I conti dell’Inps ed una fusione che non si doveva fare

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l’ex direzione generale dell’ex Inpdap

l’ex direzione generale dell’ex Inpdap

L’ennesimo allarme, poi corretto, del presidente dell’Inps Mastrapasqua evidenzia i guasti di una scelta sbagliata e precipitosa che mette a rischio il funzionamento dell’Ente e le pensioni. Ieri c’è stata la rituale audizione del presidente dell’Inps e del neopresidente del Civ  Pietro Iocca. Mentre del secondo, incentrata quasi tutta sugli effetti della soppressione dell’Inpdap ed Enpals e la mancanza di risorse,  non è dato sapere  e la stampa non ha dato nessun rilievo.

Giovedì 14 novembre 2013 c’è stata la prevista audizione del presidente dell’Inps presso la Commissione Bicamerale di Vigilanza sugli Enti di previdenza.  Il giorno prima c’era stata l’audizione del nuovo presidente del Comitato di Indirizzo e Vigilanza dello stesso istituto. Nel suo intervento Mastrapasqua ha in sostanza ha ribadito un concetto già espresso in precedenza. “ auspicando che fosse approfondita e valutata nelle sedi competenti l’opportunità di eventuali interventi normativi, tesi a garantire l’efficiente ed efficace implementazione della più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico», ricordando come all’origine del deficit ex Inpdap vi sia stata la soppressione, con la Finanziaria 2008, della norma in vigore dal 1996 che prevedeva l’apporto dello Stato a favore della gestione ex Inpdap, per garantire il pagamento dei trattamenti pensionistici statali. A fronte di questo, infatti, l’Inpdap ha fatto ricorso all’avanzo di amministrazione per la coperture del relativo deficit finanziario e soprattutto, alle anticipazioni di bilancio.  “Ho scritto sia al ministro Saccomanni che al ministro Giovannini, come fatto con l’esecutivo precedente, – ha spiegato nel corso dell’audizione alla commissione bicamerale di controllo – invitandolo a fare una riflessione su questo punto essendo il bilancio Inps ormai un bilancio unico ed essendo il disavanzo patrimoniale ed economico una cosa che, vista dall’esterno, nel mondo della previdenza, può dare segnali di non totale tranquillità”.

 Naturalmente queste dichiarazioni, non nuove in verità,  hanno scatenato un putiferio di polemiche.Saccomanni ha subito precisato che non  c’è “nessun motivo di allarme” sulle risorse dell’Inps

Mastrapasqua ha dovuto precisare il suo pensiero e con un comunicato stampa diffuso nella serata dello stesso giorno. Egli ha  ribadito che i conti dell’Istituto sono in piena sicurezza  smenendo ogni allarmismo diffuso dopo l’audizione alla Commissione bicamerale. “C’è piena e totale sostenibilità dei conti della previdenza e dell’Inps. Nessun allarme e nessun allarmismo. Oggi mi sono limitato a ribadire quanto ho affermato lo scorso mese di luglio nell’annuale relazione al Parlamento e che cioè il disavanzo ereditato dall’ex Inpdap, non deve trasformarsi in un sintomo di incertezza sulla tenuta della previdenza italiana. E’ solo un problema contabile, che non mina la certezza dei flussi finanziari. Nessun rischio né per oggi né per domani. Le pensioni sono e saranno regolarmente pagate” ha precisato.

Come è stato ricordato nell’incorporazione dell’ente previdenziale dei lavoratori pubblici “il piu’ grande evasore contributivo e’ lo Stato, perchè non ha pagato i contributi per i propri dipendenti per un valore di quasi 8 miliardi di euro”.  Che non ci sia pericolo del pagamento delle pensione dei pubblici dipendenti è ovvio, perchè     ogni anno, e ciò anche prima della fusione, le leggi di bilancio dispongono i trasferimenti necessari da parte dello Stato.

Il nocciolo della questione sta proprio qui e secondo me i vertici dell’Inps lo hanno colto bene. Il vero scopo della soppressione dell’Inpdap, a parte quello nobile e indispensabile di assicurare servizi più efficienti ai cittadini, c’è quello di accollare ai lavoratori tutti  il disavanzo dell’ex istituto di previdenza per i dipendenti pubblici.

Contro questa ipotesi si è ribellato prima il Civ guidato da Abbadessa e poi il presidente dell’Inps. Ma il problema di fondo non è stato ancora chiarito, né è stata adottato nessun provvedimento di riforma dell’Inps stesso  dopo l’operazione MontiFornero, sia dal punto di vista organizzativo e di governance, sia dal punto di vista finanziario.

Invece nella sua audizione il presidente del Civ si è inoltre soffermato sullo stato sullo stato di avanzamento dei processi di integrazione del personale e delle sedi sperimentali registrando segnali positivi. In realtà anche in questo caso ci sono delle difficoltà  di integrazione del personale che ancora fino a questo momento non agiscono paritariamente. Gli uni, i dipendenti dell’Inps si sentono i rappresentanti di un ente super efficiente che ha dovuto “prendere personale non all’altezza”, dall’altra parte i dipendenti dell’ex Inpdap si ritengono in possesso di una professionalità specialistica difficilmente acquisibile. Comunque elementi di sperequazione  a danno dei soppressi si registrano molto di sovente e nell’assegnazione degli incarichi si privilegia il personale dell’ente più grande.Probabilmente nel decidere la soppressione si sarebbe dovuto agire con meno improvvisazione.

Altra novità detta da Iocca è la decisione unanime, per il contenimento della spesa, da parte del Civ, di non servirsi più di consulenze esterne e di servirsi solo di strumenti telematici per la documentazione, perché la stampa degli stessi ha un costo. Può sembrare un’inezia, come ha precisato Iocca, invece non è una cosa di poco conto.

Camillo Linguella  

 

 

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