Poche le prospettive sulla complementare

Scritto il alle 09:51 da [email protected]

La situazione sulla previdenza complementare non è confortante anche se il quadro d’insieme non è del tutto negativo. I numeri  degli aderenti aumentano  grazie ai Pip ed i rendimenti registrati nel 2013 sono di tutto rispetto, circa il triplo, se non di più, del trf. Le prospettive invece sono più preoccupanti.

Dopo  la riforma  pensionistica del 2011 sembra esseri  esaurito  lo spazio per  ulteriori interventi sui lavoratori. Definito un limite di età sempre più elevato e stabilito il metodo contributivo per tutti, diciamo si è ottenuto la quadratura del cerchio. Nel primo caso,  legando la possibilità di pensionamento al conseguimento di un importo minimo prefissato, per evitare esborsi da parte dello Stato per pensioni di importo inferiore, si rende pressocchè ineludibile il pensionamento a 70 anni per tutti. Nel secondo caso, si porta d’un colpo a compimento la lunga fase di transizione disegnata dalla legge Dini. Si dice che rispetto agli esodati/ salvaguardati il problema sia in via di soluzione anche se di pratiche definite all’Inps, rispetto ai 330.000 che si ipotizzavano, siano state definite 30mila pensioni. Ci si aspetta una modifica dell’altra legge Forneo, la legge 92/2012 quella sul mercato del lavoro per rilanciare concretamente il lavoro giovanile.

E’ vero che la fantasia umana non ha limiti e quello delle pensioni è sempre, com’è definito da tutti, un cantiere sempre aperto, allo stato attuale sono inimmaginabili altri interventi sui lavoratori attivi.
Per cui al fine di rastrellare qualche altro spicciolo, si può solo  operare sul versante dei pensionati  e sulle pensioni in pagamento. Cosa da cui l’esecutivo non si è sottratto. Infatti la legge di stabilità ha previsto il blocco dell’indicizzazione delle pensioni,  un nuovo contributo di solidarietà per  quelle d’oro , un aumento dei contributi dei parasubordinati.
Ogni tanto, cosi per far vedere che non si è inerti, qualcuno  butta in campo la prima idea che passa per la testa,  come quella  di un prestito dell’Inps per finanziare una possibile flessibilità in uscita, senza specificare le fonti di finanziamento e come funzionerebbe,  spinti dal  fatto che in Germania il limite di età da 67 è stato riportato a 63.

Questo nel campo strettamente  delle regole pensionistiche. Per le altre cose che gravitano attorno al mondo della previdenza, è di grande ed urgente attualità la definizione della governance dell’Inps dopo le dimissioni di Mastrapasqua,  e, per le pensioni complementari,  definire la governance della Covip il cui ritardo diventa sempre più incomprensibile. O i nomi non vanno bene, oppure il problema non è ritenuto urgente perché la pensione aggiuntiva non è considerata una priorità.
Né  si sono fatti grossi passi avanti su informazione e trasparenza. Il pensiero va  alla riannunciata spedizione della busta arancione mentre si cerca di assestare  l’ultimo colpo allo Stato di diritto mettendo nuovamente in discussione i diritti acquisiti.
Infatti autorevoli studiosi ed economisti, come Tito Boeri, il deus del festival di Trento sull’economia,   argomentano  che i pensionati in godimento di una pensione retributiva, percepiscono indebitamente più di quanto  avrebbero diritto e quindi la differenza fra quello spettante e quella percepita, andrebbe tolta. Mi pare di capire che la soglia su cui andrebbe fatto questo ragionamento  si aggira sulle pensioni intorno ai 3000 euro mensili, spero netti, perché se fosse lordi,  non solo pensionati d’oro, ma moltissimi sarebbero  nel mirino.

Le perplessità più grandi le pone la busta arancione. L’interrogativo di fondo è che cosa  si comunica nella lettera ai lavoratori, come funzionerà il sito Web e come sarà strutturata la comunicazione. Bisognerà essere molto chiari per evitare strumentalizzazioni  e distorsioni populistiche,  facilissime oggi a scatenare i social network col rischio di alimentare tensioni  sociali. Una informazione distorta o interpretata male allarma i soggetti e mette a rischio il patto generazionale che ha consentito al sistema di reggere.  La polemica sulle pensioni d’oro è chiaramente un sintomo. I giovani  non saranno disposti a pagare pensione che ritengono ingiuste e che loro non potranno mai conseguire.
Tutto questo riporta alla previdenza complementare, come unica via per integrare la pensione. Il dato centrale è la rarefazione delle adesioni. Ma come ha fatto rilevare il prof

Prof Mauro Marè, presidente di Mefop

Mauro Marè, presidente di Mefop, nella riunione dei soci del 30 gennaio scorso, sulle adesioni “ la questione resta ancora lì, molte proposte, grande dibattito, ma nessun passo avanti …”. Si deve essere realisti e vedere cosa fare sulle adesioni. Innanzitutto occorrerebbe un maggior impegno non solo del governo, ma anche delle parti istitutive. Sembra che il loro sforzo si sia esaurito nel dar vita ai Fondi pensione, perchè poi  di fatto si astengono da qualsiasi  attività come se avessero timore di vendere un prodotto inefficiente. Ma se non sono convinti essi per prima, è difficile convincere gli altri. Come si dice, è l’esempio la migliore carta persuasiva.

Questo perché  la complementare rimane ancora la grande sconosciuta. Il tema dell’educazione previdenziale è fondamentale, specialmente per leggere correttamente la busta arancione. Assieme all’educazione previdenziale occorre promuovere quella finanziaria. Servirà ad  eliminare la paura che hanno i possibili aderenti di perdere tutto a causa dei mercati, come se i Fondi giocassero a tombola.

Pierpaolo Scandurra

Pierpaolo Scandurra, di Ced, un esperto di formazione finanziaria, asserisce che la non conoscenza degli elementi base della finanza, a cominciare dal calcolo degli interessi semplici, è più ampia di quanto si possa immaginare.
Camillo Linguella

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