Il bilancio del sistema previdenziale italiano: il risanamento può attendere

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Illustrato alla Camera dei Deputati gli andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza. La spesa pensionistica totale è di 211.103 milioni di euro. Il disavanzo è di 20.700 milioni di euro con una crescita del 26.8% rispetto al 2011. La busta gialla rimane ancora una promessa.

Martedì 24 Giugno 2014 è stato illustrato alla Camera dei Deputati Il bilancio del sistema previdenziale italiano con particolare riguardo agli andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza. Il rapporto, coordinato dal prof Alberto Brambilla, è a cura di Itinerari previdenziali.

Esso rappresenta l’ideale continuazione delle pubblicazioni realizzate dal Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, costituito dalla legge n. 335/95 e cessato nel giugno del 2012. Tale documento, che analizzava gli andamenti complessivi e di ogni singola gestione previdenziale, veniva inviato annualmente al Ministro del Lavoro pro tempore che poi lo illustrava in Parlamento. L’ultima pubblicazione del Nucleo verificava gli andamenti finanziari fino all’anno 2010; il presente Rapporto analizza il bilancio del sistema previdenziale per gli anni 2011/12, con previsioni per gli anni successivi e di medio lungo periodo.
La pubblicazione si pone l’obiettivo di fornire una serie di informazioni non più disponibili in forma aggregata dalla cessazione del Nucleo ma ancora necessarie sulla base della predetta legge tuttora vigente.
Alla presentazione del rapporto hanno partecipato C.Damiano, L. Di Gioia, presidente

Il ministro del Lavoro Poletti e il Prof Alberto Brambilla

della Bicamerale sulla previdenza, E.Morando, viceministro del Mef ed il ministro del lavoro Poletti. Solo Damiano, presidente della Commissione Lavoro Camera,  ha denunciato il silenzio sceso sulla previdenza complementare e a chi ha ricordato l’aumento della tassazione sui rendimenti finanziari, Morando ha sminuito il problema banalizzandolo. Di Gioia ha annunciato che la Bicamerale sta approntando una serie di proposte concrete per l’utilizzo del patrimonio dei Fondi di Previdenza e delle Casse Private per investirle nell’economia reale del paese e non all’estero.
Tornando al rapporto, esso ci fornisce uno  spaccato esatto della situazione del  nostro sistema previdenziale. E’evidente come nonostante tutte le riforme attuate la pensione pubblica, pur messa in salvaguardia,  sia ancora soggetta a rischi che rendono necessaria la previdenza complementare, nonostante un netto , ma non sufficiente, miglioramento dei tassi di sostituzione dopo la riforma Fornero.
Nel 2012 la spesa pensionistica complessiva ha raggiunto l’importo di 311.10. milioni di euro con un incremento del 3.3%, mentre l’ammontare delle entrate contributive ha raggiunto l’importo di 190.404 milioni di euro. Il saldo fra entrate ed uscite è negativo raggiungendo un disavanzo nel 2012 di 20.700 milioni di euro, + 26.8% circa rispetto al 2011.
La situazione, una delle peggiori registrate, è  dipesa dall’impatto occupazionale negativo che ha diminuito le entrate contributive e dall’aumento delle prestazioni, nonostante vi sia stata una diminuzione di nuove pensioni, passate da 18.303.100 nel 2011 a 18.136.700 nel 2012.
Prosegue il calo delle pensioni di invalidità che sono il 7% delle prestazioni totali.
Ma se non ci fosse il saldo attivo dei lavoratori parasubordinati e delle Casse privatizzate dei professionisti ( + 7 miliardi e + 3 miliardi) il saldo sarebbe stato ancora peggiore.
Tenuto conto che questi avanzi di gestione sono ampiamente utilizzati per colmare i deficit delle altre gestioni, sarebbe più corretto applicare un interesse almeno pari ai BTP Italia e non ai rendimenti fissati per legge ( 2.5% nel 2012). In tal modo ci sarebbe un po’ più di equità con i giovani iscritti alla gestione separata.
Le tasse
Poiché la spesa per le pensioni è al lordo del carico fiscale che per il 2012 è stato di 42.9 miliardi di Irpef e di 3 miliardi di addizionali irpef, la spesa effettiva è stata di 165 miliardi di euro. Quindi il rapporto spesa/Pil dal 15 si riduce al 12%.
Per le gestioni che concorrono maggiormente ai deficit, primo in classifica viene l’ex Inpdap che nel 2012 ha registrato un deficit di 23.76 miliardi di lire, poi seguono la gestione ex Ferrovie dello Stato, la gestione coloni mezzadri e la gestione degli artigiani.
Rapporto spesa pensionistica/Pil
Il rapporto tra spesa pensionistica ed il prodotto interno lordo dovrebbe presentare un andamento favorevole. L’avviato funzionamento dei due stabilizzatori automatici della spesa previdenziale ( età di pensionamento correlata alla speranza di vita e adeguamento triennale  e poi biennale dei coefficienti di trasformazione è tale da garantire sia l’equilibrio che la sostenibilità finanziaria del sistema.
Svalutazione del montante
Il tasso di capitalizzazione annuo per la rivalutazione delle contribuzioni versate è pari alla media quinquennale della crescita del Pil nominale. Nel 2013, per la prima volta dal 1.1.96, data di introduzione del sistema di calcolo contributivo, tale coefficiente è risultato negativo (- 0.17%) e dovrebbe ritornare positivo quest’anno se veramente il Pil crescerà dell’1.70% come previsto dal DEF e sognato dal governo.
Probabilmente il montante del 2013 non sarà svalutato rimanendo così com’è.
La busta gialla, ingiallita dal tempo delle promesse è l’unico strumento perché ognuno si calcoli la propria presunta pensione e vedrà se il suo coefficiente di trasformazione ( rapporto ultimo stipendio/prima rata di pensione ) sarà alto o basso e decidere in merito all’adesione alla previdenza complementare, cui i destino nessuno ( da parte del governo) sembra tenerci più di tanto.
Camillo Linguella

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