Più sicurezza nei fondi pensione europei con Iorp 2

Scritto il alle 09:04 da [email protected]

EULa nuova direttiva vuole dare più incisività nell’azione degli enti di vigilanza sui fondi pensione europei e cerca di investimenti a sostegno dell’economia. Anche la Ue vuole attingere dal patrimonio dei fondi. Queste le linee guida della revisione della direttiva Iorp. La Covip presiede il comitato tecnico.

La direttiva Iorp 2 sugli investimenti a lungo termine dei fondi di previdenza entra nella fase finale. Dal 1° luglio 2014, la COVIP, nella persona del Direttore generale Raffaele Capuano, presiede il Gruppo di lavoro tecnico per la revisione della direttiva IORP (direttiva 2003/41/CE) sull’attività e la vigilanza degli enti pensionistici aziendali e professionali (EPAP) istituito presso il Consiglio dell’Unione europea.

Questa revisione della Direttiva è considerato, nell’ambito del semestre di presidenza italiana, uno degli interventi più importanti per la costruzione di un sistema pensionistico adeguato e sostenibile a livello europeo, in coerenza con gli obiettivi del Libro Bianco sulle pensioni e il Libro verde sul finanziamento a lungo termine dell’economia europea. In molti Stati membri in cui finora le pensioni aziendali e professionali hanno svolto un ruolo marginale, il settore degli EPAP si sta sviluppando anche attraverso l’istituzione di nuovi quadri normativi.

Ma senza un quadro normativo di riferimento comunitario, si rischia che ogni Stato continui a elaborare soluzioni diverse, aggravando così la frammentazione.

Il contesto è molto variegato tra i 28 Paesi membri dell’Ue, che spazia da Paesi che hanno un modello di previdenza integrativa molto avanzato, come i Paesi Bassi a quelli che muovono i primi passi come i Paesi dell’Est. Per far fronte alla crisi in Ungheria e Polonia i fondi pensione, sono stati recentemente nazionalizzati. Questo provvedimento avrà forti ricadute sull’assetto delle pensioni obbligatorie e sull’affidabilità dello strumento complementare che si vuole incentivare.

Migliorare concretamente le pensioni aziendali e professionali richiede  tempi lunghi.Non agire ora significherebbe perdere opportunità in termini di risparmio sui costi e di rendimento degli investimenti, con il risultato di una pianificazione finanziaria inadeguata per milioni di europei. Ne conseguirebbe anche un aumento sproporzionato dell’onere che grava sulle giovani generazioni compromettendo la solidarietà intergenerazionale.
Le proposte di revisione mirano in sintesi a:
rimuovere le barriere che ostacolano l’attività transfrontaliera degli enti pensionistici aziendali e professionali che nei vari Paesi sono regolati da normative differenziate (EPAP);
predisporre un adeguato quadro di governance e di gestione del rischio;
armonizzare e rafforzare gli obblighi informativi degli enti pensionistici aziendali e professionali;
garantire un’adeguata vigilanza prudenziale da parte delle competenti autorità di vigilanza.
Le discussioni in Consiglio sono già iniziate, mentre il Parlamento avvierà l’esame del testo in prima lettura in autunno.
In base al principio di sussidiarietà, gli Stati membri conservano tutte le loro competenze per quanto riguarda l’organizzazione dei sistemi pensionistici, nonché la definizione del ruolo di ciascuno dei tre «pilastri» del sistema previdenziale: pensione pubblica, pensione complementare, assicurazione sulla vita.

Al momento l’attenzione è focalizzata nell’ambito del secondo pilastro, la previdenza complementare. In quest’ambito ognuno dovrebbe conservare tutte le competenze per quanto riguarda il ruolo e le funzioni dei vari enti che offrono prestazioni pensionistiche aziendali o professionali, quali i fondi pensione di categoria, i fondi pensione aziendali e le Assicurazioni. Contemporaneamente si vuole potenziare una volontà comune di effettuare finanziamenti a lungo termine verso l’economia reale. Non solo, ma la Commissione vorrebbe creare un mercato unico per i regimi pensionistici individuali. In sostanza anche la UE vuole attingere dai fondi pensione.
Secondo la Commissione europea, due terzi dei finanziamenti provengono dalle banche, mentre negli Stati Uniti solo un terzo. Inoltre è in corso il cosiddetto develeraging, cioè tutte quelle manovre legate alla riduzione del debito. Per le banche e assicurazioni, il deleveraging in questi anni è stata una manovra fondamentale. Poichè con il deleveraging le banche riducono il proprio livello di leva finanziaria, si riduce ancora la disponibilità per i finanziamenti alle imprese. Il vuoto creatosi dovrebbe essere colmato dai fondi pensione per contrastare il processo in corso.
La nuova direttiva si propone non solo di migliorare la governance e la trasparenza dei fondi in Europa, migliorandone quindi la stabilità finanziaria e promuovendo le attività transfrontaliere, ma di sviluppare il loro ruolo di investitori a lungo termine. Secondo le stime della Commissione UE, i fondi pensionistici aziendali o professionali europei  hanno un patrimonio di oltre 2.500 miliardi di euro da investire.

Gli investimenti possono essere fatti prudentemente in strumenti a lungo termine data la caratteristica propria dei piani pensionistici. La definizione del concetto di strumenti con un profilo economico a lungo termine è ampia, ma spesso richiedono impegni con una durata prestabilita che ne limitano la negoziabilità.
Detti strumenti dovrebbero comprendere partecipazioni, strumenti di debito di società non
quotate, come i mini bond e i prestiti concessi alle imprese. Le società non quotate includono sovente progetti infrastrutturali. I progetti infrastrutturali interessati sono quelli a bassa emissioni di carbonio e resistenti ai cambiamenti climatici. Naturalmente da questo discorso rimangono fuori le PMI che costituiscono ancora la struttura portante del sistema economico italiano. E bisognerà pensare anche ad esse se vogliamo uscirne fuori. Una nuova politica di investimento non deve andare a detrimento della sicurezza degli investimenti e della prestazione finale, cioè una pensione integrativa adeguata.
Proprio per accrescere la sicurezza degli aderenti, un tema centrale del nuovo provvedimento è l’introduzione di un modello standardizzato Pension Benefit, su due pagine, per fornire agli iscritti le varie informazioni. Questo anche per favorire e stimolare una maggiore operatività transfrontaliera fra i diversi paesi membri, al momento poca cosa, così da facilitare la mobilità professionale.
Camillo Linguella

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