Le agevolazioni fiscali della previdenza complementare

Tasse agevolate per favorire la diffusione della previdenza complementare. Più alte quelle per i dipendenti pubblici  e nessuna previsione di equiparazione. Si possono dedurre più di 5000 euro all’anno.
E’ tempo della dichiarazione dei redditi, in attesa che venga abolita, poichè ormai si sa tutto di tutti, bisogna compilare il 730 e per gli scritti alla previdenza complementare ricordarsi di dedurre i contributi versati. Ma non è solo questo il beneficio fiscale, ce ne sono anche altri.

La finalità della previdenza complementare è quella di erogare una pensione aggiuntiva, chiamata rendita,  per assicurare una adeguato tenore di vita almeno uguale a quello in godimento quando si era in attività lavorativa. Per invogliare i lavoratori, autonomi o dipendenti, la legge ha previsto una serie di agevolazioni fiscali che sono estremamente vantaggiose e di cui non sempre si ha una piena cognizione.
Esse riguardano
–    la deducibilità dal reddito dei contributi versati;
–    al regime fiscale  dei rendimenti finanziari
–    al regime fiscale delle prestazioni, a prescindere che siano in rendita o in     capitale.
Sono al momento esclusi dal campo di applicazione della riforma apportata dal decreto legislativo n. 252 del 2005 i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni che si iscrivono a forme pensionistiche di carattere negoziale a loro destinati (Espero, Perseo e Sirio).

Sono anni che si chiede di porre fine a questa ingiustificata discriminazione, ma nessuno vuole porre rimedio. Poi ci si domanda come mai i ministeriali non aderiscono alla previdenza complementare. I benefici previsti dal decreto legislativo 205/05 si applicano, invece, ai dipendenti pubblici che aderiscono a fondi aperti o ad altre forme pensionistiche individuali.
Ai dipendenti esclusi continua ad applicarsi la disciplina del Decreto legislativo n. 124 del 1993.
La previdenza complementare si finanzia attraverso la raccolta dei contributi e il loro
investimento in mercati finanziari, a partire dal primo versamento effettuato, la forma di previdenza prescelta apre, per ciascun lavoratore iscritto, una posizione individuale che viene alimentata dai successivi contributi versati e dai rendimenti che si maturano attraverso la gestione finanziaria delle risorse.
Per i lavoratori dipendenti e per i titolari di rapporti di collaborazione il finanziamento  può essere attuato mediante il versamento di contributi a carico del lavoratore, del datore di lavoro o del committente. Inoltre, i lavoratori dipendenti alimentano la propria posizione previdenziale con il conferimento del TFR “maturando”.
Per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, il finanziamento delle forme di previdenza
complementare si realizza mediante contribuzione a carico degli stessi.
È prevista la possibilità di finanziare, mediante versamento di contributi, non solo la propria posizione previdenziale ma anche quella di persone fiscalmente a carico.
I contributi versati alle forme di previdenza complementare dal lavoratore e dal datore di lavoro (o committente) sono deducibili dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef per un importo non superiore a 5.164,57 euro.
Per i pubblici dipendenti i contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile entro il limite più basso tra:
•    Il 12% del reddito complessivo
•    L’importo assoluto di € 5164,57 annui
•    Il doppio del TFR versato a previdenza complementare

Dal 2007 la deducibilità è stata estesa anche ai contributi versati a forme pensionistiche
complementari istituite presso gli Stati membri dell’Unione Europea.
AGEVOLAZIONE PER I LAVORATORI DI PRIMA OCCUPAZIONE
Una maggiore deduzione è stata prevista in favore dei lavoratori con prima occupazione
successiva al 1° gennaio 2007, cioè per quei lavoratori che alla data di entrata in vigore del Decreto legislativo n. 252 del 2005 non erano titolari di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi ente di previdenza obbligatoria.
In particolare, limitatamente ai primi 5 anni di partecipazione alle forme pensionistiche
complementari, è consentito, nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione a
tali forme, di dedurre dal reddito complessivo dichiarato ai fini Irpef contributi eccedenti
il limite di 5.164,57 euro, fino a un ammontare pari alla differenza positiva tra l’importo
di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche, e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro l’anno. L’agevolazione fiscale spetta anche quando si versano contributi nell’interesse dei familiari a carico.
In tal caso, però, la deduzione in favore del contribuente nei confronti del quale dette persone sono a carico spetta per l’ammontare non dedotto dalle persone stesse, fermo restando
l’importo complessivo di 5.164,57 euro. L’Agenzia delle Entrate  ricorda che un familiare, per essere considerato a carico di un altro, deve possedere un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili sostenuti.
Nel computo del reddito si considerano anche le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica.
LE IMPOSTE SUI RENDIMENTI
I fondi pensione in regime di contribuzione definita, gestiti in via prevalente secondo il
sistema tecnico-finanziario della capitalizzazione, sono soggetti all’imposta sostitutiva
dell’11 per cento, a titolo definitivo.
IL REGIME FISCALE DELLE PRESTAZIONI
Le prestazioni erogate dal fondo di previdenza possono essere corrisposte:
_ in forma di capitale, fino ad un massimo del 50 per cento del montante finale accumulato;
_ in forma di rendita (periodica).
La prestazione può essere erogata interamente in capitale se la rendita, derivante dalla conversione di almeno il 70 per cento del montante finale, è inferiore al 50 per cento dell’assegno sociale che nel 2014 è di 447.61 euro mensili. Quindi se la rendita è di 224 euro si può chiedere tutta la prestazione in capitale.
Sia in capitale che in rendita opera una ritenuta del 15 per cento. Tale aliquota è ridotta dello 0,30 per cento per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali, aliquota del 9%.
Per il TFR che il lavoratore ha deciso di lasciare in azienda è tassato, in linea generale, con l’applicazione dell’aliquota media di tassazione del lavoratore che, in base alle aliquote Irpef attualmente in vigore, non può essere inferiore al 23 per cento.
Per i pubblici dipendenti:
•    Le prestazioni in forma periodica vengono tassate:sulla base imponibile al 31/12/2000 nella misura dell’87,50% e per le somme maturate successivamente con tassazione ordinaria, al netto di quanto già tassato
•    Le prestazioni in capitale sono soggette a tassazione separata

L’ANTICIPAZIONE
L’iscritto può richiedere un’anticipazione della posizione individuale maturata.
La richiesta può essere fatta, a seconda delle esigenze, per determinati importi e per motivi ben precisi. In alcuni casi è inoltre necessario possedere una sorta di “anzianità” di
iscrizione (8 anni).
Quelle erogate in qualsiasi momento, per un importo non superiore al 75 per cento, per spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge e ai figli per terapie e interventi straordinari: ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15 per cento.
È prevista, inoltre, una riduzione di detta aliquota pari a 0,30 punti percentuali per ogni
anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.
Per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé o per i figli: ritenuta a titolo di imposta del 23 per cento.
Per il Riscatto parziale, totale o agli eredi: l’aliquota  è del 15% riducibile a 9, il riscatto per altri motivi è  del 23%.
Per i pubblici dipendenti sia per le anticipazioni che per i riscatti vale il criterio della tassazione separata che non può essere inferiore al 23%..
Camillo Linguella

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