Tarelli al Parlamento: la riforma Fornero non annulla la complementare

Scritto il alle 09:18 da [email protected]

Audizione del Presidente della Covip, Rino Tarelli  alla Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Estendere il silenzio assenso ai ministeriali e mantenere il trattamento di fine servizio. Giò ora il 46% degli italiani percepisce una pensione sotto i mille euro mensili.

Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla funzionalità del sistema previdenziale pubblico e privato, alla luce della recente evoluzione normativa ed organizzativa, anche con riferimento alla strutturazione della previdenza complementare, il 2 aprile 2014 c’è stata l’audizione del presidente, Rino Tarelli, e del direttore generale, Raffaele Capuano, della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP).

Tarelli ha iniziato ricordando come il numero degli aderenti alla previdenza complementare è ancora inferiore alle aspettative. Sono quindi molti i lavoratori  senza adeguata copertura previdenziale, specie i giovani. Né aiuta le adesioni la ventilata estensione delle agevolazioni previste con altre forme di risparmio gestito tipicamente finanziarie, come  le agevolazioni fiscali che l’ordinamento  riconosce alla previdenza  complementare  in virtù della  dignità dell’interesse costituzionalmente protetto ( art 38 comma 2).  La riforma Monti Fornero è sembrata in un primo momento  aver messo in discussione l’assetto multi pilastro del nostro sistema pensionistico avendo introdotto un maggior automatismo tra età di pensionamento e aspettativa di vita. Un allungamento della vita lavorativa aumenta il montante ma pesa il meccanismo della revisione dei coefficiente di trasformazione.
Se il nuovo meccanismo  può consentire un più elevato tasso di sostituzione offerto dalla pensione pubblica,  tale ipotesi sconta l’incertezza di una serie di fattori, l’ingresso ritardato nel mondo del lavoro, la flessibilità dei contratti, l’aggancio della rivalutazione dei contributi nei confronti del pil.

Un sistema previdenziale, come è riconosciuto dalle più importanti istituzioni internazionali, previsto su due pilastri, poggia su basi  più solide perché assicura anche una diminuzione del rischio  di cambiamento delle regole del gioco della pensione pubblica cosa che avviene con una certa frequenza in questi ultimi anni!

 Nel periodo 2008/12  il Pil è diminuito del 7% e nel 2013 si prevede del  1.9%, mentre i rendimenti cumulati delle forme di previdenza complementare sono stati

Rino Tarelli, presidente Covip

tutti positivi.

Il giorno prima dell’audizione, la Covip è stata promotrice di  un incontro con i vertici dei principali Fondi pensione e delle Casse previdenziali, alla presenza delle parti sociali e della Cassa Depositi e Prestiti, per vedere le possibilità  di intervento di rilancio dell’economia reale nel Paese. Ma anche per questo scopo in ogni caso, si deve sempre tenere conto di due elementi fondamentali che caratterizzano i fondi pensione: l’autonomia gestionale e la loro missione che è quella di assicurare agli iscritti una pensione integrativa. Si tratta di  disegnare uno scenario possibile di investimenti senza intaccare nè l’uno, nè l’altro..
Gli scritti attuali sono  circa 6.200.000,   il 27% dei lavoratori, ma è elevato il numero di coloro che hanno sospeso la contribuzione poiche scontano  difficoltà occupazionali. Depurando la percentuale dai lavoratori “silenti”,  cioè quelli che non versano più, la percentuale degli aderenti scende al 20%. Tuttavia complessivamente c’è stato un aumento di iscritti e l’incremento maggiore si è verificato nei Pip.
I giovani rischiano di essere i più colpiti dall’esiguità dei trattamenti pensionistici obbligatori
Per superare questo gap bisogna pensare a meccanismi di adesione automatica garantendo la facoltà di revoca entro un lasso di tempo predefinito, sul modello di quanto già fatto in altri paesi come  l’Inghilterra, mentre per favorire le adesioni nel pubblico impiego ci possono essere  due possibili linee di intervento, la prima l’equiparazione delle regole fiscali e abolire l’obbligatorietà, per coloro in servizio prima del 2001, di trasformare il tfs in tfr.  Per rilanciare le adesioni ai fondi pubblici per i nuovi assunti può essere utile estendere a questa categoria il silenzio assenso.

Il problema non è più eludibile. Il periodo delle” pensioni d’oro” fra qui ed i prossimi 5 anni si andrà ad esaurire e un lavoratore deve avere la consapevolezza che se ora percepisce uno stipendio medio netto di 2000 euro mensile, si dovrà rassegnare ad avere una  pensione di 950 euro mensili, meno del salario minimo di 1000 euro universale di cui si favoleggiava all’inizio della legislatura. Sempre che i nuovi censori che oggi hanno individuato nei pensionati gli scellerati sanguisuga dell’economia italiana, non decidono di ridurla ulteriormente.
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Secondo l’Istat i  pensionati prendono in  media 16mila euro l’anno, mentre già ora 7 milioni sono sotto mille euro al mese. Il 42,6%. Nel futuro potrebbero essere anche la quasi totalità.

Questi dati, resi noti ieri, ma  riferiti al 2012,  ci dicono che la spesa pensionistica è stata di 270,7 miliardi, in crescita dell’1,8% sull’anno precedente. La spesa complessiva cresce, ma quella individuale diminuisce.
Basterebbero  queste cifre a scatenare la corsa all’iscrizione. Ma non è così. Bisogna favorire la conoscenza dei problemi previdenziali, perché è un tema incredibilmente non conosciuto.Anche perchè chi aderisce non fa una scelta al buio.

Già ora, fin  dal momento dell’adesione è possibile conoscere la previsione della possibile rata di pensione nel futuro in forma standardizzata ed in corso partecipazione al fondo averla in forma personalizzata.
Va da sé che la previsione contenuta  in tale simulazione potrebbe essere ben più efficace se fosse  collegata con un’analoga previsione della pensione maturata nel sistema obbligatorio, insomma se ci fosse la busta arancione.
Infine non si deve trascurare che  il rendimento dei fondi è stato positivo, del 5.4% i fondi negoziali, del 8.1 fondi aperti, il  12.2% dei Pip, mentre il tfr si è dovuto accontentare di una rivalutazione del 1.7%.
Risultati migliori sono stati conseguiti nei  comparti azionarì. E’  stato del 12.8%  per i fondi negoziali,  del 15.8% i fondi aperti e  19.3% per i Pip.
Guardando il periodo 200/2013, pur in presenza di turbolenze finanziarie la scelta di aderire ai fondi è stata vincente sia per l’erogaione del contributo datoriale, sia per i vantaggi fiscali, sia del rendimento finanziario cumulato che è stato del 48.7%.
Camillo Linguella

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