La Ue ci bacchetta sulle pensioni, ma la Germania abbassa l’età a 63 anni

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Una riunione plenaria della Commissione europea

Il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa fa una serie di rilievi sul nostro Stato Sociale. Ma l’analisi risulta datata e mentre l’assillo di tutti i paesi membri è quello di portare l’età pensionabile a 70 in ossequio alla politica di austerità imposta dalla Germania, essa riduce l’età dei tedeschi per andare in pensione a 63 anni.

Sin dalla sua creazione nel 1949, il Consiglio d’Europa ha definito una piattaforma di diritti fondamentali, accettati da tutti gli Stati membri. La Carta sociale europea è uno degli strumenti principali per la sua realizzazione.
Adottata nel 1961 e riveduta nel 1996, la Carta  garantisce i diritti sociali ed economici in materia di alloggio, salute, istruzione, occupazione, pensioni, circolazione delle persone, non discriminazione di sesso e razza e tutela giuridica. Dal 1995 è possibile ricorrere al Comitato europeo dei diritti sociali in caso di violazione della Carta.

L’ultimo rapporto reso noto il 29 gennaio 2014, si suddivide in due parti: Una introduzione generale e un esame della situazione dei singoli Stati.
Per quanto riguarda l’ Italia, il Comitato rileva che  l’ammontare delle pensioni minime è “inadeguato” e non c’è una legislazione in grado di garantire alle persone anziane lo stesso livello di vita del resto della popolazione.

Ma come abbiamo detto il documento è un pò datato perchè  prende in esame il periodo che va dal primo gennaio 2008 al 31 dicembre 2011. L’analisi condotta dal Comitato ha riguardato anche le politiche per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.
Rispetto all’affermazione che l’Italia non ha dimostrato di aver adottato misure adeguate per combattere la povertà e l’esclusione sociale”, si può solo dire che  il 18 settembre scorso a Roma, al Senato, alla presenza del Ministro Enrico Giovannini sono state presentate delle proposte per nuove misure di contrasto alla povertà”, elaborata da un gruppo di lavoro.
L’ obiettivo è quello di descrivere una nuova misura nazionale di contrasto alla povertà assoluta e all’esclusione sociale, il “Sostegno per l’inclusione attiva (SIA)”, che ancora non esiste nel nostro sistema e che rappresenta l’evoluzione naturale delle sperimentazioni già avviate con la Carta Acquisti.
Il SIA si caratterizza per l’universalità, il riferimento alle risorse economiche familiari e la previsione di un percorso di attivazione economica e sociale dei beneficiari, e ha l’obiettivo di permettere a tutti l’acquisto di un paniere di beni e servizi ritenuto decoroso sulla base degli stili di vita prevalenti. Per la sua attuazione sono previsti stanziamenti di circa 500 milioni di euro.

Invece sul fronte delle pensioni, si cerca attraverso il contributo di solidarietà prelevato dalle pensioni d’oro, di aumentare le pensioni minime.
Ma per aver diritto a pensione da quest’anno in Italia per andare in pensione per età occorre avere 66 anni e 3 mesi, mentre per pensione anticipata se uomo occorre avere 42 anni e 6 mesi di contributi, se donna 41 e 6 mesi a prescindere dall’età, ma se hanno meno di 62 anni ci sono delle penalizzazioni.
Queste norme discendono dalla riforma Fornero necessitata dalla politica di rientro dei conti pubblici imposta dall’Europa, in primis la Germania.

Orbene, proprio dalla Germania viene un segnale contraddittorio, almeno per noi. Essa infatti ha deciso di abbassare l’età pensionabile. Il governo della “grande coalizione” di Angela Merkel  ha riportato a 63 anni l’età per poter andare in pensione seppur con 45 anni di contributi e senza subire la penalità del 3,6% di pensione in meno per ogni anno di anticipo.
La riforma delle pensioni, fatta in  Germania nel 2007: prevede un graduale incremento di un mese ogni anno dal 2012 al 2023 e, successivamente, di 2 mesi ogni anno, che eleverà, nel 2029, a 67 anni  l’età pensionabile.
Il ritorno da 67 a 63 anni costerà da qui al 2030, 160 miliardi di euro. Le risorse saranno reperite aumentando i contributi previdenziali di un punto l’anno fino a copertura totale, ma decorrerà dal 2019.Per sei anni l’onere sarà interamente a carico dello Stato tedesco! La nuova legge entra in vigore dal luglio 2014 . Chi pensa che saranno pochi quelli che hanno 45 anni di servizio, si sbaglia di grosso, perché in uno Stato che non conosce il lavoro nero, si calcola che nei prossimi due anni circa 900 mila andranno in pensione “anticipata” rispetto ai 67 anni che occorrevano prima.
Mentre noi ci stiamo a baloccare con provvedimenti sempre restrittivi.

Si dice sempre che bisogna imitare l’Europa. Ecco questa è una cosa da imitare, per esempio.
Camillo Linguella

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