I fondi in pool position per gli investimenti a lungo termine

Scritto il alle 08:53 da [email protected]

Con l’aliquota sui rendimenti finanziari al 26%, i fondi pensione che mantengono l’11% possono fare la differenza.

Nel Salone del Risparmio tenutosi  nel nuovo Centro Congressi dell’Università Bocconi a Milano la scorsa settimana,  il giorno 28 marzo 2014 è stato quello dedicato alla previdenza complementare. Infatti non si poteva eludere una posta così potenzialmente importante come può essere costituit dal risparmio previdenziale.  Che sia intervenuto anche un  rappresentante dei governo, Enrico Morando,  vice ministro del Mef, già questo costituisce di per sé una novità. Infatti sul tema della previdenza complementare finora il governo, da Renzi a Poletti, il ministro del Lavoro, si sono tenuti alla larga sull’argomento. Tuttavia la decisione sulle rendite finanziarie dimostra che non se ne sono dimenticati del tutto. Non voglio pensare ad una mera dimenticanza, perché altrimenti già avrebbero provveduto ad “armonizzare” le aliquote, come ha promesso il vice ministro, cioè portandole al 20 o 26%.
Non si dimentichi che recentemente Il governo Renzi  ha deciso:
•    portare l’aliquota sui rendimenti finanziari al 26%
•    lasciare quella sui titoli del debito al 12,50%
•    lasciare quella sui rendimenti della previdenza complementare all’11%.
L’indicazione del governo è molto precisa, incanalare tutte le risorse sui Bot e Cct. Naturalmente, diciamo così  questa scelta ha suscitato qualche perplessità negli operatori finanziari, perché l’argent sarà dirottato sui titoli pubblici e non nell’economia. Quindi il rilancio di questa non è ancora prioritario.
Morando è intervenuto per rassicurare un po’ tutti e su questa parte specifica ha affermato: “Ci rendiamo conto che alcune decisioni, prese per adempiere all’impegno di copertura del finanziamento del nostro debito, potrebbero distorcere le scelte di risparmio degli italiani. C’è il rischio di  soluzioni incoerenti e farraginosi sul tema fiscale che non contribuiscono a migliorare le aspettative, per questo voglio prendere l’impegno alla armonizzazione“.
Nel frattempo che questa promessa venga mantenuta, gli investitori privilegiati diventano  i fondi pensione con il loro patrimonio ammontante a ben 110 miliardi di euro. Investiti per la maggior parte proprio nel debito pubblico. Perché mancano strumenti per venir incontro alle PMI per mancanza di strumenti finanziari, dopo il sostanziale fallimento dei mini bond. Mentre da noi si continua a giocare di sponda su come i fondi possono aiutare il rilancio delle PMI, in sede europea è allo studio un approccio più concreto. La Commissione europea cerca nuovi canali per gli investimenti a lungo termine, mobilizzando risorse private prioritariamente i fondi pensione, per aiutare le imprese piccole e medie a ritrovare quell’accesso al credito che hanno perso a causa delle difficoltà delle banche.

La roadmap presentata dalla Commissione il 27 marzo 2014,  ha come obiettivo la crescita: “Siamo stati ambiziosi con la regolamentazione del settore finanziario, ora con la ripresa dobbiamo essere ugualmente ambiziosi nel sostenere la crescita”, ha detto il commissario al mercato interno Michel Barnier, convinto che “il nostro sistema finanziario deve riguadagnare e accrescere la sua abilità di finanziare l’economia reale, e questo include banche e investitori istituzionali come assicurazioni e fondi pensione”.

I fondi pensione in Europa sono circa 125mila, che hanno asset per 2,5 triliardi di euro con orizzonte a lungo termine. Regolati da una direttiva del 2003 che fissa i requisiti fondamentali come l’obbligo di investire con prudenza e sempre nell’interesse dei membri e dei beneficiari, oggi cercano nuove strade. perchè la situazione è cambiata. La direttiva sarà aggiornata alle nuove esigenze: ad esempio serve rafforzare la governance dei fondi e aumentare le informazioni agli aderenti  e beneficiari,  rendere possibile il loro utilizzo in più Stati membri, in modo che le aziende multinazionali che si appoggiano ad essi possano realizzare economie di scala. A beneficio anche dei lavoratori che possono contare su un solo fondo anche se cambiano Paese.
Inoltre la proposta prevede di ‘modernizzare‘ e alleggerire le restrizioni ad investire in modo che i fondi possano mettere risorse in progetti per infrastrutture o altri investimenti a lungo termine.
La ricerca di  nuovi mezzi è quanto mai urgente perché le aziende non ricevono più finanziamenti. Nel 2013 solo la metà delle imprese italiane e spagnole, e un terzo delle olandesi e greche, hanno ricevuto l’intera somma chiesta in prestito alle banche.
L’investimento nella previdenza complementare ben si inserisce nell’obiettivo europeo degli investimenti a lungo termine.

Fra i possibili strumenti o architetture finanziarie individuate,  spiccano gli ELTIFs, fondi europei di investimento a lungo termine.

In pratica si tratta di un OICR armonizzato alternativo chiuso che investe prevalentemente in attività a lungo termine. Con gli ELTIFs si punta a rilanciare il finanziamento dell’economia reale europea contribuendo a diffondere forme di finanziamento alternative al credito bancario. In questo contesto gli investitori istituzionali e le forme di previdenza complementare possono svolgere un ruolo determinante così da assicurare agli aderenti ai fondi quei rendimenti che consentano poi di avere una rendita ottimizzata in linea con le proprie aspettative sul tenore di vita da pensionati.

Camillo Linguella

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