Una pensione decente per le casalinghe

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Il Fondo casalinghe boccheggia. Con una pensione media di 60 euro mensile è più conveniente puntare all’assegno sociale. Occorrono nuove  misure e rendere operativo l’accredito degli sconti al supermercato.
Ora che il bonus degli 80 euro è stato concretamente versato agli aventi diritto, è ora di pensare anche agli esclusi,  dai pensionati agli incapienti, cioè coloro che hanno un reddito minimo o nessun reddito. Fra costoro a buon diritto si includono le persone che si dedicano esclusivamente alla conduzione della casa con annessi e connessi. Fra costoro, il nucleo principale è costituito dalle casalinghe.

Le casalinghe italiane sono quasi 5 milioni, 4 milioni 879 mila per esser precisi, di cui circa 800 mila sotto i 35. La maggior parte di esse vive al sud. Non costituiscono una classe omogenea, ma molto variegata. I filoni fondamentali sono due: quelle che hanno deciso di dedicarsi alla famiglia per libera scelta e quelle che stanno a casa perché non hanno trovato lavoro. Sono in aumento anche i casalinghi, stimati in 70mila fra cassaintegrati, disoccupati o esodati.
Il lavoro che costoro svolgono nell’accudire la casa ed i familiari, spesso anziani e disabili costituisce quella parte di welfare per il quale lo Stato non sborsa un centesimo.

Senza reddito e senza benefit lo Stato pensò almeno di risarcire queste persone dando la possibilità di costituirsi  una pensione, istituendo un apposito fondo pensione il “Fondo per lavori di cura familiare non retribuiti”  comunemente chiamato per brevità “Fondo Casalinghe”.
Il Fondo è stato istituito dal 1.1.1997, per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari. Gli iscritti sono circa 25.000 ben poca cosa rispetto alla platea potenziale e la risposta la troviamo nella mancata convenienza del fondo.

Possono iscriversi i soggetti di entrambi i sessi e di età compresa fra quella prevista dalle norme sull’avviamento al lavoro (16 anni – 15 se è assolto l’obbligo scolastico) e i 65 anni di età se:
•    svolgono lavoro in famiglia non retribuito connesso con responsabilità familiari, senza vincoli di subordinazione;
•    non sono titolari di pensione diretta;
•    non prestano attività lavorativa dipendente o autonoma per la quale sussista l’obbligo di iscrizione ad altro ente o cassa previdenziale;
•    prestano attività lavorativa part-time se, in relazione all’orario e alla retribuzione percepita, si determina una contrazione delle settimane utili per il diritto a pensione.
L’importo dei versamenti è libero, tuttavia, versando almeno 25,82, euro verrà accreditato un mese di contribuzione. L’Inps accrediterà per ogni anno tanti mesi di contributi quanti ne risultano dividendo l’importo complessivo versato nell’anno per 25,82 euro (se si versano in un anno 110 euro, ad esempio, i mesi accreditati saranno 4). Il versamento può essere effettuato in qualsiasi momento dell’anno.

I contributi versati sono interamente deducibili dal reddito imponibile Irpef del dichiarante, anche per i familiari fiscalmente a carico.
Spettano, a carico dell’Inps, le seguenti prestazioni:
•    pensione di inabilità, con almeno 5 anni di contributi, a condizione che sia intervenuta l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa
La pensione di vecchiaia:
•    viene liquidata solo se l’importo maturato risulta almeno pari all’ammontare dell’assegno sociale maggiorato del 20% (1,2 volte l’assegno sociale) cioè pari a 546 euro mensili;
•    si prescinde dall’importo al compimento del 65° anno di età.
La  pensione non è reversibile.
Il fondo ha erogato finora pensioni di importo  medio pari a 772 euro l’anno, 60 euro mensili. E’ chiaro che la maggior parte delle casalinghe punta all’assegno sociale.
L’ assegno sociale è una prestazione assistenziale che ha sostituito la pensione sociale dall’1.1.1996 e prescinde dal versamento dei contributi. Spetta ai cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate. Il diritto alla prestazione è accertato in base al reddito personale per i non coniugati e in base al reddito cumulato con quello del coniuge, per quelli coniugati. L’assegno sociale non è soggetto a trattenute Irpef , non è  parimenti reversibile ai familiari superstiti e non può essere erogato all’estero. Il soggiorno all’estero del titolare, di durata superiore a 30 giorni, comporta  la sospensione dell’assegno fino al rientro in Italia. Hanno diritto all’assegno sociale i cittadini italiani, comunitari e stranieri extracomunitari titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo,  avere 65 anni e tre mesi,  risiedere effettivamente ed abitualmente in Italia per almeno 10 anni ed essere sprovvisti di reddito
 Nel 2014 l’assegno sociale è  447,61 €, pari a 5.818,93 € l’anno.
Visto il mancato decollo del Fondo Casalinghe si pensò di por mano ad un fondo pensione complementare specifico,  “il Fondo pensione per la famiglia”, istituito da Donneuropee e  Federcasalinghe con decreto istitutivo firmato dal  ministro del Lavoro. L’ambizione era quello di emulare il ricchissimo e potente fondo  delle vedove scozzesi.   Ma la realtà si è rivelata ben altra.
La novità dell’iniziativa è che si trattava di un Fondo a «punti»: oltre ai versamenti volontari di un minimo di 25 euro mensili più una tantum di 5 euro all’atto dell’iscrizione, le casalinghe avrebbero potuto destinare al Fondo gli sconti o i punti che generalmente i supermercati o la grande distribuzione riserva ai suoi clienti.
Ciò significa che se, ad esempio, l’iscritto entrava in un supermercato convenzionato, avrebbe avuto diritto ad un duplice sconto: l’uno collegato al prezzo del singolo prodotto acquistato (se convenzionato), l’altro (pari in media al 3%) sul totale della spesa sostenuta. Al momento del pagamento alla cassa una apposita card avrebbe riconosciuto la misura complessiva dello sconto e attribuendo  una cifra corrispondente al fondo pensione.
Istituito nel 2001  il Fondo Famiglia che non ha raggiunto il numero minimo di aderenti previsto dalla Covip, è stato messo in liquidazione nel 2009 e gli iscritti trasferiti ad Arca Previdenza.
Il sistema dei “punti” è stato fatto proprio dal Fondo Casalinghe dell’Inps.
Infatti la circolare 223/2002 dell’Inps ha previsto  che  i versamenti effettuati al Fondo possono essere incrementati anche dagli importi accreditati all’iscritto attraverso il meccanismo della cosiddetta “scontistica”, cioè, destinando ai fini pensionistici, l’importo corrispondente agli abbuoni accantonati su acquisti effettuati presso centri di vendita convenzionati. Convenzioni che a tutt’oggi per imprecisate difficoltà tecniche, non sono mai decollate.
il “Fondo casalinghe” si è rivelato una risposta insufficiente alla domanda di protezione sociale richiesta dalle persone che, temporaneamente o permanentemente, dedicano la loro attività alla cura della famiglia, sia  per il sistema di calcolo della rendita, sia per la mancanza della perequazione automatica e della reversibilità, e soprattutto l’impossibilità di totalizzare o ricongiungere i contributi versati in altre gestioni.
Possono trovare convenienza nell’iscrizione al Fondo solo le persone  escluse, per motivi diversi, da qualsiasi altra possibilità di ricorrere a forme previdenziali obbligatorie sia dal diritto a forme di assistenza, quale l’assegno sociale, e che comunque vogliono attivare una polizza o qualche altra forma assicurativa individuale per costituirsi una rendita per la vecchiaia.
Per rendere più appetibile il Fondo si dovrebbe consentire che i  titolari di una contribuzione in una delle gestioni di previdenza obbligatoria o separata,  che non danno diritto, per la loro esiguità, ad una pensione previdenziale, di poter utilizzare i versamenti, almeno per la quota di contribuzione a carico del lavoratore, al fine di incrementare il proprio montante  in caso di iscrizione al Fondo casalinghe.
Questa misura, unita all’accredito dei buoni del supermercato è l’unica via perché autonomamente si incrementino le adesioni, senza nessun onere a carico del bilancio pubblico.
. Ma anche il raddoppio del versamento mensile minimo da 25 a 50 euro, sopportabilissimo, potrebbe essere una misura adeguata.
Camillo Linguella

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