Chiusa la GNP 2014: Un bilancio decisamente positivo

Scritto il alle 08:59 da [email protected]

Perseo annuncia la fusione con Sirio. I lavoratori restii a disfarsi del Tfr
Grande partecipazione specie fra i giovani. I fondi alla ricerca del rilancio ed il governo alla ricerca dei soldi del patrimonio dei fondi.
La quarta edizione della Giornata Nazionale della Previdenza, terminata venerdì 16 maggio 2014 con un innegabile successo, ha svolto un ruolo di supplenza e sussidiarietà formativo che le istituzioni  non sanno o non vogliono dare. Solo il 25 maggio 2011 per iniziativa del Ministero del Lavoro ci fu un’analoga manifestazione istituzionale: “Un giorno per il futuro”, dedicata alla diffusione della cultura previdenziale.

La Gnp, che richiede un enorme sforzo organizzativo è fondamentalmente una manifestazione organizzata da privati   che fa da apripista al Forum della Pubblica Amministrazione  che si terrà fra poco a Roma. 

L’enorme partecipazione a tutti gli appuntamenti della GNP non fa che sottolineare la sete di conoscenza che hanno i cittadini sul loro futuro.Non a caso il punto clou della manifestazione è stata la mitica busta arancione, lo strumento che consente di avere una proiezione della propria pensione.
Dalla edizione 2014 della Gnp arrivano  un paio di  conferme ed una novità: le  conferme riguardano la ricerca di una strada per un maggior apporto dei fondi alla ripresa economica, l’altra  è che gli italiani non amano conferire il tfr alla previdenza complementare; la novità è l’annunciata fusione dei fondi del pubblico impiego Perseo  e Sirio.
La partecipazione del presidente della Cassa Depositi e Prestiti alla manifestazione, a pochi giorni dall’audizione alla Commissione Bicamerale di vigilanza sulla previdenza, dove si era parlato di una possibile sinergia di investimenti con i Fondi Pensione a favore delle  PMI e dell’economia in genere, non fa che confermare questa ipotesi. I 110 miliardi di euro del patrimonio dei Fondi Pensione fanno gola, maggiormente ora che invece dell’annunciata ripresa l’Istat ha rilevato come il Pil nel primo trimestre è ancora di segno negativo ( – 0.1%) e Morando, vice ministro del Tesoro, sapendo che questo può minare il disegno degli 80 euro per tutti,  parla nuovamente di tagliare le pensioni d’oro. Poiché non è uno sprovveduto, parla in questo modo per non spaventare i pensionati a pochi giorni dal voto europeo, ma sa benissimo che con il taglio delle cosiddette pensioni d’oro si racimolano al massimo  4/5 milioni di euro, mentre ne servono molto, molto di più.

Sul conferimento del Tfr la riluttanza è immutata. Far comprendere la positività del conferimento del Tfr  è  centrale per la diffusione della previdenza integrativa.  Chiarire bene questo punto, significa aumentare automaticamente le adesioni senza bisogno di leggi che le rendano obbligatorie.

La possibilità di utilizzare il trattamento di fine rapporto  quale forma di finanziamento per la previdenza complementare è  la maggiore molla psicologica che ne ha bloccato il decollo. E a pensare che il conferimento del Tfr era stato individuato come una delle maggiori opportunità offerte ai dipendenti per costruirsi una adeguata pensione integrativa senza dover sopportare esborsi  mensili molto onerosi e beneficiare,  invece dei rendimenti  previsti dalla legge per rivalutare il Tfr ( 1.5% + lo 0.75% dell’inflazione), i maggiori rendimenti finanziari.

Nel 2013  il Tfr si è rivalutato dell’1.9% a fronte del rendimento del 5.7% dei fondi pensione.   Le paure più strane, le leggende metropolitane più assurde, di fatto, hanno ostacolato ed ostacolano il decollo appieno della previdenza integrativa in Italia, nonostante che i provvedimenti  adottati in tema di pensione obbligatoria, l’ultimo quello della Fornero, tutti riduttivi della pensione pubblica, avrebbero dovuto costituire uno sprone.

Durante il mio incontro alla Gnp sul tema specifico :”il Tfr è meglio in azienda o alla previdenza complementare “, molto partecipato nonostante l’ora tardi, mi sono sforzato di fugare tutte le ombre sull’argomento, illustrando le caratteristiche del Tfr e  come funziona la previdenza complementare ed i vantaggi offerti da questa, non solo come rendita finale, ma anche come possibilità di  anticipazione ( si pensi alla possibilità di avere un anticipo del 30% del capitale accumulato senza dover dare nessuna giustificazione).

partecipanti all’incontro sul Tfr

Molti ignorano che l’adesione alla previdenza complementare consente il versamento aggiuntivo dell’1% della retribuzione da parte del datore di lavoro. E badate che in un piano previdenziale di 20 anni, quanti ne occorrono per conseguire il diritto alla pensione pubblica, diventa una cifra di una certa consistenza.
Ribadisco, che nonostante l’incontro era in tarda serata, la presenza è stata numerosissima,con molte richieste di chiarimento, a sottolineare l’importanza dell’argomento.
Ma conti alla mano, forse complice la diffusa sconoscenza del problema, solo il 25% per cento degli italiani  si è convinto che il tfr è meglio alla previdenza complementare che in azienda, percentuale che crolla clamorosamente nel pubblico impiego dove neppure la trincea del 10% di adesioni, statisticamente prevista come potenziale, non è stata neppure sfiorata.

Maurizio Sarti – DG Fondo Perseo

Per i fondi pubblici c’è una prospettiva di fusione, annunciata dal direttore generale del Fondo Pensione Perseo, Maurizio Sarti,  una scelta che doveva essere fatta già inizialmente, ma come dire meglio tardi che mai. Gli iscritti ci hanno tutto da guadagnare  a cominciare dalle economie di scala.

Ci si domanda sotto quale buona stella si rifugerà il nuovo fondo, ma molto probabilmente con uno sforzo di fantasia non eccessivo, il nuovo fondo si chiamerà Perseo-Sirio.
L’operazione vuole rispondere all’esigenza di accrescere il patrimonio in gestione e ridurre i costi per i lavoratori. La fusione, con l’allargamento della fascia associativa e l’aumento del patrimonio, permetterà di rendere l’adesione ancora più favorevole.

Sirio e Perseo  hanno già  verificato  che l’operazione di fusione è soddisfacente  e il passaggio avverrà senza oneri o spese a carico degli aderenti;  inoltre  non si verificheranno soluzioni di continuità nella gestione delle posizioni individuali interessate dall’operazione di fusione.
Bisogna ricordare che i fondi pubblici in questione hanno avviato la loro attività in un contesto di blocco dei rinnovi contrattuali e di progressiva contrazione delle risorse disponibili. Infine, in tempi di spending review selvaggia, non era ammissibile avere due fondi perfettamente speculari con una duplicazione di organi. Al posto dei due consigli d’amministrazione per esempio ce ne sarà uno solo con un numero di componenti tra un minimo di 10 e un massimo di 16. I  due consigli attuali assieme contano  ben 36 consiglieri.

Camillo Linguella

 

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