Il programma di Renzi non parla di pensioni

Scritto il alle 09:58 da [email protected]

Nel suo discorso programmatico alle Camere il neo presidente del Consiglio ha cercato di dare il meglio di sé imbastendo un programma che, è stato calcolato, necessita di circa 100 miliardi di euro per la sua attuazione, una cifra mostruosa anche a prescindere dai limiti del deficit impostoci dall’UE.

Renzi ha fatto il suo discorso programmatico parlando a braccio, in base ad una semplice scaletta di punti da trattare, come si fa quando in caso di  un comizio su una piazza non particolarmente importante, perché quando  la piazze è a livello nazionale,  in genere gli interventi sono  belli e scritti da ghost writer più o meno famosi, cioè quei scrittori che invece di emulare Manzoni o Tolstoj, trovano più gratificante, dal punto di vista bancario, scrivere per altri. Ebbene nella scaletta di Renzi non c’era il punto relativo alle pensioni. Un accenno mi pare è stato fatto  parlando degli esodati, ma sulle pensioni, su come, una volta che il mese prossimo avrà vinto la sfida sul job act, e i giovani saranno tutti da qualche parte a lavorare e a produrre, a meno che non finiscano in un ufficio statale, dove anche per Renzi, dimostrandosi il miglior emulo di Brunetta, sembra convinto  che istituzionalmente gli statali non facciano niente, cosa prospetterà loro per la vecchiaia. Sciorinando il solito luogo comune Renzi ha  affermato che è impossibile che in Italia ci si impieghino mesi e mesi per aprire un capannone.

A questo proposito si è scagliato contro la pubblica amministrazione e la burocrazia, in maniera particolare contro i dirigenti e quei dipendenti statali che, sempre secondo Renzi,  pensano “Noi rimaniamo, i Governi passano”. Il premier ha auspicato un controllo delle spese della pubblica amministrazione da parte dei cittadini, mediante la pubblicazione di tutti i rendiconti su Internet. Sempre sulla Rete dovrà essere possibile conoscere cosa effettivamente fanno gli uffici della PA.
Se molte volte occorre tanto tempo, è perche forse ci sono delle leggi, che non hanno fatto gli statali, da applicare. E se diventa  maggiore e maniacale l’applicazione di quanto disposto normativamente, molte volte è per evitare di essere trascinati in contenziosi senza fine o peggio di essere incolpati dall’autorità giudiziaria per abuso di potere eccetera. L’attività più praticata dai cittadini italiani è il ricorso e l’attività più praticata dai dirigenti statali è quella di cercare di evitare di prestare il destro al ricorso al Tar. Quindi qualsiasi spinta decisionista è bloccata in partenza. Un dirigente che per assurdo autorizzasse l’apertura di un capannone in una settimana, sarebbe al centro di più di un sospetto e invece di aspettare un plauso, si aspetta il solito ricorso se non un avviso di garanzia.
Ma stiamo divagando.
E per forza, perché sulle pensioni non c’è niente da dire, anche se i problemi sono tanti. Speriamo che il dossier venga aperto quanto prima senza lo stesso spirito punitivo con cui si vogliono affrontare i problemi  della Pa.
Sul tappeto ci sono le pensioni di tutti, la rivalutazione di quelle in essere e quelle future, la copertura dei periodi discontinui dei lavoratori con contratti flessibili.
Ieri ha fatto la sua prima apparizione pubblica televisiva a Ballarò il neo ministro del lavoro

Giuliano Poletti – Ministro del Lavoro

e delle pensioni Giuliano Poletti che ha detto le solite cose, ma una cosa secondaria, ma indicatrice di una filosofia, l’ha detta. Quando ha affermato che il cittadino vedendo una bottiglia per terra, non deve imprecare contro il servizio pubblico che non l’ha raccolta, ma la deve raccogliere da solo.. Ecco questo a significare che lo Stato, specie nel welfare, settore di competenza di Poletti non si occuperà sempre di tutto: il cittadino deve integrare con la sua azione dove non arriva l’intervento pubblico. ,
Questo vale in special modo sulla previdenza complementare.
Allora staremo a vedere cosa vuol fare sulla previdenza complementare, se essa deve essere rilanciata  e se ne abbiano diritto a parità degli altri, anche i dipendenti pubblici, varando  immediatamente delle misure di sostegno ai fondi pensione per i dipendenti pubblici  che sono in evidente difficoltà.  Sarà favorevole ad una campagna promozionale di acculturazione mirata  per vincere la diffidenza, aiutare  Sirio e Perseo in questa fase di avvio con sostegni concreti ed in ultimo, unificare le agevolazioni fiscali che sono più favorevoli per i dipendenti del settore privato? Vedremo a breve
Infine bisogna decidere di cosa fare dell’Inps, sulla sua organizzazione, governance e piano industriale, adeguare la pensione minima al minimo vitale e  rivedere la Fornero.

Camillo Linguella

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2 commenti Commenta
perplessa
Scritto il 1 marzo 2014 at 02:31

la pensione integrativa. traduzione: i tuoi contributi ce li teniamo noi, adesso tu te ne paghi un’altra.

perplessa
Scritto il 1 marzo 2014 at 02:36

renzi pensa che i dipendenti pubblici non fanno nulla perchè forse lui non fa la fila agli sportelli, magari manda qualche suo galoppino, chissà. forse alla galleria degli uffizi non ci sono dipendenti pubblici a lavorare, ma volontari, come nei musei di bologna. per visitarla c’erano 300 metri di coda e ho dovuto comprare il biglietto dal bagarino, visto che il servizio di prenotazione per visitare senza coda non era attivo il giorno di santo stefano.

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