La sicurezza previdenziale sotto pressione: in calo l’indice di adeguatezza

Scritto il alle 09:15 da [email protected]

A causa della crisi finanziaria,  una concomitante serie di fattori economici e dalla longevità demografica  i sistemi di sicurezza sociale e previdenziali di tutto il mondo sono messi sotto pressione. E’ quanto emerge da una recente ricerca di Natixis attraverso l’indice di adeguatezza. L’Italia scende di due posti.
Natixis Global Asset Management è una società di gestione degli investimenti e dei servizi finanziari del Groupe BPCE. L’azienda è una delle più grandi società di asset management del mondo con più di 20 gestori di investimenti.
Ha pubblicato il “Global Retirement Index”, l’indice mondiale di pensionamento  basato sull’analisi di 150 paesi conducendo un’analisi in 150 paesi a livello mondiale. Misura l’adeguatezza del tenore di vita dopo il pensionamento e sulla  effettiva possibilità che i pensionati possano  soddisfare i propri  bisogni. Lo studio ha messo  in evidenza come la crisi finanziaria internazionale,  unita a vari fattori economici e all’invecchiamento della popolazione hanno generato una crescente pressione sui sistemi previdenziali nazionali riducendo la copertura pubblica dei rischi sociali. Ne deriva che  i  lavoratori  dovranno fare di più per finanziare la propria pensione.
La responsabilità per la propria sicurezza finanziaria dopo il pensionamento sta ricadendo sempre più pesantemente sugli individui e questo trend è destinato a continuare alla luce delle scarse risorse dei governi a livello globale. Secondo  Antonio Bottillo, Amministratore Delegato per l’Italia di Natixis Global AM, sta diventando sempre più evidente che  per assicurarsi adeguate risorse finanziarie una volta in pensione, i lavoratori debbano prendersi carico autonomamente del proprio destino e iniziare a pianificare e risparmiare in maniera seria, consapevole e strategica.
Il Global Retirement Index 2014 si basa su un’indagine condotta dal Centro di ricerca
Durable Portfolio Construction su 20 indicatori chiave appartenenti a quattro categorie:
•    qualità del sistema sanitario;
•    redditi e finanze personali;
•    qualità della vita;
•    fattori socio-economici.
Combinati tra loro, i vari indicatori offrono una misurazione delle condizioni di vita e del benessere finanziario attesi da chi è già in pensione o da chi è in procinto di andarvi.
L’Italia si posiziona nelle prime 25 posizioni (al 23° posto): il nostro paese si caratterizza per un’aspettativa di vita alta, secondo la ricerca per costi per la spesa sanitaria relativamente bassi, un elevato numero di medici pro capite e un buon posizionamento nel sub-indice “Qualità della vita”,  perché secondo la ricerca ci sono bassi livelli di inquinamento e un forte impegno a favore dell’ambiente.
Noi siamo in linea con i principali paesi sviluppati, dove i vari governi nazionali sono alle prese con  livelli di debito alti e soggetti a continue pressioni finanziarie. Questa crescente pressione  va ad incidere sui sistemi previdenziali, riducendo le prestazioni, per cui i lavoratori dovranno necessariamente fare di più per finanziare autonomamente la propria pensione.

Gli investitori istituzionali, come i Fondi pensione per esempio, dovranno porre maggiore attenzione su ciò che possono controllare direttamente iniziando a migliorare i propri investimenti per avere un solido piano finanziario per il futuro con obiettivi ben definiti, aumentando la diversificazione in modo da minimizzare gli effetti negativi della volatilità.
E’ sempre più crescente il bisogno di tecniche di investimento capaci di aiutare i Fondi  a raggiungere obiettivi di lungo periodo. Le vecchie regole hanno dimostrato spesso di non riuscire a navigare efficacemente attraverso i recenti movimenti di mercato e molti investitori sono ancora alla ricerca di un nuovo paradigma per la costruzione dei portafogli.
Anche per il singolo, investire è un processo continuativo che dura tutta la vita, caratterizzato da importanti tappe: acquistare una casa, provvedere all’educazione dei propri figli, aprire un’attività, garantirsi adeguate risorse finanziarie per il proprio pensionamento.
Essi devono partire dalla definizione di un percorso personale che consideri i propri obiettivi, il rendimento atteso e il livello di rischio che si è disposti ad assumere. Invece di preoccuparsi per i movimenti di breve termine che caratterizzano i mercati, dovrebbero rimanere concentrati su quelli che sono i loro  progetti  e sul rischio che è necessario assumersi per raggiungerli.
I consulenti possono avere un ruolo chiave in tale processo, aiutando i risparmiatori ad avere un maggior controllo della propria sicurezza finanziaria in vista del pensionamento. La ricerca sopracitata ha evidenziato come una larga maggioranza di risparmiatori italiani (78%) non abbia ancora un chiaro piano finanziario per il futuro. Delineare in maniera chiara un proprio percorso, un benchmark personale di riferimento, può certamente aiutare gli investitori nella costruzione di portafogli più robusti.
Trend globali
Otto tra i 10 paesi meglio posizionati nella classifica Global Retirement Index 2014 sono europei, tra i quali i cosiddetti paesi “core”: Svizzera, Norvegia, Austria, Svezia,
Danimarca, Germania, Finlandia e Lussemburgo. Australia e Nuova Zelanda sono gli unici paesi non europei a entrare tra i primi 10. Mettendo a confronto il Global Retirement Index 2014 con la ricerca condotta lo scorso anno, i cambiamenti più significativi sono rappresentati dall’Irlanda, che è salita dal 48° al 24° posto e dall’Islanda che si posiziona all’11° posto rispetto al 23° dello scorso anno. Risultano solo leggeri movimenti tra i paesi sviluppati della top 30. L’Italia è scesa di 2 posizioni (dal 21° al 23° posto), anche se tale cambiamento non è significativo in termini percentuali, con un passaggio dal 74% al 72%, e segue quello che è il trend di altre nazioni sviluppate come gli Stati Uniti (scesi dal 18° al 19° posto) o la Francia (dal 10° al 15° posto).
Anche se i paesi sviluppati continuano ad avere alti ranking, la sicurezza finanziaria dopo il pensionamento mostra segnali di erosione in molte nazioni sviluppate dove i vari governi nazionali stanno affrontando sfide finanziarie e una crescente domanda da parte di una popolazione in fase di invecchiamento. Il debito pubblico, l’inflazione e le politiche fiscali possono avere importanti implicazioni sui futuri pensionati, i tagli generati dalle politiche di austerità iniziano solo ora ad essere quantificati e i risparmiatori devono necessariamente pianificare per far fronte a questo scenario. Nei mercati in via di sviluppo, il livello dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione non ha tenuto il passo con la crescita economica e il livello degli stipendi impedisce una diffusa sicurezza finanziaria. Anche nei paesi meglio posizionati, i futuri cambiamenti demografici genereranno pressione e i prossimi pensionati dovranno iniziare a pianificare ora per far fronte a questi cambiamenti.

Camillo Linguella

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