I buoni rendimenti aumentano l’appeal per i fondi pensione

Scritto il alle 09:28 da [email protected]

A conferma che non sempre in periodi di crisi economica si accompagnano bassi rendimenti, i fondi pensione negoziali hanno avuto nel 2013 rendimenti di tutto rispetto, + 5,7%.

 I rendimenti dei Fondi pensione chiusi di categoria, secondo dati del Sole 24 ore, nel 2013  sono stati del 5,7%, circa tre volte la rivalutazione del Tfr. Così il lavoratore che ha avuto fiducia nell’aderire ad un fondo chiuso di categoria ha visto rivalutato il proprio risparmio previdenziale di circa il 6%, rispetto ad una rivalutazione dell’1,7% di chi ha deciso di tenersi stretto il  trattamento di fine rapporto.
Il trend positivo dei rendimenti,  è pressocchè ininterrotto da quando la previdenza complementare ha fatto il suo ingresso in grande stile  fra gli strumenti di valorizzazione del risparmio per la vecchiaia, cioè dal 2007, se si esclude l’anno 2008, a causa della crisi economica legata ai subprime che quell’anno raggiunse il suo apice.  Nel passato anche di fronte a rendimenti di segno positivo,  l’appeal dei fondi pensione non è aumentato granchè. Ma ora lo scenario potrebbe modificarsi per una serie di motivi. Il primo è che forse per la prima volta si intravede una qualche inversione di tendenza nella crisi economica, il secondo è la maggiore consapevolezza dei lavoratori dipendenti ed autonomi rispetto al problema della vecchiaia. Con pensioni magre si hanno due prospettive: far affidamento sul welfare familiare o far affidamento sull’assistenza  pubblica. Prospettive non esaltanti per cui si è invogliati a provvedere da soli. Bisogna scardinare la diffidenza mentale di chi di fronte a  dati incontrovertibilmente positivi  e di fronte alla prospettiva di una pensione sempre più risicata, conosce il problema, ma non adotta soluzioni per evitarlo.

Non tutte le strade portano alla previdenza integrativa, ma crollato anche il bene rifugio per eccellenza, il mattone, le strade da imboccare sono ben poche.
Occorre sgombrare il campo che il default di un anno possa compromettere i risparmi di una vita. Innanzitutto  ci auguriamo che non ci siano più crisi economiche nelle dimensioni di quella attuale  e  la presente che ancora aleggia su di noi se ne vada quanto prima.

Ma non vale solo questo auspicio scaramantico, vale la considerazione che i rendimenti pensionistici si misurano su orizzonti temporali molto ampi. La legge prevede, per maturare il diritto alla rendita, almeno 5 anni di iscrizione ad un fondo. Ordinariamente per i piani pensionistici l’orizzonte temporale è superiore ai 10 anni. In questo arco di tempo i rendimenti si consolidano specie se affiancati da una politica di life cycle.
Comunque quelli indicati sopra sono  dei rendimenti medi, perché poi ognuno avendo fatto una propria scelta di linee di investimento avrà poi il suo rendimento individuale. Ricordo che quando si aderisce alla previdenza complementare si sceglie  anche il comparto di investimento.

Può essere quello garantito,  può essere il comparto prudente,  può essere il comparto dinamico, scelti  in base alla propensione dell’iscritto al rischio e all’orizzonte temporale che si ha davanti.

Oltre ai rendimenti finanziari, non bisogna dimenticare le agevolazioni fiscali. Si parla sempre  della necessità della riduzione della pressione fiscale e quei pochi strumenti che abbiamo a disposizione poi vengono sottovalutati.
Con la previdenza complementare si pagano meno tasse.
Sui contributi che si versano c’è la deducibilità, cioè abbattimento del reddito, fino a 5.164.57 annui. Sui rendimenti finanziari l’aliquota è dell’11%, mentre se si sceglie qualsiasi altra forma di investimento è del 20% e sulla rendita la tassazione è del 15% con una riduzione annua fino al 9% se si hanno 15 anni di iscrizione al fondo. La rendita pensionistica dell’Inps invece è tassata secondo le ordinarie aliquote Irpef.
Né bisogna pensare che i risparmi vengono affidati al primo affabulatore finanziario, ma vengono affidati a esperti gestori  scelti pubblicamente. Né il gestore finanziario ha la materiale disponibilità del contante, contante che oltretutto neppure esiste più, perché tutti i contributi dei lavoratori iscritti ad un Fondo sono versati presso una Banca depositaria, anche questa scelta con una gara pubblica. Su tutti vigila la Covip.
Come si vede la rete di protezione è ampia ed a  maglie strette.

Camillo Linguella

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