Iscrivere moglie e figli al Fondo Pensione

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La partecipazione alla previdenza complementare dei soggetti fiscalmente a carico

 

Per avere una posizione pensionistica non occorre necessariamente lavorare. La legge sulla previdenza complementare, per venire incontro alle future esigenze familiari, consente ad un lavoratore che è iscritto ad un Fondo pensione o ad un’altra forma di previdenza integrativa, di iscrivere anche la moglie ed i figli pagando i relativi contributi e usufruendo degli sgravi fiscali. Questa possibilità è stata creata in considerazione del fallimento del fondo pensione per le casalinghe e  dal fatto che i figli entrano nel mondo del lavoro molto tardi.

Requisito essenziale è quello di essere fiscalmente  a carico del lavoratore. Per essere fiscalmente a carico occorre avere un reddito che non superi i  2.840,51 euro annui.

Su questa fattispecie le questioni sono tante. Le più rilevanti:

 continuare a usufruire di versamenti effettuati dall’aderente principale quando questo  cessa di partecipare al Fondo;

 – proseguire volontariamente la contribuzione al Fondo in caso di perdita della condizione di fiscalmente a carico e di eventuale nuova occupazione presso un datore di lavoro non associato al Fondo;

richiedere l’anticipazione e il trasferimento della posizione individuale;

richiedere il riscatto ex art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 252 del 2005; – richiedere l’anticipazione e il trasferimento della posizione individuale;

richiedere il riscatto ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252 del 2005, qualora l’aderente principale sia uscito dal Fondo o in caso di perdita della condizione di fiscalmente a carico;

– partecipare alle elezioni  degli organi di amministrazione e controllo delle forme pensionistiche collettive.

Con una nota del corrente mese di  novembre 2013, la Covip ha fornito le opportune precisazioni.

Con riferimento alla prima questione, si fa presente che la correlazione tra adesione del lavoratore e adesione del suo familiare a carico, sussiste nella fase iniziale e non comporta necessariamente la perdita dell’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico se  successivamente venga meno quella dell’iscritto principale.

L’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico, una volta attivata, assume una propria e distinta autonomia. Inoltre, al fine di favorire la gestione stabile e continuativa della posizione del soggetto fiscalmente a carico, è  consentito il mantenimento della posizione individuale dello stesso anche in assenza di contribuzione, ancorché il lavoratore di riferimento cessi di partecipare al fondo.

In tal caso è da considerarsi anche possibile che l’iscritto principale, uscito dal fondo, continui a finanziare la posizione individuale del soggetto fiscalmente a carico, poiché questa possibilità non è proibita dalla legge.

Riguardo alla seconda questione, inerente alla possibilità di proseguire volontariamente la contribuzione al Fondo in caso di perdita della condizione di soggetto fiscalmente a carico e di eventuale nuova occupazione presso un datore di lavoro non associato al Fondo, ci possono essere diverse opzioni: in primo luogo la facoltà di mantenimento della posizione presso il Fondo, con o senza proseguimento della contribuzione individuale; secondariamente la facoltà di trasferire la posizione alla forma pensionistica a carattere collettivo di riferimento per la nuova attività di lavoro, o in alternativa, se sono decorsi almeno due anni di partecipazione, a una forma pensionistica ad adesione individuale.

Con riferimento alla terza questione, si ritiene che gli iscritti fiscalmente a carico, in presenza dei requisiti di volta in volta previsti, possano chiedere anticipazioni o esercitare la facoltà di trasferimento della posizione. In caso di minorenni ci devono essere delle cautele, come l’autorizzazione del giudice tutelare nel caso di liquidazione. In proposito, si reputa che tra gli atti di riscossione di capitali ben può inquadrarsi l’esercizio del diritto all’anticipazione, con la quale si smobilizza parte della posizione previdenziale. Ciò vale sia riguardo all’anticipazione per “ulteriori esigenze”, che non necessita di alcuna motivazione, sia rispetto alle causali specificamente individuate (spese sanitarie e acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione). Viceversa la predetta autorizzazione del giudice tutelare non si considera necessaria con riguardo al trasferimento della posizione individuale.

Per quanto attiene alla possibilità di esercitare il riscatto della posizione in base alle causali previste dall’art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 252/2005, si osserva che le stesse attengono in prevalenza a situazioni di difficoltà lavorativa dell’aderente (inoccupazione, cassa integrazione, mobilità). Il legislatore nel disciplinare le predette causali ha perciò inteso fare riferimento alla figura tipo dell’aderente lavoratore, status questo che può anche ricorrere per i soggetti fiscalmente a carico. Non può infatti escludersi che il soggetto fiscalmente a carico possa venire a trovarsi in una delle situazioni previste dall’art. 14, comma 2, lettere b) e c), fermo restando, ovviamente, che per la soddisfazione delle relative richieste occorrerà verificare il ricorrere dei presupposti di volta in volta previsti.

Quanto alla possibilità per i soggetti fiscalmente a carico di chiedere il riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione ex art. 14, comma 5, del d.lgs. n. 252 del 2005 a seguito dell’uscita dal fondo dell’aderente principale, la stessa non appare, invece, ammissibile, tenuto anche conto che, secondo le indicazioni fornite nel parere COVIP dell’aprile del 2009, come già detto,  l’iscrizione del soggetto fiscalmente a carico, una volta attivata, assume una propria e distinta autonomia. In merito alla facoltà degli aderenti fiscalmente a carico di esercitare il riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione a seguito del venir meno della condizione di fiscalmente a carico, si osserva quanto segue. Nelle Direttive Generali del 28 giugno 2006, la Commissione di Vigilanza ha ritenuto ammissibile che gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari contengano previsioni relative alla possibilità di riscatto della posizione in linea con le causali di perdita dei requisiti di partecipazione sino a quel momento ammesse negli statuti e regolamenti medesimi, anche sulla base delle previsioni della contrattazione collettiva. Poiché le ipotesi di perdita dei requisiti ammesse nel previgente ordinamento erano correlate alle situazioni di cessazione del rapporto di lavoro, si ritiene di dover escludere che gli aderenti della specie possano esercitare detta tipologia di riscatto a seguito del venir meno della condizione di soggetto fiscalmente a carico.

Riguardo all’ultima questione, relativa alla possibilità che i familiari fiscalmente a carico partecipino all’elezione degli organi collegiali dei fondi pensione negoziali e preesistenti, si reputa che sia rimessa all’autonomia statutaria dei fondi pensione consentire o meno il diritto di voto, purché abbiano raggiunto la maggiore età.

Camillo Linguella

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