Risoppressa la Covip

Scritto il alle 09:13 da [email protected]

Il Governo propone la soppressione della Covip ed il passaggio delle funzioni alla Banca d’Italia. Un primo passo per investire il risparmio previdenziale ad uso dell’Esecutivo.

La Covip, l’autorità di vigilanza sulla previdenza complementare, fu soppressa sa Mario Monti nella prima versione del decreto legge 95/2012 istituendo al suo posto l’Irvap, che includeva anche la vigilanza sulle assicurazioni.
L’IVARP durò un paio di giorni, poi la Covip riacquistò la sua esistenza. Il precedente decreto di Monti ne faceva  una succursale di Bankitalia, consolidando  l’invasione dei tecnocrati in tutti gli snodi della vita sociale, anche quelli a sfondo rappresentativi, dietro il paravento della “competenza specifica” o tecnica. L’attuale  proposta di Renzi, va oltre. Inclusa nella  più complessiva  riforma della P.A, apre il capitolo del destino delle autorità indipendenti, non tenendo conto che il mercato ha bisogno proprio di autorità indipendenti, non di dipartimenti ministeriali o bancari.
La proposta prevede l’incorporazione sic e simpliciter della Covip in Bankitalia.

L’annuncio della riforma  della PA è stata accompagnata dall’apertura di una sorta di “pubblica consultazione”. Da una parte, copiando Grillo, si utilizza la mitica “rete”, invitando  tutti i cittadini a dire la loro, e dall’altra si vogliono  recepire le opinioni delle parti sociali  (guai a chiamarla concertazione).

Poi il 30 giugno sarà emanato un decreto secondo quello che il governo ha deciso. Sono curioso di sapere come saranno trattate le 3000 e-mail che la Madia asserisce di aver già ricevuto, se si estrapolerà qualcosa o è il classico specchietto per le allodole. In sostanza si tratta di smoke in your eyes (fumo negli occhi).
Ma ammesso che fosse vera questa fase di acquisizione di altrui pareri, forse ci potrebbe essere ancora spazio per far cambiare idea a Renzi e a Delrio per far emanare dalla ministra Brunetta Madia gli atti conseguenti per il mantenimento della Covip.

L’operazione di eliminazione fa parte della furia destruens che con la scusa del risparmi e dell’eliminazione degli sprechi, si restringono gli spazi di rappresentanza e di democrazia  (vedi Senato e Province). Il ricorso alla rete poi è un ridicolo atto emulativo.
La previsione di sopprimere la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, trasferendone le relative funzioni alla Banca d’Italia, è una decisione profondamente erronea. I costi della Covip, che non sono esorbitanti, circa 250.000 euro annui,  non incidono sul bilancio dello Stato perché  il suo finanziamento viene assicurato direttamente dai fondi pensione, che sono soggetti privati, in linea con quanto avviene nel resto d’Europa e secondo il modello delle Autorità indipendenti.

A chi ha espresso l’opinione contraria alla soppressione, il presidente del consiglio ha già sprezzantemente risposto secondo la sua impostazione mentale: secondo lui non esistono idee o proposte diverse dalle sue fatte in buona fede, ma vengono fatte sempre ed unicamente per mantenere un privilegio, una prebenda, il potere, inteso  questo come illegittimo se non usurpato.
La Covip ha il compito di vigilare sul buon funzionamento del sistema dei fondi pensione, a tutela degli aderenti e dei loro risparmi destinati a previdenza complementare.
Istituita nel 1993 con decreto legislativo n. 124 del 21 aprile 1993, ha iniziato a operare nella sua attuale configurazione – con personalità giuridica di diritto pubblico – dal 1996.
Di recente le sono stati attribuiti anche compiti di controllo sugli investimenti finanziari e sul patrimonio delle Casse professionali private e privatizzate.

Nel caso della Covip non essendovi né sprechi né risparmio, vi è solo una ulteriore decisione  di  accentramento di potere. Questa decisione, che oltre a non avere nessun concreto effetto sulla spesa pubblica, fa intravedere  una intenzione del governo di poter mettere più liberamente mano sul patrimonio  della previdenza complementare, che se anche non rilevante in termini macroeconomici, rappresenta sempre circa 110 miliardi di euro raccolti a tutt’oggi.
C’è stato un lungo periodo di interregno, dopo la fine del mandato del presidente Finocchiaro, il  che dava adito a qualche ipotesi di diversa configurazione dell’Autorità. Ma poi alla fine, proprio di recente un presidente è stato nominato: Rino Tarelli.
Si pensava che con  la nomina del presidente,  la ricomposizione della Commissione e il trasferimento in una sede nuova, l’Autorità di vigilanza potesse dedicarsi con tranquillità ai suoi delicatissimi compiti.Invece non è stato così.

Trasferendo i compiti alla Banca d’Italia  si confonde la natura del risparmio previdenziale con quello finanziario e bancario. Il mantenimento di un’autorità specifica dedicata alla vigilanza e alla regolamentazione del settore della previdenza complementare è una condizione essenziale per preservare l’unitarietà e l’omogeneità delle funzioni di controllo nel settore della previdenza complementare, anche perché  l’investimento previdenziale ha una sua particolare peculiarietà legata alla sua funzione  sociale e non speculativa.
Infatti il governo proprio per questo è interessato che questo  risparmio sia incrementato e  anche a tal fine ha mantenuto  inalterata l’aliquota fiscale sui rendimenti finanziari della previdenza complementare all’11%, quando avrebbe tranquillamente potuta elevarla al 12.5% che è quella dei rendimenti dei Bot, senza suscitare eccessivi strepiti.

Ma gli scenari che si aprono non sembrano favorevoli.

Camillo Linguella

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