Il tfr meglio in azienda o alla previdenza complementare?

Scritto il alle 08:44 da [email protected]

iltfrLa previdenza complementare, cos’è, come funziona, quale sono gli scopi che intende raggiungere. Prima di addentrarci sullo specifico occorre affrontare preliminarmente il problema cruciale che ruota attorno all’utilizzo del trattamento di fine rapporto.
La possibilità di utilizzare il TFR quale forma di finanziamento per la previdenza complementare è stata concepita come una delle maggiori opportunità offerte ai dipendenti per costruirsi una adeguata pensione integrativa. Invece si è rivelata la principale molla psicologica che ne ha bloccato il decollo.
Volendo stipulare una polizza vita con la previsione di farsi corrispondere una rendita di una certa consistenza, si devono versare dei premi mensili molto alti. Per superare questa handicap e favorire il risparmio previdenziale, si pensò di utilizzare il trattamento di fine rapporto.
Il suo utilizzo consente un versamento cospicuo e costante, senza dover rinunciare a quote consistenti di reddito con l’aggiunta di rendimenti più favorevoli derivanti dagli investimenti dei fondi pensioni, maggiori rispetto a quelli del TFR. Nel 2013 i rendimenti dei fondi sono stati del 5.7% mentre il tfr si è rivalutato del 1.9%.
Mediante l’utilizzo del tfr non si devono versare somme strabilianti, il sacrifico che si chiede, diventa sopportabilissimo, praticamente il solo versamento dell’1% della propria retribuzione utile al tfr, in genere 20/30 euro mensili. In questo caso si aggiunge anche il versamento di una somma analoga da parte del datore di lavoro.
Ma quello che doveva costituire un facilitatore per le adesioni, si è rivelato alla lunga un freno, specie per i dipendenti del pubblico impiego.
Il Trattamento di Fine Rapporto è una forma di retribuzione differita, liquidata al momento della cessazione del lavoratore dipendente. Si determina accantonando, per ogni anno di lavoro, il 7,41% della retribuzione (il 6,91% più lo 0,50% corrisposto all’Inps per finanziare il Fondo di garanzia).
E’ rivalutato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, di una percentuale costituita dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’indice Istat dei prezzi al consumo.
Il trattamento di fine rapporto non è previsto per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa ed in genere per il lavoro autonomo ed è soggetto a tassazione separata.
I dipendenti pubblici assunti dopo il 2001 hanno il Tfr. Quelli assunti prima hanno il Trattamento di Fine Servizio (indennità di buonuscita – indennità premio di servizio – indennità di anzianità) – Il Tfs è calcolato sull’80% della retribuzione spettante alla cessazione.

Attanaglia il pensiero che i propri risparmi vengano investiti in borsa alla stessa stregua delle puntate alla roulette in un Casinò di Las Vegas.
Il fallimento del fondo pensione americano Enron del 2001 non è assolutamente replicabile in Italia. Innanzitutto perchè qui non ci sono fondi aziendali che comprano proprie azioni perché scatta il conflitto d’interessi e poi perché i fondi italiani non possono fallire ( comma 5 art 15 Dlvo 205/05).
In questo quadro di sfiducia e di incertezze, solo i Pip, i piani pensionistici individuali, sono in aumento, perché non è obbligatorio versare il Tfr.
Molti si dicono spaventati dal fatto che la scelta alla previdenza complementare è irreversibile quasi a perdere la disponibilità dei propri soldi, come se il tfr fosse invece disponibile in qualsiasi momento.
Invece non è così. Il tfr diventa disponibile alla cessazione del rapporto di lavoro e per i pubblici dipendenti addirittura dopo due anni dal pensionamento e solo in casi eccezionali prima.
Con la previdenza complementare ci sono dei casi in cui si possono avere i propri soldi indietro senza dover aspettare l’età della pensione oppure chiedere un’anticipazione in maniera più vantaggiosa di quella offerta dal tfr.
L’aderente che perde i requisiti di partecipazione, può chiedere il riscatto della posizione, vale a dire la restituzione della posizione individuale accumulata. Può essere parziale o totale:

riscatto parziale (fino al 50% della posizione maturata) nel caso in cui il periodo di disoccupazione conseguente alla cessazione dell’attività lavorativa sia compreso tra 12 e 48 mesi o in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.
riscatto totale nel caso in cui il periodo di disoccupazione conseguente alla cessazione dell’attività lavorativa sia superiore a 48 mesi o nel caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo.
Riscatto a favore dei beneficiari in caso di decesso.

Infine quando si andrà in pensione si può chiedere la pensione complementare, chiamata rendita, calcolata su tutto il montante accumulato. Oppure chiedere il versamento del 50% del capitale accumulato tutto assieme, una tantum come si dice, ed il rimanente 50% in rendita.
Se il 70% del montante accumulato dà una rendita inferiore al 50% dell’assegno sociale, anche in questo caso si può chiedere il versamento di tutto il capitale.
Poniamo il caso di un lavoratore che al pensionamento abbia accumulato presso il suo fondo pensione un capitale, detto montante, di 80.000 euro. Può chiedere che venga tutto trasformato in rendita mensile vitalizia, magari reversibile. Oppure chiede che gli venga accreditata la metà sul suo conto corrente, cioè 40.000 euro ed il resto trasformato in rendita.
L’assegno sociale per il 2014 è di 447.61 euro mensili, la metà 224 euro.
Se il nostro lavoratore su 56.000 euro ( 70% di 80.000 euro) riceve una rendita di 220 euro mensili, cioè inferiore a 224 euro, la metà dell’assegno sociale, può chiedere di avere tutti gli 80.000 euro accumulati.
In questo caso, non solo non avrà perso il tfr, ma ci avrà guadagnato in contributi del datore di lavoro, che altrimenti non avrebbe avuto, i rendimenti finanziari ed una tassazione agevolata.
In più, me ne stavo dimenticando, se non ha devoluto al fondo anche il tfr pregresso, riceverà un altro assegno relativo al Tfr maturato dalla data di assunzione a quelle di adesione alla previdenza complementare.
Allora si che la vecchiaia si prospetta meno amara.
Camillo Linguella

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4 commenti Commenta
andrea4891
Scritto il 10 settembre 2014 at 14:43

può darsi che la previdenza complementare convenga ai dipendenti pubblici rispetto al tfr

ma poi i dipendenti pubblici sono già tanto superfavoriti che non hanno molto bisogno di previdenza complementare

quanto al confronto fra rendimenti / rivalutazioni: beh certo, in un periodo in cui le borse salgono perchè ……. boh …….. sono il male minore (?!) ……. i tassi stanno a ZERO ……. un fondo azionario o bilanciato DEVE ASSOLUTAMENTE rendere / rivalutarsi più del TFR :idea:

ma sarebbe da fare un confronto su un periodo di una 20ina di anni, che comprenda tassi non solo a zero, e 2 o 3 tonfi dell’azionario tipo LUGLIO 2002 e GENNAIO 2009

mettere soldi in un fondo pensionistico oggi, con le borse a livelli CARISSIMI non trovo sia razionalmente e onestamente consigliabile

andrea4891
Scritto il 10 settembre 2014 at 15:01

avevo allegato questo file

andrea4891
Scritto il 10 settembre 2014 at 15:03

andrea4891@finanzaonline,

forse potete vederlo qui

https://it.finance.yahoo.com/echarts?s=^GSPC#symbol=^GSPC;range=my

cocooners
Scritto il 19 settembre 2014 at 22:35

andrea4891@finanzaonline:
ma sarebbe da fare un confronto su un periodo di una 20ina di anni, che comprenda tassi non solo a zero, e 2 o 3 tonfi dell’azionario tipo LUGLIO 2002 e GENNAIO 2009

mettere soldi in un fondo pensionistico oggi, con le borse a livelli CARISSIMI non trovo sia razionalmente e onestamente consigliabile

oh invece si che lo è, per tutti i motivi che l’autore ha dettagliatamente scritto. Si e’ solo scordato che c’e’ anche il vantaggio fiscale che fino a 5000 e rotti euro di versamenti si beneficia di uno sconto irpef… meno tasse, piu’ soldi in tasca. Oh si e’ anche scordato di dire che il tfr in azienda se ti va bene paga l’aliquota del 23%, nel fondo pensione un massimo del 15, un minimo del 9.
Gia’ solo un 8% di base di differenza non puo’ non rendere il fondo pensione (esclusi i PIP!) un prodotto interessante.

Finisco con il rammentare che sui lunghi periodi la borsa si e’ *sempre* rivelata un investimento fruttifero. Certo se uno non differenzia e investe tutto su un solo cavallo, beh meglio che continui a comprare i bot!

Prepararsi ad una vecchiaia abbastanza serena si puo’, ma va pianificato presto, subito.
Io ci sto provando con degli amici. A chi interessa vedere come risparmiare soldi, come crearsi un budget, programmare il proprio futuro dia uno sguardo a http://www.cocooners.it

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