Inps: voglio il Cud!

Scritto il alle 08:59 da [email protected]

Le difficoltà per avere il Cud dall’Inps e quelle più in generale di poter colloquiare con il gigante della previdenza italiana. Le incombenze di fornire i  servizi ai cittadini delegate ai Patronati.
I pensionati italiani vivono sotto un duplice incubo. Da una parte c’è il rapporto sulla spending review che sollecita a procedere a nuovi tagli sulle pensione, dall’altra parte c’è la dichiarazione dei redditi a condizione di avere il Cud dell’Inps.
Il  rapporto del commissario per la revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli è l’ennesimo attacco al sistema pubblico e del welfare ma sembra stoppato e pertanto lo tralasciamo momentaneamente. Occupiamoci del resto.
I processi di digitalizzazione, uniti a quelli del risparmio di risorse tecnologiche e umane, giustamente hanno imposto la telematizzazione di molti servizi.

L’Inps sicuramente è l’antesignano ed il più completo fra gli enti pubblici  che offrono servizi on line. A condizione che tutto sia tranquillo ed ordinario perché se poco poco c’è qualche cosa che deborda di un millimetro dalle previsioni non si sa dove sbattere la testa.
Evidentemente i politici e gli alti inpsburocrati hanno come riferimento un “archè” fatto da giovani rampanti english fluently, abili giocolieri di tablet e smartfone. Invece la realtà italiana, specie quella di riferimento dell’Inps, è una maggioranza di bassa o media acculturazione, sia a livello generale, sia e in maniera più marcata, a livello dell’uso di strumenti digitalizzati. Cioè non mangiano pane ed internet e non sanno (incredibile) cos’è facebook!
Prendiamo il caso di un pensionato che voglia avere il suo Cud.Quest’anno è mancato il comunicato stampa che dettava le disposizioni operative, memeri del flop dell’anno scorso, giustificato allora  che era la prima volta che si faceva.  Nella maggioranza dei casi la procedura è tutto ok. Si digita il Cf (codice fiscale) il Pin (personal identificative number) ed il Cud è bello e stampabile.
Ma può succedere che dopo aver atteso parecchio, pur ricevendo un’email automatica che ti avvisa che tutto è in ordine,  compaia sullo schermo “error” oppure veniamo informati che il cud non è disponibile, oppure l’utente non è autorizzato alla visualizzazione ecc…
Dopo aver ripetuto la procedura ci si attacca al telefono.
Quando finalmente al numero verde risponde qualcuno, cioè qualcuno per modo di dire, perché è una voce sintetizzata, sei costretto a premere vari numeri. Se vuoi questo digita 1, se vuoi quest’altro digita 2, in caso di pareggio fare i tempi supplementari…
Acceduti- non so se si può dire, ma questo mi è venuto – al servizio, viene la parte più bella, quando viene chiesta la data di nascita, il nome ed il cognome. Uno dice sono nato il 12 gennaio 1940. La voce di plastica risponde nato il 22 febbraio 45, conferma? Poniamo che dopo un paio di tentativi ci azzecca con la data, viene la parte più drammatica, quando si deve dire il nome ed il cognome, sapendo che nessuno di noi è immune da difetti dialettali di pronuncia. Il sistema ci indovina poche volte.
Anche a non voler considerare i cognomi degli extracomunitari, ma i cittadini della Valle d’Aosta e del Trentino Alto Adige, hanno dei cognomi diciamo un po’ tosti da pronunciare e da capire.
Non è previsto lo spelling per cui a meno di non chiamarsi Mario Rossi, sarà un’esperienza  estenuante.
A questo punto la strada obbligata è quella di rivolgersi ai Patronati o ai Caf che non vengono ringraziati minimamente per questo e tutti gli altri servizi che l’Inps ha riversato sulle loro strutture. Cioè a strutture private di assistenza vengono delegati compiti istituzionali costituzionalmente previsti.  Ed è di pochi giorni scorsi la polemica sui finanziamenti ai patronati facendo intendere che se non un furto si tratta, quantomeno sono finanziamenti indebiti e non controllati. Il patronato è un ente privato che offre servizi di pubblica utilità, tutela e promuove i diritti riconosciuti a tutte le persone dalle disposizioni normative e contrattuali – italiane, comunitarie e internazionali – riguardanti il lavoro,  la salute, la cittadinanza, l’assistenza sociale ed economica, la previdenza pubblica  e complementare. Inoltre sono sottoposti ad una rigorosa  vigilanza del Ministero del lavoro. Fanno veramente operazioni di interesse sociali, non sono come quelle associazioni culturali che sono coperture per l’uso di slot machines.
Ha cominciato il Messaggero e mi dispiace per G.A. Stella del Corriere della Sera che si è fatto scippare  nel  cortile di casa. Basta entrare in una sede di un qualsiasi patronato per rendersi conto del servizio che svolgono di trait d’union fra la burocrazia e i cittadini che altrimenti non saprebbero come districarsi dalla kafliana macchina pubblica.
Quando si rimarca che il Caf percepisce un contributo per compilare il 730, pochi ricordano  che era un compito soppresso del soppresso l’Inpdap in favore dei  suoi iscritti. Ora non più. Nessuno vieta di ripristinare le vecchie funzioni dell’Inps. Sarebbe un guadagno per tutti. Magari, così facendo si fa un servizio maggiore ai pensionati e poiché occorrerebbero  persone addette per l’espletamento di queste funzioni, si potrebbe ricorrere a nuove assunzioni. Così si  farebbe in contemporanea un servizio anche ai giovani. Altro che procedere al licenziamento di 85000 dipendenti pubblici perchè in esubero.
E’ ovvio che proprio in conseguenza del blocco del turn over, per l’istituto previdenziale italiano la delega ai patronati è stata una scelta quasi obbligata a dispetto di tutte le proclamazioni di costumer care, la cura del cliente. Ormai la dotazione organica, molto avanzata come età e quindi come formazione tecnologica specifica, è dichiaratamente insufficiente.

Già il fatto che comunque l’Inps assicuri il 90% delle sue funzioni sa del miracoloso! Il personale è demotivato e si sente al centro della causa del disavanzo economico del paese, dal modo in cui sono additati all’opinione pubblica dai Brunetta in poi. Per non parlare delle professionalità bruciate, quando non vilipese, sia dall’opinione pubblica che dai nuovi colleghi acquisiti. Mi riferisco al personale dell’ex Ipost, Inpdap, Enpals.

Camillo Linguella

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