Al rilento le adesioni ai fondi dei pubblici dipendenti

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Pubblicato il quarto rapporto  Aran sulla previdenza complementare del pubblico impiego.
Il Rapporto illustra le attività svolte dall’Osservatorio bilaterale Aran e Confederazioni sindacali nel corso degli ultimi due anni . Una difficoltà concreta nella raccolta delle adesioni per i Fondi Perseo e Sirio, mentre Espero si rafforza.

E’ stato pubblicato  il 27 novembre 2013 il “Quarto rapporto sulla previdenza complementare nel settore pubblico contrattualizzato”,cioè dei dipendenti pubblici il cui rapporto di lavoro è regolato dai contratti collettivi, con esclusione per es. dei Magistrati, il cui rapporto invece  è regolato dalla legge.
Il Rapporto illustra le attività svolte dall’Osservatorio bilaterale Aran- Confederazioni sindacali nel corso degli ultimi due anni e propone una sintesi delle elaborazioni  dei gruppi di lavoro  segnalando in particolare le analisi sulla parificazione tra lavoratori pubblici e privati, i dati di attività dei fondi operanti nell’ambito del settore pubblico contrattualizzato (Espero, Perseo e Sirio), le novità di carattere normativo sul TFS-TFR dei pubblici dipendenti e tutte le iniziative e le attività messe in campo per promuovere la previdenza complementare in quest’ambito.

La stagnante economia reale, gli alti tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, le difficoltà a contenere i disavanzi pubblici di alcune Nazioni europee, rappresentano elementi che pesano sulla diffusione della previdenza complementare e limitano le risorse a sua disposizione. Pur tuttavia, i dati pubblicati nel “Pension Markets” dall’OCSE, a settembre 2012, mostrano segnali positivi con il raggiungimento del massimo storico in termini di risorse accumulate, circa 15.000 miliardi di euro, recuperando il forte calo del 2008.
Le indagini effettuate hanno centrato l’attenzione su tre aspetti particolarmente rilevanti:
il grado di conoscenza del sistema previdenziale nel suo complesso;
• le fonti cui gli intervistati annettono maggiore credibilità e fiducia,
• la conoscenza della previdenza complementare.
Mediamente la conoscenza della previdenza obbligatoria è resa difficile dai numerosi recenti mutamenti, le fonti di acquisizione delle informazioni sono i patronati ed i sindacati, la previdenza complementare è una sconosciuta e quelli che la conoscono non si fidano.

La previdenza complementare ha lungamente lasciato “scoperto” la quasi totalità dei pubblici dipendenti e questo ritardo pesa negativamente. Per la costituzione e la messa in opera dei relativi fondi si è sprecato un decennio, durante il quale lo scenario ottimistico di crescita senza fine di cui hanno beneficiato i fondi privati, è tragicamente mutato.
Tuttavia come si dice, meglio tardi che mai e così, dopo il fondo Espero, con la costituzione dei fondi pensione Perseo e Sirio, si è completata  l’offerta previdenziale complementare destinata al personale pubblico contrattualizzato. Espero, Perseo e Sirio rappresentano la quasi totalità dei dipendenti in regime di diritto privato.

In effetti, anche se tre fondi pubblici sembrano molti, ciascuna categoria avrebbe voluto un proprio Fondo, ma in conformità all’art. 9, c. 2, dell’Accordo quadro del 29 luglio 1999 che espressamente recita: “al fine di limitare l’incidenza dei costi di gestione, le parti concordano sulla necessità di dare vita a un numero ristretto di Fondi”.
Così, i Fondi istituiti tenendo in qualche modo conto delle affinità categoriali hanno contemperato le esigenze di concentrazione, utile per avere un soggetto competitivo sul mercato finanziario e ridurre i costi con le economie di scala.
Ora benchè operativi i nuovi fondi non raccolgono le sperate adesioni.

Dall’analisi effettuate, si desumono diversi elementi importanti per una nuova politica di incentivazione della previdenza complementare.
La prima cosa è l’equiparazione delle regole fiscali. Equiparazione osteggiata nei fatti perché comporterebbe minori entrate tributarie, a prescindere dal fatto che in caso di massiccia adesione l’esborso a carico dello Stato sarebbe consistente a causa dell’1% posto a suo carico per ogni dipendente iscritto. Pertanto esso non promuove più di tanto. Una specifica pubblicità progresso, da molti auspicata, con vari pretesti, finora non è  stata attuata.
E’ vero che la parificazione della disciplina fiscale tra i lavoratori pubblici e privati genera tendenzialmente un minor gettito, ma esso è meno onerosa per lo Stato, nel caso di erogazione della rendita. Cosicché, se alla totalità degli iscritti venisse  erogata la rendita, il minor gettito stimato si ridurrebbe di circa un quinto.
Una politica di educazione previdenziale che porti a favorire l’erogazione della rendita come sbocco naturale, è  utile alla finanza pubblica oltre che agli interessati
Infine, forse l’elemento più importante desunto dalle stime, è la proporzionalità degli effetti sul gettito ai tassi di adesione. In presenza di regole uguali tra lavoratori privati e pubblici, più cresce il numero di iscritti ai fondi pubblici tanto più tenderà a ridursi il gettito fiscale derivante dalla previdenza complementare.
Dai dati elaborati nella relazione, è possibile determinare che al 2033, dopo venti anni di applicazione della auspicata norma di armonizzazione, il minor gettito cumulato sarebbe pari a 51,3 milioni di euro per ogni punto percentuale di adesione ai fondi. Ciò significa semplicemente che se oggi, armonizzata la normativa, aderisse l’1% dei dipendenti pubblici alla previdenza complementare, lo Stato vedrebbe ridurre le proprie entrate tributarie per una entità così esigua da non raggiungere i 2,6 milioni di euro annui di minor gettito.
Quest’importo rapportato al complesso delle entrate tributarie, circa 404 miliardi di euro nell’anno 2012, anche qualora si auspicasse una adesione pari al 10% del pubblico impiego, livello attualmente raggiunto dopo otto anni di attività dal fondo Espero, la perdita in termini di entrate fiscali sarebbe pari allo 0,06 per mille  annue.
Ci sarebbe una ridottissima incidenza dell’aspetto fiscale per cui è incomprensibile che non si faccia subito l’equiparazione  per incentivare i fondi pubblici.

Un siffatto provvedimento, unito alla ripresa di una massiccia e sistematica campagna informativa pubblica, è il volano di rilancio delle adesioni, mai così indispensabili, se si tiene conto dei continui mutamenti delle pensioni in regime obbligatorio, mutamenti sempre peggiorativi come ben dimostra la legge di stabilità sugli adeguamenti pensionistici e sulla buonuscita che viene spezzettata in tranches sempre più basse.

Ieri era di 90.000 euro esigibile dopo 6 mesi, oggi diventerà 50.000 euro esigibile dopo 12 mesi, domani potrebbe essere di 25.000 euro riscuotibile dopo 24 mesi. Questo per i limiti di età perché per la pensione anticipata già stiamo a 24 mesi per avere l’assegno.

Inoltre il recente allarme della Corte dei Conti sul Bilancio dell’Inps 2012 derivante proprio dalle pensioni pubbliche per effetto della soppressione dell’Inpdap rende ancora più sicura la destinazione alla previdenza complementare per i soggetti che vi aderiscono. Ma i dipendenti pubblici non ne sembrano ancora consapevoli.
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
doctort
Scritto il 5 dicembre 2013 at 08:54

recentemente nella mia azienda ci sono state delle riunioni per l’adesione al fondo Perseo ma da quello che è stato ventilato difficilmente si raggiungerà il numero minimo di adesioni per far partire il fondo. Il problema maggiore è la destinazione “Virtuale” della quota del TFR al fondo, se questi soldi affluissero ad un fondo privato ci sarebbero molte più adesioni ma in questo modo l’erogazione di future prestazioni pensionistiche rimane sempre soggetto al cambiamento delle regole che si potrebbero verificare in futuro e i dipendenti pubblici non si fidano.

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