Ocse: meno tasse sulla pensione complementare, ma l’Italia le aumenta

Scritto il alle 08:04 da [email protected]

L’ Ocse  lancia il progetto 2014/15 in favore di maggiore incentivi fiscali per aumentare il risparmio verso la pensione integrativa. Ma l’ Italia aumenta il prelievo sui rendimenti finanziari dei fondi pensione dall’11 all’11,5%. Crescono i contributi  versati all’Inps.

Per favorire il risparmio dei lavoratori verso le forme pensionistiche private che erogano  pensioni complementari, sono  necessari incentivi finanziari, soprattutto quando tali versamenti sono volontari, lo sostiene l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, di cui fanno parte 34 paesi che si riconoscono nel libero mercato. Infatti, la maggior parte dei paesi dell’OCSE prevedono vantaggi fiscali e altri incentivi (ad esempio, sussidi, anticipazioni) per incoraggiare per incoraggiare le adesioni e rendendo più attraente questo tipo di risparmio. Tuttavia, questi incentivi sono costosi per gli Stati che li concedono  e sono oggetto di attento esame in un’epoca di rigore dei bilanci pubblici.
Il dilemma in cui i governi si trovano davanti è essenzialmente questo: E’ meglio usare incentivi fiscali per aumentare le adesioni alla previdenza complementare oppure  è meglio diminuire questi incentivi e riversare tutto o in parte di quello che si risparmia nell’aumentare le pensioni pubbliche? Ci sono altri approcci alternativi più efficienti e migliori per favorire le adesioni alla previdenza complementare?

L’ Ocse  ha approntato  il progetto 2014/15 in favore di maggiore incentivi fiscali per aumentare il risparmio verso la pensione integrativa.

Lanciato all’inizio dell’anno,  il progetto dell’Ocse vuole verificare l’efficacia degli  incentivi  fiscali e altri incentivi finanziari, nonché valutare i modi più efficienti di utilizzare il denaro pubblico per aumentare il risparmio previdenziale, il reddito della pensione e i tassi di sostituzione. Il progetto prenderà in considerazione l’impatto distributivo delle varie misure ed esaminerà  i diversi vantaggi fiscali attuali e i  mezzi alternativi per incoraggiare l’adesione ai  piani pensionistici complementari privati .

Il progetto affronta tre questioni fondamentali che devono  essere considerate:
• Quali incentivi fiscali  ci sono e come funzionano
• Se tali incentivi fiscali sono un costo efficiente in termini di aumento del patrimonio dei fondi, contribuendo a  realizzare un adeguato reddito pensionistico complessivo
•    Quali altre alternative può essere più efficiente per incoraggiare risparmio previdenziale.
Attualmente i modelli  di agevolazione esistenti sono di 3 tipi
EET = esenzione, esenzione, tassazione
Esenzione dei contributi, esenzione dei rendimenti, tassazione delle prestazioni
ETE = esenzione, tassazione, esenzione
Esenzione dei contributi, tassazione dei rendimenti, esenzione delle prestazioni
ETT = Esenzione, tassazione, tassazione
•    In Italia  ETt: esenzione dei contributi, tassazione dei rendimenti, tassazione agevolata delle prestazioni

Si dovrà quindi rivedere il rapporto costo-efficacia delle imposte e degli altri incentivi finanziari, nonché valutare qual è il modo più efficiente di utilizzare denaro pubblico per aumentare il risparmio per la pensione. Si dovrà verificare l’impatto  distributivo i delle varie misure  esistenti esaminando i  mezzi alternativi, diversi  dagli attuali vantaggi fiscali, per l’ incoraggiamento del  risparmio complementare.

Un obiettivo centrale del progetto sarà quello di valutare come i correnti  vantaggi e incentivi fiscali  impattano sui  risparmi per la pensione. Generalmente i vantaggi fiscali per incoraggiare pensione assumono la forma di un differimento d’imposta in cui entrambi i contributi e rendimenti degli investimenti sono esenti da imposte, mentre i pagamenti sono tassati. In parallelo a questi vantaggi fiscali, ci sono anche altri mezzi per incoraggiare il risparmio per la pensione. Questi includono l’assistenza finanziaria diretta in alcuni casi (  piani di sovvenzioni ad esempio). Ci sono anche incentivi fiscali e finanziari in relazione alle  diverse modalità  con  cui i pensionati  usufruiscono dei loro risparmi accumulati al momento del pensionamento (riscossione del montante in unica soluzione, metà in capitale e metà in rendita, varie tipologie di rendite. Inoltre , il disegno di previdenza reddito pubblico può anche avere un impatto significativo sugli incentivi finanziari per i risparmi pensionistici volontari. In particolare , significa testato i benefici e le pensioni minime possono agire efficacemente come una tassa sulle pensioni private finanziate durante la fase di ritiro . L’analisi terrà conto di tutti questi collegamenti e gli effetti incrociati .
L’analisi riguarderà i due principali tipi di regimi pensionistici privati a capitalizzazione  e i piani pensionistici individuali – così come la previdenza pubblica. Essa esaminerà il trattamento fiscale di entrambi i contributi a carico dei dipendenti e dei datori di lavoro, il tipo di ritorni sugli investimenti. Sarà anche l’occasione per dare un’occhiata a come gli incentivi finanziari variano su tutta la gamma degli utili, tenendo conto sia del trattamento fiscale e delle pensioni pubbliche. Infine, Come sono trattati fiscalmente le rendite pensionistiche.
L’Italia nel frattempo ha già deciso.
In controtendenza  rispetto alla generalità dei paesi, ha stabilito l’aumento dall’11 all’11,5% il prelievo sui  rendimenti finanziari del risparmio previdenziale,  per venire incontro alle esigenze delle casse previdenziali dei professionisti, notai, avvocati, giornalisti, eccetera.
Questo è un fatto molto negativo, perché viene a scuotere la fiducia dei risparmiatori che non vedono più il risparmio previdenziale come un risparmio tutelato e protetto per i suoi specifici fini sociali. Di fatto, rotto il tabù nessuno impedirà, man mano che crescono le esigenze di cassa, che l’aliquota venga costantemente ritoccata ( in alto).
A questo punto i Fondi pensione non sono più credibili. Meglio puntare allora su una previdenza pubblica “rinforzata”.
Infatti, l’Inps si sta irrobustendo. Nel primo quadrimestre del 2014, il totale delle entrate dell’Inps ha fatto segnare un aumento del +8,95% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, passando dai 109,4 miliardi di euro del 2013 ai 119,1 miliardi di euro di quest’anno.
Gli incassi Inps da aziende private sono risultati nel periodo considerato di 34,9 miliardi di euro, con un aumento di circa 250 milioni di euro rispetto all’anno precedente (+0,69%). In diminuzione, invece, se confrontate con lo stesso periodo dello scorso anno, gli incassi contributivi della gestione dei dipendenti pubblici, passati da 19,6 miliardi di euro nello scorso anno a 19,3 miliardi nel 2014 (-1,33%). Nel complesso l’incremento delle entrate deriva da maggiori trasferimenti e anticipazioni da parte dello Stato (9,7 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2013).
Per quanto riguarda le uscite, nei primi quattro mesi del 2014 si registra una lieve diminuzione (-0,16%) rispetto al medesimo periodo del 2013 (-158 milioni di euro). Tale risultato è determinato dalla riduzione delle prestazioni temporanee a pagamento diretto (- 379 milioni di euro, pari a -8.98%) e, in misura più significativa, della spesa per TFR/TFS della gestione lavoratori pubblici che segna un calo del -26,95% (-478 milioni di euro).
In lieve crescita invece il complesso delle prestazioni per pensioni, che aumentano del +0,17% (+115 milioni di euro) e dei trasferimenti passivi, dovuti essenzialmente alle imposte dirette sulle prestazioni da riversare all’erario, pari al 3,27% in più (+ 640 milioni).

Camillo Linguella

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