Programmare il proprio futuro pensionistico

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All’inizio di un nuovo anno si fanno progetti e propositi che si conta di realizzare nel corso del medesimo. Scientemente o inconsciamente lo facciamo ogni anno e fortunatamente, alla fine di questo, pochi si prendono la briga di verificare di quanto volevamo fare si è realizzato e se lo facciamo la colpa dell’irrealizzato  la imputiamo quasi sempre agli altri, alla cattiva sorte o semplicemente alla “congiuntura sfavorevole “.
E’ pur vero che con i tempi che corrono è difficile progettare qualcosa. Se un giovane non ha lavoro , cosa progetta? Non può mettere su famiglia, comprare casa,  mettere al mondo figli. Gli resta solo da rimanere a casa di mammà  e sperare nel Job Act! L’Italia è il paese che ha il più alto tasso di disoccupazione, specie fra i giovane. Quelli adulti che il lavoro ce l’hanno, rischiano di perderlo ogni giorno con la probabilità di finire nel nuovo limbo del terzo millennio, il limbo degli esodati, senza stipendio e senza pensione.
Tuttavia, anche se la realtà e questa, ci sono  comunque dei segnali di speranza, a cominciare dalla diminuzione dello spread,  arriva sempre il momento della svolta della vita, e dai lavoretti si passa a qualcosa di più saldo ed impegnativo. Quello è il momento per ricominciare a pianificare, progettare, oltre che sognare una vita migliore. Nel campo del lavoro, degli affetti e in ultimo della pensione.
Per molti il pensionamento è una meta lontana , molti sono convinti di poter far poco,  mentre invece si può costruire   la strada che porta  alla  propria pensione.
Scegliendo per esempio la strada della pensione complementare.
In questo campo la confusione è tanta e non è facile districarsi.
Per risolvere il problema previdenziale non basta decidere di aderire alla previdenza complementare. Aderire a un fondo pensione è come acquistare una macchina, si deve comprendere le caratteristiche tecniche dei vari modelli capire quale il più adatto alle proprie esigenze e possibilità.
Il punto di partenza della pianificazione previdenziale è l’identificazione del proprio bisogno pensionistico, perché  i bisogni non sempre sono palesi, nè sono correttamente percepiti. Esempio classico è il lavoratore giovane che fa fatica a comprenderlo perché impegnato a soddisfare bisogni più prossimi, carriera, casa ecc…
Molti si basano ancora sulle pensioni erogate oggi, che però non saranno quelle di domani. Insomma trovato il posto di lavoro bisogna pensare subito alla pensione perché per avere una vecchiaia serena occorre bisogna pensarvi da giovane.
Il processo di pianificazione inizia cominciando a prevedere quale sarà  l’importo pensionistico  del primo pilastro.
Si tratta di individuare attendibilmente l’ammontare delle prestazioni che costituiranno le nostre entrate future anche se la data di pensionamento sarà sempre più spostata in avanti.
In attesa che l’Inps si decida a spedire la famosa “busta arancione”,  ci sono vari motori di simulazione che consentono quest’operazione. L’utilizzo di questi strumenti consente  innanzitutto di vedere se conviene fare il riscatto della laurea, fare la ricongiunzione dei periodi assicurativi, procedere agli accrediti figurativi dei contributi  e poi di individuare  il tasso di sostituzione, elemento indispensabile per valutare la necessità di una integrazione pensionistica.
Il tasso di sostituzione è il rapporto fra ultimo stipendio e importo della prima rata di pensione
Ogni lavoratore ha una sua storia retributiva e lavorativa per cui le generalizzazioni e il raffronto con una situazione apparentemente analoga con  l’amico o collega possono essere falsi e fuorvianti. Conseguentemente ogni pianificazione deve essere fatta tenendo conto della specifica situazione personale
La stima non è semplice, e richiede l’analisi di tutta la vita lavorativa, passata e futura.
Una volta che abbiamo chiari questi elementi si può impostare la nostra strategia previdenziale. Essa non deve guardare soltanto ai consumi ricorrenti, ma anche all’accumulo di un capitale di sicurezza per  far fronte a eventi imprevisti
I passi successivi consiste scelta degli strumenti, le modalità di risparmio e la sua gestione.
Cosa fare dunque?  Conviene  aderire a una forma di previdenza complementare o tenerci il TFR come capitale di sicurezza, quale livello di rischio possiamo assumerci nello scegliere un comparto, una linea di investimento se ci iscriviamo ad un fondo. Conviene un Fondo chiuso o aperto o una polizza individuale come un Pip?
Nella valutazione non bisogna dimenticare vantaggi fiscali legati alla previdenza complementare rispetto alla scelta di altri strumenti di risparmio.
La fase del risparmio non è semplice né indolore. Si tratta infatti di destinare risorse che disponiamo  oggi a un obiettivo lontano nel tempo e comunque incerto, scegliendo anche quanto risparmiare: più risparmio oggi, più sicurezza domani. Ma il raggiungimento  di questo obiettivo  è certamente molto difficile quando si tratta di lavoratori con basso reddito, come in genere lo sono quelli a contratto determinato.
Una volta fatta la scelta, decisa la quota di risparmio previdenziale, la terza fase del  processo di pianificazione è quella del monitoraggio.
La probabilità che il futuro non sarà come lo abbiamo pensato è molto elevata. Ma  se le stime sono state fatte bene possiamo immaginare le possibili evoluzioni. All’inizio abbiamo davanti tante strade ipotetiche, poi una strada sarà quella certa: il futuro che è diventato passato.
Durante la vita infatti tutto può cambiare, il lavoro,  la carriera, le modalità di calcolo della pensione,  l’ età pensionabile, elementi che possono incidere notevolmente sul futuro assegno pensionistico e quindi sul fabbisogno integrativo.
Anche al pensionamento, raggiunto il diritto alla pensione integrativa, occorre ancora fare delle scelte. Perché mentre la pensione pubblica è di una sola tipologia ed è predeterminata, la previdenza complementare offre varie possibilità di rendita.
Occorre sapere scegliere quella più idonea, facendo gli scongiuri, definire le tutele per i familiari in caso di morte prematura,  predisporre il tipo di rivalutazione, cosa importantissima visto gli attuali blocchi sulla rivalutazione delle pensioni pubbliche. Le tipologie di rendita più diffusa sono la riversibile, certa per un periodo determinato, la contrassi curata. Quella riversibile è la più normale ed il beneficiario può anche essere un non erede, ma una persona indicata dall’aderente, certa per un numero di anni, significa avere una rendita vitalizia  e al decesso, per esempio, far godere agli eredi, per es, un orfano minorenne, fino al raggiungimento della maggiore età, la quota reversibile. La contrassi curata significa garantire agli eredi il capitale residuo esistente.
Camillo Linguella

 

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