Il ristagno della previdenza complementare

Scritto il alle 09:56 da [email protected]

 I Fondi pensione negoziali perdono colpi e non s’intravede un loro rilancio. Forse ci vuole un’adesione semiautomatica. Un’indagine di Mefop rivela che il 34% degli intervistati si dice favorevole all’automatic enrolment, l’ adesione automatica.

Alla fine del 2013 gli iscritti alla previdenza complementare in Italia hanno finalmente raggiunto e superato i 6 milioni, questo è dovuto principalmente all’esplosione dei Pip, i Piani pensionistici individuali, che sono aumentati più del 10%, mentre i Fondi Negoziali hanno registrato una inversione di tendenza con un – 0,7% che unito alle difficoltà che stanno incontrando i fondi pubblici Perseo e Sirio, disegnano un quadro estremamente preoccupante.
La diffusione delle iscrizioni varia molto a seconda dell’età, del sesso e dell’area geografica, ma anche dalla dimensione delle aziende. Non diciamo niente di nuovo se ricordiamo che gli uomini si iscrivono più delle donne, al nord più che al sud e nelle imprese, quelli piccole hanno pochissimi iscritti, anche perché in questo caso il Tfr rimane in azienda ed i “padroncini” esercitano tutta la loro “moral suasion”  affinchè questo accada.
Dopo la riforma Monti Fornero  che ha inasprito i criteri di accesso alla pensione gli atteggiamenti sono diventati ancora più prudenti. Per uno strano fenomeno di transfert, i lavoratori hanno trasferito la sfiducia dal sistema pensionistico pubblico a quello della previdenza complementare.

Cioè delusi dal primo, colpevolizzano il secondo facendo un danno aggiuntivo a se stessi.
Gran parte dei lavoratori  sono ancora poco sensibili al bisogno di previdenza complementare. Nell’indagine campionaria Mefop di marzo 2013) è emerso che il 62%  ritiene che la pensione pubblica non sarà in grado di sostenerlo, ma soltanto il 21% vede nel Fondo pensione lo strumento adeguato per superare questa prospettiva.
Quali sono le ragioni di questo comportamento? Secondo Antonello Motroni di Mefop, analizzando l’indagine Mefop  stessa, gli elementi di maggiore importanza per far maturare la probabilità di adesione risiedono nella condizione lavorativa, cioè se si ha un lavoro stabile  o meno,  nella situazione economica, se si guadagno poco o molto oppure sufficientemente, e alla fiducia verso la previdenza complementare che dipende dal grado di conoscenza della materia individualmente posseduta.
L’indice della “probabilità di adesione “ è stato ricavato  con riferimento alle seguenti modalità: uomo, di età compresa tra 18 e 34 anni, iscritto a un sindacato, impiegato presso un’azienda del settore privato, che non possiede investimenti immobiliari, con un reddito dichiarato fino a 15mila euro . Le variabili relative all’area geografica di residenza, titolo di studio, proprietà di un immobile e orientamento politico, pur prese in considerazione, non sono risultate significative.
Viceversa quelli che propendono all’adesione a un Fondo pensione sono  impiegati nelle grandi imprese del settore privato (dove sono più elevati i livelli di sindacalizzazione), con una posizione reddituale e patrimoniale più solida.
Per questi, tuttavia, il bisogno di previdenza complementare è minore rispetto
ad altre categorie come le donne, i giovani, i lavoratori atipici e a tempo e le persone non occupate. Quest’ultimi, presumibilmente, risentiranno maggiormente delle riforme pensionistiche e del mercato del lavoro avviate negli ultimi anni.
Guardando alle esperienze maturate in altri paesi,  l’andamento delle adesioni  fosse in qualche modo preventivabili.

Nel Regno Unito e negli Usa, decenni di adesione volontaria sussidiata da consistenti incentivi fiscali hanno prodotto un quadro delle partecipazioni ai Fp ampiamente sperequato.
Al contrario, nazioni come l’Australia e i Paesi Bassi, che hanno optato da subito per forme di obbligatorietà dell’adesione più o meno vincolanti, hanno ovviamente alti tassi di adesione.
Questo quadro conferma che lo sforzo comunicativo  lungi dall’essere esaurito, deve diventare ancora più massivo, necessario e urgente.
 
Con l’automatic enrolment, l’ adesione automatica, i tassi di adesione sono maggiori tra i lavoratori con reddito inferiore a 22mila euro circa. Negli schemi che propongono questa modalità di iscrizione, il tasso di adesione per i lavoratori con un reddito inferiore a tale soglia è pari al 67%, a fronte del 26% registrato negli schemi che non la prevedono. Vedi il progetto Nest del Regno Unito
L’indagine Mefop evidenzia un buon livello di interesse verso tale opzione, con il 34%
degli intervistati che si dice favorevole a tale modalità di adesione, anche tra i lavoratori
più giovani.
Si dovrebbe poi rafforzare il welfare integrativo privato che comprende il long term cure e la sanità, con norme  di natura contrattuale, prevedendo meccanismi semiautomatici di adesione, con possibilità di uscita, mentre oggi l’adesione alla previdenza complementare essendo  irreversibile blocca molti di quelli propensi all’iscrizione..
c.l.

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