistema del secondo pilastro pensionistico.

L’attenzione in materia è tutta concentrata sull’adesione, sui rendimenti e poco si parla di quella  che è lo scopo finale di tutta la questione. Ora cominciano a maturare il diritto alla rendita un numero sempre più rilevante di persone , ed un numero sempre rilevante si trova a dover aspettare ancora per qualche anno a seguito della riforma Fornero, perché magari si è maturati i 5 anni minimi di iscrizione, ma non raggiunto i limiti di età previsti dalla nuova normativa

Se c’è ignoranza sulla previdenza complementare, essa  raggiunge l’apice per le rendite.  A cercare di colmare  questo vuoto informativo, si sono state varie iniziative con  una serie di proposte. Una delle ultime iniziative degna di nota è stata quella della Bocconi con Carefin, risalente a giugno 2012, dove fu illustrata una ricerca curata dalla Divisione Pensions and Insurance di Carefin (Centre for Applied Research in Finance) coordinata dal professor Sergio Paci, con la collaborazione tra gli altri del prof Francesco Vallacqua (Il sistema di regole per le rendite di previdenza complementare, Egea, Milano 2012).

Raggiunto il diritto alla pensione obbligatoria, e maturati almeno 5 anni di iscrizione ad una forma di previdenza complementare, si ha diritto alla pensione integrativa. Per i dipendenti pubblici è possibile anche una pensione complementare per anzianità: 15 anni di partecipazione al Fondo età anagrafica inferiore  a quella obbligatoria di 10 anni massimo e cessazione attività lavorativa.

Dal momento del pensionamento e per tutta la durata della vita dell´aderente, gli verrà erogata una pensione complementare (rendita), cioè sarà pagata periodicamente una somma calcolata in base al capitale che l´aderente avrà accumulato e alla sua età a quel momento.

Ciascuna rendita può essere  erogata in rate posticipate mensili, bimestrali, trimestrali, quadrimestrali, semestrali o annuali, a scelta dell’assicurato. Maggiori saranno il capitale accumulato e/o l´età al pensionamento,  maggiore sarà l´importo della rendita.

L´iscritto può scegliere di percepire la prestazione pensionistica:

– Interamente in rendita, mediante l´erogazione della pensione complementare

– Parte in capitale (fino ad un massimo del 50% della posizione maturata) e parte in rendita.

Nel caso in cui, convertendo in rendita almeno il 70% della posizione individuale maturata, l´importo della pensione complementare sia inferiore alla metà dell´assegno sociale INPS (per il 2013 pari a Euro 442,30 €, pari a 5.749,90 € annui,  l´iscritto può scegliere di ricevere l´intera prestazione in capitale. Esempio se un dipendente ha accumulato una posizione individuale  supponiamo di 100.000 €, decide di riscuotere il 50% in capitale, pari a 50.000€, sui 50.000 euro restanti si calcola la rendita, se essa è inferiore a 221.15 euro, metà dell’assegno sociale, allora si prendono tutti i centomila euro.

Per i pubblici dipendenti se la rendita ricavabile dal montante maturato è inferiore all’assegno sociale allora si può chiedere tutta la prestazione  in capitale.

Ai fini della determinazione dell´anzianità di iscrizione necessaria per ottenere le prestazioni, sono considerati utili tutti i periodi di partecipazione alle forme pensionistiche complementari maturati dall´aderente senza che lo stesso abbia esercitato il riscatto.

Le rendite sono molteplici, le tipologie più ordinarie sono:

1. Vitalizia immediata  

Tale rendita è adatta per chi desidera avere l’importo più elevato a partire dalla somma trasformata in rendita, senza alcun tipo di protezione per i superstiti.

2. Reversibile

All’atto della scelta della rendita si deve indicare il beneficiario designato che può essere una persona qualsiasi, non necessariamente un erede, ma che non può essere cambiato dopo l’avvio dell’erogazione della prestazione.

3. Certa per X anni

Rendita vitalizia immediata certa per 5 o 10 anni rivalutabile. Tale rendita è adatta per chi desidera proteggere i superstiti per un periodo determinato periodo  di tempo. Il beneficiario designato può essere modificato anche dopo l’inizio dell’erogazione della prestazione.

4. Controassicurata

Tale rendita è adatta per chi desidera proteggere, in modo tale da garantire che possano ricevere la parte residua di capitale che non è stato ricevuto sotto forma di rendita. Il beneficiario designato può essere modificato anche dopo l’inizio dell’erogazione della prestazione.

5. Vitalizia LTC

Rendita vitalizia immediata con maggiorazione in caso di perdita di autosufficienza.

Le tipologie delle rendite possibili sono previste nel regolamento/statuto delle forme di previdenza complementare e sottoposte alla scelta all’atto del pensionamento.

Il  calcolo della  rendita si ottiene moltiplicando il Montante finale x Coefficiente di conversione.

Il Coefficiente di conversione dipende da:

• Basi demografiche, tavole  che le Assicurazioni utilizzano per definire il valore delle rendite da erogare. Si basano sulle speranze di vita in relazione al sesso ed all’età al momento della richiesta della rendita.

• Tasso Tecnico: Nelle assicurazioni vita è il rendimento minimo che viene riconosciuto dalla compagnia in via anticipata sulla rata di rendita (accrescendone l’importo). • Caricamenti : Sono una parte significativa dei costi gestionali delle imprese assicurative. A parità di altre condizioni, i fattori che influenzano la rendita vitalizia sono : Diversità di genere – uomo / donna (un uomo prenderà una rendita maggiore  di  una donna) Maggiore o minore età anagrafica (a maggiore età corrisponde una rendita maggiore) Caricamento (maggiori costi gestionali riducono il valore della rendita) Tavola demografica (a maggiori aspettative di vita corrisponde una rendita inferiore). La scelta del tipo di rendita deve essere fatta all’atto della richiesta della pensione complementare.

Le rendite sono erogate da compagnie di assicurazioni a cui viene versato il montante, ma anche i fondi pensione possono erogare direttamente le rendite in base alla previsione del Dlvo legislativo 252/05.

 L’attuale tendenza è quella della scelta di riscuotere tutto in capitale e non lascia spazio per la rendita.

Per renderla più vincolante molti addetti ai lavori pensano che si dovrebbe  ridurre la percentuale massima di scelta in capitale, portandola dall’attuale 50% al 20-30%.  Una proposta realistica perché puntare ad ulteriori incentivi fiscali, significa non fare niente.

Non pare opportuno  rivedere il sistema delle anticipazioni con una definizione più stringente dei motivi che fanno scattare il diritto a quella del 30% che ora è assolutamente discrezionale. Non sembra opportuno perché, a parer mio, guardando ruolo sociale che l’anticipazione ha di fatto svolto in piena crisi, dove i lavoratori, non avendo altri supporti  economici, si sono salvati utilizzando lo strumento delle anticipazioni.

Camillo Linguella

 

 

 

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