Il Riscatto della posizione di previdenza complementare

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L’adesione alla previdenza complementare è irreversibile, ma ci sono dei casi in cui si può uscire. Come funziona e quando si può esercitare
L’iscritto ad una forma di previdenza complementare può chiedere il riscatto quando  perde i  requisiti di partecipazione e consiste nella restituzione della posizione maturata
Cosa prevede il d.lgs 252/05
•    Riscatto totale in presenza di invalidità con riduzione capacità lavorativa ad 1/3,   ovvero cessazione seguita da inoccupazione superiore a 48 mesi (se non c’è diritto a pensione anticipata);
•    Riscatto parziale nella misura del 50% in presenza di cessazione seguita da inoccupazione superiore a 12 mesi, ovvero in presenza di mobilità o cassa integrazione;
•    riscatto a seguito decesso
•    riscatto in mancanza del diritto a prestazione della pensione complementare, perché per esempio non si hanno i cinque anni minimi di iscrizione al fondo
Mentre per la buonuscita o per il Tfr in caso di decesso la somma maturata spetta solo agli eredi, in caso di riscatto in assenza di eredi si può designare un proprio beneficiario indicato preventivamente dall’iscritto. Cioè, se non si ha nessuno, si può decidere di lasciare i propri soldi alla badante!

Riscatto individuale in caso di cessione di un ramo d’azienda
Quando avviene la cessione di un ramo d’azienda  ci può essere un accordo collettivo che stabilisce la  continuità di iscrizione ai fondi pensione di originaria appartenenza. I dipendenti devono dichiarare il loro consenso al mantenimento dell’iscrizione anche se si è cambiato ramo di attività.  In questo caso a Covip è del parere che la posizione individuale non può essere riscattata perché non ritiene realizzata una “perdita dei requisiti di partecipazione”.
Per la la verifica della perdita dei requisiti di partecipazione vanno, infatti, esaminati non soltanto i profili formali (coincidenza o meno del fondo originario con quello di riferimento della nuova azienda per tutti i suoi lavoratori) ma anche i profili di carattere sostanziale (mantenimento o meno delle condizioni di partecipazione dell’iscritto, anche e soprattutto sotto il profilo dei flussi contributivi, al fondo di originaria appartenenza). Da un punto di vista pratico, per gli iscritti non cambia nulla, i quali possono proseguire senza soluzione di continuità la propria partecipazione al Fondo di appartenenza.
Aspetti fiscali
Per riscatti dovuti al decesso dell’iscritto, per i lavoratori del settore privato la ritenuta è pari al 15% con riduzione di 0,30 punti per ogni anno successivo al 15°di partecipazione alla forma complementare fino ad un massimo di 6; la ritenuta irpef può essere quindi del solo 9%. Per riscatti per cause diverse l’aliquota è del 23%.
Per i pubblici dipendenti è utilizzato il criterio della tassazione separata. Diversamente si applica la tassazione ordinaria,  ma al netto di quanto già tassato
Con gli Orientamenti del marzo 2012, la Covip,  in riferimento al riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione, ha stabilito che i fondi pensione possano prevedere nel loro statuto o regolamento, l’opzione per il riscatto parziale con l’individuazione di una o più percentuali ( riscatto del 50%, 25% ecc).
Il riscatto per invalidità permanente spetta ogni qualvolta si verifica  una situazione di minorazione fisica o mentale tale da ridurre la capacità di lavoro a meno di un terzo, a prescindere dal fatto che il soggetto cessi o meno dallo svolgimento dell’attività lavorativa. Poiché il riscatto comporta l’uscita dal sistema di previdenza complementare, in caso di successiva adesione, il rapporto partecipativo comincia nuovamente a decorrere dalla data di ultima iscrizione, con particolare effetto sulle prerogative degli iscritti legate all’anzianità di iscrizione.
In  tema di riscatto della posizione per cassa integrazione guadagni, la Covip ha affermato  che, in linea con la previsione in materia di riscatto per inoccupazione, il periodo di 12 mesi di cassa integrazione a zero ore debba essere continuativo, per cui non si possono sommare più periodi inferiori a un anno. La Commissione di Vigilanza  ha, poi  rilevato che per il riscatto dovuto a mobilità, la relativa norma non prevede alcuna durata, fissando il termine (da 12 a 48 mesi) solo per il caso dell’inoccupazione. Ha quindi precisato che la sottoposizione alla procedura di mobilità ed esodati, fa sorgere il diritto di chiedere il riscatto della posizione individuale, nella misura del 50 per cento, a prescindere dalla durata della stessa. In ultimo, considerato che la mobilità presuppone il licenziamento del lavoratore, si è precisato che il lavoratore licenziato e posto in mobilità può legittimamente chiedere sia il riscatto parziale fiscalmente agevolato, sia il riscatto totale.
Il riscatto totale della posizione non può essere fatto nel quinquennio precedente la maturazione della pensione  complementari, i soggetti vicini al pensionamento e in possesso dei requisiti per esercitare il riscatto integrale della posizione.
Il legislatore ha scelto di privilegiare  la corresponsione della prestazione pensionistica, la cui erogazione in capitale soggiace a precisi limiti quantitativi, cioè fino al 50% della posizione, mentre con il riscatto prenderebbe tutto. Quindi la maturazione del diritto alla pensione complementare  da parte dell’aderente lo esclude dalle facoltà di riscatto.

Camillo Linguella

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