Statali: aderire mantenendo la buonuscita

Scritto il alle 09:02 da [email protected]

L’obbligo del passaggio dalla buonuscita al Tfr e il suo versamento alla previdenza complementare forse è una delle cause principali  del mancato decollo dei fondi pensione pubblici. Un’ipotesi suggestiva è la possibilità di  aderire mantenendo il Tfs con possibilità di versamento al Fondo alla cessazione dal lavoro.

Io non so quanti fra i pubblici dipendenti conoscono l’esistenza dei fondi pensione Sirio e Perseo e quanti conoscono veramente i loro meccanismi di funzionamento. Non tutti. Molti non ne hanno neppure sentito parlare. La non conoscenza degli strumenti e del funzionamento della previdenza complementare, è una delle principali cause della non adesione  con l’aggiunta, per i dipendenti pubblici  di particolarità che rendono ancora più complicata  la scelta.
Brevemente si ricorda che mentre tutti i lavoratori privati e quelli pubblici assunti dal 2001 hanno diritto al Trattamento di fine rapporto, i dipendenti pubblici assunti prima hanno diritto  al trattamento di fine servizio ( indennità premio fine servizio – Enti locali e sanità -, buonuscita – ministeriali -, indennità di anzianità  – Inps, Inail).
Il Tfr consiste in un accantonamento annuale di una parte dello stipendio, pari al 6.91%, il tfs invece si calcola sull’80% dell’ultimo stipendio moltiplicato per gli anni di servizio.
E’ chiaro che per il meccanismo di funzionamento della previdenza complementare occorre poter disporre di un flusso mensile/annuale da poter mettere a reddito. Da qui la necessità, prevista dalla legge,  di trasformare il tfs, che si quantificherà solo al pensionamento, nel tfr che oltre ad essere più conveniente, è quantificabile mensilmente.
Per i  dipendenti pubblici ante 2001, infatti, l’iscrizione al fondo pensione comporta trasformazione del loro Trattamento del fine servizio in Tfr.

Questa  necessità, se non compresa, determina incertezza e disorientamento che, a loro volta, inducono a  rinviare la scelta.
Il dottor Piero Lauriola, dirigente Inps che si occupa di previdenza complementare,ha alcune idee per rilanciare le adesioni dei dipendenti pubblici che meritano di essere approfondite:

Dr Piero Lauriola

1. Adesione senza destinare il Tfr;
2. Adesione rimanendo in regime Tfs;
3.  Adesione destinando a previdenza complementare il Tfs alla cessazione del rapporto di lavoro
Considerata la ritrosia di molti dipendenti pubblici al “doppio salto”, vale a dire aderire alla previdenza complementare e abbandonare una prestazione in qualche modo conosciuta (il Tfs) per una meno nota e familiare (il Tfr), un impulso allo sviluppo ed alla diffusione della previdenza complementare potrebbe venire se si potesse aderire  senza obbligo di trasformazione del Tfs in Tfr, rimanendo in regime di trattamento di fine servizio.
Ogni dipendente  dovrebbe poter scegliere se aderire con la sola contribuzione a  proprio carico e quella del datore di lavoro, mantenendo il Tfs, ovvero se optare per la trasformazione del Tfs in Tfr. In questo caso l’opzione per la trasformazione del Tfs in trattamento di fine rapporto, non sarebbe più conseguenza dell’adesione ma una libera scelta, una  facoltà esercitabile in qualsiasi momento  se si vuole  rimpinguare meglio la  propria posizione di previdenza complementare.
Si potrebbe poi prevedere che, alla cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore possa destinare una quota ovvero l’intero Tfs maturato al fondo pensione.
Questa  facoltà può  valere sia per i lavoratori pubblici disciplinati dai CCNL ( i cosiddetti contrattualizzati) , sia per coloro il cui rapporto di lavoro è stabilito dalla legge (magistrati, ambasciatori, prefetti ecc ). Per questi lavoratori la possibilità di aderire a fondi pensione negoziali senza dover trasformare il Tfs in Tfr sarebbe un‘opportunità.  Soprattutto, per quelle categorie (in particolare militari e forze dell’ordine) per le quali il Tfs, diversamente da quanto avviene per la generalità dei lavoratori, continua ad essere più vantaggioso del Tfr per l’effetto di vari fattori (meno rilevanti o assenti per le altre categorie) come la carriera,  il riconoscimento di incrementi convenzionali  ecc… che accrescono in modo significativo l’importo della buonuscita.
I meccanismi sopra delineati possono essere introdotti  con modifiche  legislative , ma per alcuni bastano solamentemediante accordi fra le parti.

Per l’adesione senza conferire il  Tfr, l’unica modifica che si rende necessaria è quella delle fonti istitutive. Il decreto n. 124/1993 (che, si ricorda, continua ad applicarsi ai dipendenti pubblici) non esclude un’adesione al fondo pensione senza la devoluzione del Tfr. Questa norma va letta insieme all’accordo quadro Aran sindacati del 29 luglio 1999 e dal Dpcm 20 dicembre 1999 per i quali  la quota di Tfr che può essere destinata ai fondi pensione non può superare, in fase di prima attuazione, il 2% della retribuzione.
Infatti Espero, Sirio, Perseo, Laborfonds e Fopadiva hanno previsto una quota di Tfr pari al limite massimo del 2%.
Diversa è la situazione relativa alla possibilità di aderire rimanendo in regime di Tfs. Nella disciplina vigente, la trasformazione del Tfs in Tfr è obbligatoria anche se si decidesse di  aderire senza la destinazione del Tfr.
Pertanto, la possibilità di un’adesione ad un fondo pensione rimanendo in regime Tfs richiede una modifica dell’accordo di luglio ’99 ,  modifica, che a sua volta dovrebbe essere recepita in un nuovo Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri).
Per quanto riguarda, infine, la destinazione del Tfs a previdenza complementare vanno rimossi alcuni vincoli che, a legislazione invariata, possono condizionare fino a rendere poco conveniente o addirittura impraticabile questa possibilità:  i termini, le modalità di pagamento e la tassazione del Tfs.
Le manovre di bilancio per il 2011 ed il 2012 hanno cambiato le modalità e i termini di pagamento dei trattamenti di fine servizio (nonché dei trattamenti di fine rapporto) erogati ai dipendenti pubblici. Queste prestazioni non sono più erogate in unica soluzione ma in rate annuali se di importo superiore a 50.000 euro e il pagamento dell’intero ammontare o della prima rata non avviene più alla cessazione del rapporto di lavoro ma in genere dopo  6 o 24 mesi.

Dal 1/1/2014 i trattamenti di fine servizio e fine rapporto, comunque denominati, vengono corrisposti in questo modo:
1.    in unica soluzione, se di importo inferiore o pari a 50.000 euro;
2.    in due rate annuali, se di importo superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000 euro    ( la prima rata sarà pari a 50.000 euro e la seconda è pari alla parte rimanente);
3.    in tre rate annuali se di importo superiore a 100.000 euro (in tal caso la prima e la seconda rata sono pari a 50.000 euro e la terza è pari alla parte rimanente).

Invece chi aderisce alla previdenza complementare ha diritto alla riscossione del 50% del capitale accumulato immediatamente e se la rendita è inferiore al 50% dell’assegno sociale, cioè se la rata della pensione integrativa è inferiore a circa 300 euro mensili, ha diritto di avere tutta la posizione accumulata in unica soluzione e subito!
Se si vuole  destinare il Tfs al fondo pensione occorre, pertanto, modificare le norme vigenti al fine di consentire la liquidazione ed il versamento della prestazione sempre e solo in unica soluzione e immediatamente dopo la cessazione dal servizio.
Trattamento fiscale del Tfs versato al fondo pensione
A legislazione vigente, il Tfs versato al fondo pensione sconterebbe una doppia tassazione: quella separata all’atto della liquidazione da parte del datore di lavoro e quella del fondo, all’atto della liquidazione della prestazione.
Anche qui è necessaria una modifica normativa che consenta di destinare il Tfs in regime di neutralità fiscale.
La neutralità fiscale può essere assicurata o non tassando la prestazione al momento della liquidazione da parte dell’ente erogatore e tassandola al momento dell’erogazione della prestazione di previdenza complementare, così come avviene per il Tfr trasferito al fondo pensione, ovvero tassandola prima del suo versamento al Fondo pensione ed escludendola dalla base imponibile della prestazione di previdenza complementare, al pari delle altre componenti non dedotte o tassate in fase di finanziamento e di accumulo.

c.l.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 5.5/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +1 (from 1 vote)
Statali: aderire mantenendo la buonuscita, 5.5 out of 10 based on 2 ratings
2 commenti Commenta
locco68
Scritto il 7 febbraio 2014 at 09:42

Sono già partite le campagne nei posti di lavoro per spingere i lavoratori ad aderire al Fondo (rinunciando alla loro liquidazione – TFR); per convincerli vengono esaltati tutti i vantaggi ed i guadagni che si potranno avere “investendo” nella previdenza complementare.

CERCHIAMO DI FARE UN PO’ DI CHIAREZZA.

Per aderire alla previdenza complementare è obbligatorio essere in regime di TFR.
Pertanto i lavoratori assunti prima dell’1.1.2001, che sono in regime di TFS, per poter aderire al fondo pensione devono optare per il TFR. Quelli assunti dopo tale data sono già in regime di TFR.

La differenza tra TFS e TFR

Il TFS (Trattamento di Fine Servizio) è la somma che verrà corrisposta alla cessazione del servizio ai lavoratori assunti prima del 1.1.2001. Il suo ammontare è determinato dividendo l’80% della retribuzione dell’ultimo anno di servizio (stipendio base più altre voci fisse e ricorrenti) per 15 e moltiplicando tale risultato per gli anni di servizio (TFS = 15/12 x 80% ultimo stip. X anni servizio).

Ai fini del TSF il lavoratore accantona una quota del 2,5% della retribuzione mentre il datore di lavoro versa il 3,60%.
Quindi la consistenza del TFS dipende dall’ultimo stipendio e dalle sue variazioni contrattuali (che, a loro volta, sono anche legate alla progressione di carriera).
Il TFS gode di un trattamento fiscale favorevole in quanto è prevista una franchigia di € 309,87 per ogni anno di contribuzione ed un abbattimento finale del 40,98%.

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è la somma che verrà corrisposta alla cessazione del servizio ai lavoratori assunti dopo il 31.12.2000.

Il suo ammontare è determinato dal versamento da parte del datore di lavoro di una quota pari al 6,91% dello stipendio. Queste somme accumulate di anno in anno sono rivalutate annualmente nella misura dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione (indice ISTAT).

Ai dipendenti della pubblica amministrazione assunti dopo Il 31.12.2000 viene applicato, per parità di trattamento con i lavoratori in regime di TFS, un abbattimento del 2,50% sull’80% della retribuzione lorda come stabilito da un accordo firmato da CGIL CISL UIL nel 1999 e da un DPCM del 20.12.1999.

La consistenza del TFR, quindi, è strettamente legata alle retribuzioni effettivamente percepite negli anni e dall’indice ISTAT.

E’ proprio vero che conviene investire il TFR nella previdenza integrativa? Se consultiamo i dati ufficiali della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) la propaganda viene subito smentita dai fatti.

Prendiamo ad esempio il Fondo Espero del Comparto Scuola: i rendimenti nel 2010 sono stati dell’1,29%, nel 2011 dello 0,25%.
Nel 2011 ben 27 Fondi Pensione presentano un segno negativo; significa che, in tendenza, non solo non stanno producendo interessi ma addirittura stanno erodendo il capitale versato.
Non c’è un solo Fondo che segni il rendimento netto garantito dal TFR, che nel 2011 è stato del 3,5%. E’ per evitare la fuga dopo aver scoperto l’inganno che una volta data l’adesione al Fondo è vietato ogni ripensamento!

La maggiore redditività sbandierata dai sostenitori della previdenza integrativa è solo eventuale, ossia aleatoria, legata all’andamento dei mercati…. cioè in balia della speculazione finanziaria!

In campo previdenziale il rischio è un problema serio e cruciale: perdite pesanti si ripercuotono sulla futura unica fonte di sostentamento e possono comprometterla in modo determinante!!!

I fondi pensione in Italia sono stati promossi nel periodo della finanza speculativa e dell’economia di carta. Anche il sindacato complice è rimasto “affascinato” dalla possibilità di fare affari con i soldi dei lavoratori e con la gestione dei fondi a cui è stato ammesso in virtù del ruolo svolto nella rapina del tfr e nel massacro delle pensioni!

Riproporre i fondi pensione ancora oggi quando tutti pagano per i danni causati dalla finanza creativa della quale fanno parte anche i fondi è ancora più grave; come se nulla fosse accaduto, la macchina mediatica sindacal/padronale nasconde i numerosi fallimenti dei fondi pensione in America ed Inghilterra e quelli già avvenuti anche in Italia (fondo pensione degli ex dipendenti della Banca Commerciale, quello degli ex dipendenti dell’Istituto Bancario Italiano o del Teatro Carlo Felice di Genova).

Non si può a parole condannare la finanziarizzazione dell’economia e nel contempo promuoverla! Solo la saggezza dell’80% dei lavoratori e delle lavoratrici che non ha scelto finora la previdenza complementare, la cui convenienza è solo presunta, ha impedito che si compiesse un clamoroso furto!

Ai sindacati che promuovono la pensione integrativa perché ormai quella pubblica è troppo bassa i lavoratori devono fare una domanda semplice:

non è più corretto lottare per garantire a tutti una pensione pubblica dignitosa?

No ai novelli piazzisti finanziari, no al fondo Perseo; organizziamoci contro la rapina delle pensioni e delle liquidazioni, lottiamo per il ripristino del sistema retributivo per tutti e per un sistema pensionistico pubblico universale e solidale che garantisca a tutti una vecchiaia dignitosa !

perplessa
Scritto il 4 marzo 2014 at 22:16

locco68@finanzaonline,
convengo al 100% col tuo commento, che vadano a quel paese, mi va bene il mio tfs, chi se ne frega dei fondi integrativi del piffero,peccato che per averlo tutto dovrò aspettare ben 45 anni dalla data della mia assunzione, sperando che la prossima legge di stabilità non mi seghi qualcosa d’altro. e se non rimango pure esodata avendo già dato le dimissioni, a causa di qualche altra nanovrina. queste sono le certezze che abbiamo in questo paese…

Articoli dal Network
Il tema del debito è stato discusso su queste pagine non so quante volte. E ripartire dall’in
Ftse Mib: l'indice italiano entra in una settimana molto importante e delicata visto la presentazion
Guest post: Trading Room #292. Il segnale sul grafico FTSEMIB settimanale è interessante ed è de
Finalmente esiste il testo sul taglio delle pensioni d’oro. Annunciato all’inizio di agosto, è
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Stoxx Giornaliero Buonasera a tutti, guardiamo un po’ cos’è successo al nostro indice di
DJI Giornaliero   Buonasera a tutti, rieccoci con il nostro appuntamento mensile che
T-1 Inverso [3-5 Giorni] (h. xx)[Base Dati: 15 minuti] T-1 Inverso [3-5 Giorni] (h. yy)[Base
T-1 [3-5 Giorni] (h. xx)[Base Dati: 15 minuti] T-1 [3-5 Giorni] (h. yy)[Base Dati: 15 minuti]
Velocità T-2 / T-1 / T / T+1 [Base Dati: 15 minuti] Velocità T-2 / T-1 / T / T+1[Base Dati: