L’educazione finanziaria

Scritto il alle 09:04 da [email protected]

In Italia c’è una diffusa ignoranza in materia previdenziale e finanziaria. Colmare questi vuoti consente scelte consapevoli sulla previdenza e sul risparmio previdenziale. Sull’educazione previdenziale si muovono passi concreti, ma poche iniziative su quella finanziaria.

Una buona cultura previdenziale aiuta a pianificare la propria vecchiaia anche se non è facile. Le continue riforme che spesso cambiano radicalmente quelle precedenti, magari di pochi mesi prima, gli inutili allarmismi, non facilitano l’acquisizione della materia, sia pure nei suoi principi base, ma creano solo confusione e sfiducia.
Non ultima quella sul disavanzo dell’Inps derivante dall’incorporazione dell’Inpdap. Disavanzo che alternativamente una volta mette a rischio il pagamento delle future pensioni, ed il giorno dopo si afferma che “i conti sono al sicuro”. Ciò è ancora più disarmante perché questi giudizi così contrastanti, provengono dagli stessi soggetti.
La realtà è che in futuro vi sarà una pensione pubblica sempre più bassa. Diventa così una scelta quasi obbligata aderire alla previdenza complementare se si vuol vivere una vecchiaia senza eccessive restrizioni. La  percezione che se ne ha  è che invece forse nel futuro le pensioni non ci saranno proprio. Una subordinata di questo stato d’animo è che le pensioni in essere  possono essere confiscate in qualsiasi momento. L’ossessione di por mano alle pensioni comunque  tende a non tener più in conto il principio dei diritti acquisiti, e con la giustificazione che “hanno preso più di quanto spettante” si bloccano o si tagliano  ex post come se queste derivassero da un regalo e non da precise leggi e dal versamento dei relativi contributi.
Simili atteggiamenti si riverberano sulla previdenza complementare che ha una sorte non meno contrastata. Le adesioni al fondi chiusi decrescono dello 0.7%, mentre i Pip continuano a crescere.

Il divario  dell’andamento non può essere imputato solo  alla bravura dei collocatori di polizze o dall’apporto o meno del Tfr, ma dal fatto che i Pip sono delle polizze assicurative, gestite sa soggetti privati come banche e assicurazioni e quindi, si pensa, non “espropriabili”.
Tutte questi elementi si attorcigliano nelle menti dei lavoratori che alla fine non sanno più cosa fare.
Allora ben vengano gli sforzi di educazione previdenziale che deve cominciare nei banchi di scuola superiore. Ma da sola non basta a fugare tutte le nebbie. Occorre accompagnare l’educazione previdenziale con quella finanziaria.
Vediamo perché.
La difficile fase del welfare state italiano comporta la necessità di ridefinire gli apporti solidaristici della  collettività integrandoli con quelli del singolo. Da un lato vi sono considerazioni di ordine economico, che riducono progressivamente lo spazio di intervento degli Stati a supporto dei bisogni reali dei cittadini. Dall’altro, i sistemi di welfare sono nati con dinamiche sociali, demografiche e lavorative molto differenti da quelle attuali che rendono  necessari nuove forme di intervento. Questa consapevolezza in molti già esiste e infatti, per affrontare e discutere questo duplice aspetto, lo scorso 4 dicembre 2013, a Milano, organizzato dal Comune di Milano, in collaborazione con Uni e Progetica, si è svolta  la IV Edizione del Forum Internazionale della consulenza ed educazione finanziaria.

Quando si spiega la previdenza complementare, si spiega altresì che il suo finanziamento passa attraverso l’utilizzo del Tfr.
Il passaggio successivo consiste nello spiegare che esso non viene messo sotto la mattonella e restituito quando si va in pensione, bensì investito nei mercati finanziari per ottenere dei rendimenti che possano accrescere la futura pensione complementare. Il perché è ovvio. Invece di accontentarsi della rivalutazione legale dell’1,5% + lo 0,75%  dell’inflazione si vogliono realizzare maggiori rendimenti
Qui scatta la paura dell’inconscio, si affollano alla mente tutto quello che i media dicono sui mercati finanziari, le bolle speculative, i miliardi di euro bruciati se gli indici sono negativi, lo spread, le perdite per investimenti in derivati e altre amenità.
Paura alimentata dal fatto che la conoscenza specifica del funzionamento dei mercati finanziari  in genere è pressocchè nulla. Gli italiani si sono affacciati sui mercati finanziari dapprima acquistando i Buoni ordinari del Tesoro, il famoso  Bot people, che investiva in bot quando l’inflazione era a due cifre, poi ci sono stati gli acquirenti delle azioni delle aziende di Stato quando queste sono state privatizzate.
Cambiato lo scenario, la reazione istintiva ed automatica è il verificarsi del fenomeno della closed mind, del rifiuto a ragionare. Ci si tiene stretti il Tfr e non si vuole sentire parlare di niente.
Invece non è così. Il risparmio previdenziale è guardato a vista, non è speculativo e finora ha dato dei rendimenti sempre più favorevoli rispetto a quelli del Tfr
Occorre quindi impostare una campagna di educazione finanziaria che parta da zero, illustri i funzionamenti dei mercati, la domanda, l’offerta, cosa sono le azioni, cosa sono le obbligazioni, cos’è il benchmark, il portafoglio,  ecc.

Questi programmi di educazione finanziaria  sono coerenti con le necessità di conoscenza  assicurativa, investimento, pensione. I lavoratori devono acquisire quelle competenze di gestione del budget familiare e di pianificazione economica e finanziaria, per poter definire i propri progetti economici di vita.

Numerose indagini condotte a livello internazionale hanno evidenziato che i lavoratori  possiedono generalmente un livello ridotto di comprensione delle questioni finanziarie e dei fondamenti dell’economia.
Il problema fu  sollevato anche nelle conclusioni del Consiglio ECOFIN dell’8 maggio 2007, nelle quali il Consiglio invitò gli Stati membri “a intensificare significativamente, anche con iniziative specifiche del settore finanziario, gli sforzi volti alla sensibilizzazione delle famiglie sulla necessità di ricevere informazione ed istruzione, in modo da accrescere la loro preparazione ”.
Molti  spesso sovrastimano la propria comprensione dei processi finanziari.
 Si tratta in primis di sensibilizzare maggiormente quei soggetti che in materia di questioni finanziarie “non sanno di non sapere”.
Una società attiva da anni nel settore, Certificati e Derivati che ha sempre svolto attività di formazione su prodotti come i certificati ed i derivati appunto, a platee elitarie, da qualche anno sta svolgendo una intensa e proficua attività di educazione finanziaria su vari livelli, dall’alfabetizzazione , ai prodotti finanziari più sofisticati, spiegando i meccanismi di funzionamento dei mercati, a cominciare da quello regolamentato.
L’educazione finanziaria comporta benefici per i singoli.  Può aiutare gli adulti a pianificare eventi
importanti, quali acquistare una casa o mettere al mondo figli, può indurre a mettere
da parte fondi per affrontare situazioni impreviste, a investire in modo assennato e a
risparmiare in vista della pensione, oltre a evitare di essere vittime di frodi quando effettuano pagamenti. Una conoscenza delle tematiche finanziarie consente alle persone di scegliere meglio i servizi adeguati alle loro necessità e le rende più propense a tenere conto delle segnalazioni di rischi da parte delle autorità. Al tempo non acquisteranno prodotti dei quali non hanno bisogno o di cui non capiscono il funzionamento o, ancora, a assumere rischi enormi.
Camillo Linguella

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