Buon Natale a tutti i pensionati

Scritto il alle 08:40 da [email protected]


Natale, una pausa di riflessione buonista è d’uopo, dopo un anno che non è stato buono per niente. La previdenza complementare ha messo sotto il camino una calza gigante, ma non  troverà niente, neppure cenere e carbone

 

Quand’è Natale il buonismo, vero, sentito o ipocrita che sia dilaga ovunque. E sono anche convinto che perfino i più scettici, avranno un attimo di autentica bontà.
Noi vogliano cogliere l’occasione per inviare gli auguri a Dini, il padre della  mitica riforma delle pensioni ed anche ad Amato, il pluripensionato d’oro  che lo anticipò disponendo i primi tagli immediati alle pensioni e ipotizzando la previdenza complementare per il futuro. La prima legge in materia, il decreto legislativo 124/93 è di quegli anni. Un augurio anche a  Damiano che anticipò la partenza al 2007 e a Maroni che fece il decreto legislativo 252/05 e poi a tutti gli altri fino all’altrettanto mitica Elsa Fornero, la ministra piangente.

La riforma delle pensioni da lei fatta ha strenui sostenitori e altrettanto strenui denigratori. I sostenitori sono in genere coloro che nonostante la riforma Fornero hanno o avranno una pensione sui 10.000 euro al mese, i denigratori invece quelli che stanno al di sotto dei mille o dovranno lavorare fino a 70 anni per ottenerla.
Non vi illustro il pensiero degli esodati pur confidando che a Natale mettano da parte quelli più accesi. Naturalmente auguri anche al Presidente dell’Inps Mastrapasqua che ha superato indenne tutto il 2013 e arriverà alla scadenza naturale a fine 2014, mantenendo tutti i suoi numerosi incarichi. Il deus ex machina dell’Inps si è distinto in particolar modo per le diverse versioni sul numero degli esodati e sul disavanzo dell’Istituto a seguito dell’incorporazione dell’Inpdap, disavanzo che qualche volta mette in pericolo i conti previdenziali e qualche volta no, a seconda.
Un auguri sentito naturalmente va al ministro Giovannini che sulla previdenza complementare non ha fatto assolutamente niente, (ammesso che negli altri campi di sua competenza abbia fatto qualcosa),  neppure un aiutino ai Fondi di previdenza pubblici Sirio e Perseo, in grosse difficoltà nel raccogliere le adesioni. Né una campagna pubblicitaria per fugare la diffidenza imperante sovrana del pubblico impiego, nèl’equiparazione delle regole fiscali fra dipendenti pubblici e quelli privati.
Ma una cosa ha fatto, quello di aver definitivamente annullato la “busta arancione” quello strumento che avrebbe consentito ad ognuno di noi di sapere quando  sarebbe andato in pensione e quanto avrebbe percepito, in modo da potersi fare quattro calcoli e decidere se aderire alla previdenza complementare.
La motivazione addotta sta proprio in questa capacità calcolatoria. Poiché l’Ocse ha sentenziato che siamo ignoranti in matematica, il ministro del lavoro ha dedotto che tutti i lavoratori non hanno dimestichezza con i numeri e la busta arancione, invece di chiarire, avrebbe ulteriormente confuso le idee.

Ora ci aspettiamo che a fianco alle campagne di educazioni previdenziale e quella finanziaria, nella fabbriche si facciano riunioni di educazione matematica, in modo da ripassare le tabelline e la prova del nove.

Contemporaneamente l’Inps nel corrente mese di dicembre darà inizio all’operazione di coinvolgimento degli Iscritti alle Gestioni pensionistiche dei dipendenti pubblici nella verifica del proprio estratto conto previdenziale.
Essa riguarda circa 15.000 dipendenti pubblici (dipendenti degli Enti locali e delle Amministrazioni statali), individuati secondo specifici criteri,  i quali riceveranno una busta non si sa di che colore, in modo da poter  prendere visione della propria posizione assicurativa; vedere se i contributi ci stanno tutti oppure procedere alla correzione. L’operazione coinvolge anche i datori di lavoro.

Ma a parte queste incongruenze,  in questi giorni l’Istat, l’istituto da cui proviene il ministro Giovannini, ha lanciato un altro allarme. Secondo l’Istituto di Statistica sono oltre mezzo milione, per l’esattezza 541 mila, i cittadini tra i 50 e 69 anni che dichiarano di non aver ancora versato nessun contributo previdenziale, con il rischio di non poter più maturare nessuna pensione.  l dato è contenuto nel report “Conclusione dell’attività lavorativa e transizione verso la pensione”, riferito a dati del 2012. Le incidenze più elevate si registrano per le donne (9,6% rispetto al 6,7% degli uomini) e nelle regioni meridionali: al Nord la quota è del 7,0%, al Centro del 7,3% e al Mezzogiorno del 9,8%, ripartizione in cui l’incidenza per le donne si attesta quasi al 12 per cento.

Nella fascia d’età 50-69 anni sono 411mila gli occupati che stanno prolungando volontariamente l’attività lavorativa dopo aver ricevuto la pensione da lavoro.

Una  delle cause  sta nella bassa pensione liquidata e l’assenza della pensione complementare che avrebbe contribuito ad integrare l’assegno di quiescenza .
Dopo di ciò auguri di Buon Natale e buone feste a tutti!

Camillo Linguella

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