Non solo cuneo fiscale ma detassare le pensioni

Scritto il alle 09:03 da [email protected]

Il prossimo provvedimento del governo,  ridurrebbe il cuneo fiscale dei lavoratori, ma non diminuisce minimamente le tasse sulle pensioni. Si parla di un decreto legge
Mercoledì prossimo, se non esploderanno contrasti all’interno, com’è buona prassi di ogni governo, compresi quelli che hanno la visione chiara su tutto,  il Consiglio dei Ministri varerà per decreto una riduzione dell’Irpef per il valore di circa 10 miliardi. Una somma consistente che potrebbe portare fino a 80 euro in più netti in busta-paga al mese per il 2014 per i redditi sotto i 25 mila euro lordi. Altro che i miseri 15 euro mensilidel governo Letta. Non c’è proprio paragone
La Cgia di Mestre ha calcolato che il cuneo fiscale ammonta a 296,4 miliardi di euro: 161,47 miliardi gravano sulle spalle dei datori di lavoro (pari al 54,47 per cento del totale), gli altri 134,97 (pari al 45,53 per cento del totale) sono a carico dei lavoratori dipendenti. 280,67 miliardi di euro derivano dall’Irpef, delle addizionali comunali/regionali Irpef e dei contributi previdenziali; gli altri 15,77 miliardi di euro sono ascrivibili all’Irap.
Passa il principio della concentrazione delle risorse su un’unica operazione, come annunciato dal ministro dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nell’intervista al Sole 24 Ore di martedì.4 marzo 2013.
La motivazione principale, che ha convinto il presidente del Consiglio ad agire in questo senso, è la drastica caduta dei consumi degli ultimi mesi.
Ma si va a vedere dove sono diminuiti i consumi, si vedrà che la fascia che li ha ridotti maggiormente è quella dei pensionati per i quali non si prevede ancora niente. Vedremo come saranno reperiti i 10 miliardi necessari.

La riduzione del cuneo sarà finanziata da  un ulteriore taglio dei servizi pubblici, probabilmente sanità e pensioni.

Perché la spending review rirucendo la spesa pubblica dal 2010,  ora incide sulla ciccia viva degli italiani. Per  quelli in servizio una partita di giro, per i pensionati, una perdita secca,

Il trattamento fiscale dei pensionati italiani è pesante e punitivo. Sia perché soffre dell’eccesso di prelievo che scaturisce dalla combinazione fra Irpef e addizionali regionale e comunale; sia perché, diversamente da quanto avviene nel resto d’Europa, il carico fiscale sulle pensioni è superiore a quello che grava sui redditi da lavoro dipendente di analogo ammontare. Basta ricordare un recente studio di Confesercenti che ha confrontato  il rapporto tra fisco e pensioni in Europa.

Detrazioni inique: 1840 euro per i dipendenti, 1725 per i pensionati sotto i 75 anni

Da questo studio emergono due significative differenze particolarità tutte italiane:
•    l’importo    delle detrazioni d’imposta riconosciute ai pensionati (1725 € al di sotto      dei 75 anni  e a 1783 € oltre 75      anni è inferiore a quello previsto a favore dei redditi da lavoro  dipendente (1840 €);
•    nel  nostro Paese non vi è traccia dei trattamenti impositivi agevolati che      sono riconosciuti nella quasi generalità dei paesi europei, ricorrendo a      deduzioni maggiorate e, talora, esentando parzialmente dall’imposta sul      reddito l’importo della pensione.
Uno sgravio esiste però sulla previdenza complementare, quasi a voler cogliere, come si dice, due piccioni con una fava: Da una parte incentivare l’adesione ad essa, dall’altra considerare sia la pensione pubblica che quella complementare, un “unicuum” . In tal caso alla fine dei conti si vede che qualche riduzione c’è. Ma non per tutti, perché anche in questo caso si annida una ingiustificabile discriminazione.
•    Per i lavoratori del settore privato, sia per  le prestazioni in forma periodica che per le prestazioni in capitale viene applicata una ritenuta nella misura del 15%. Per ogni anno successivo al 15° di iscrizione  alla previdenza  complementare c’è una riduzione annua di 0,30 punti sino ad un massimo di 6 punti, cioè il 9%.
•    Per i lavoratori del settore pubblico, le prestazioni in forma periodica vengono tassate:sulla base imponibile al 31/12/2000 nella misura dell’87,50% e per le somme maturate successivamente con tassazione ordinaria, al netto di quanto già tassato. Le prestazioni in capitale invece sono soggette a tassazione separata. Come si vede  la differenza è tanta e poi c’è ancora chi domanda perché i ministeriali non aderiscono a Perseo e Sirio!

Per rendersi conto del peso della penalizzazione per i pensionati italiani, basta vedere innanzitutto quanto paga  un pensionato italiano rispetto ai suoi “colleghi” europei. A questo fine, Confeseercenti  ha individuato due livelli di pensione entro i quali si collocano i due terzi dei 16,5 milioni dei pensionati italiani: quelli corrispondenti a 1,5 volte ed a 3 volte il trattamento minimo Inps (pari, nel 2013, a 9.661 euro e, rispettivamente, a 19.322 euro).
I pensionati italiani pagano il 20,73% di imposte, in Spagna il 9,5%.

elaborazione Confesercenti

 

Ma il pericolo maggiore insito nella riduzione del cuneo consiste nel fatto che per avere a disposizioni risorse certe, si possa procedere alla riduzione delle pensioni retributive. Così si avrà una riduzione di segno positivo ed una corrispondente di segno negativo e l’equilibrio finanziario sta a posto.
Camillo Linguella

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