Come aggiustare la previdenza

Scritto il alle 08:55 da [email protected]

attrezziCorreggere la legge Fornero in favore dei giovani, ripristinare la flessibilità in uscita e rilanciare la complementare. Queste le misure minime e non costose sulle pensioni.
A riscaldare il mese d’agosto, climaticamente un po’ freddino, è stato il tema delle pensioni. Particolarmente gettonato quello sulla necessità di nuovi tagli sulle pensioni d’oro, considerando tali anche quelle da 2000 euro mensili. Tagli da effettuare anche a costo di mettere in discussione il pilastro giuridico dei diritti acquisiti, ricalcolando le pensioni in essere con il sistema contributivo. Praticamente ridurre gli assegni di un buon 30% circa. Poi c’è stata la  (momentanea) marcia indietro. La svolta negativa si era già vista quando c’è stata l’approvazione e la successiva cancellazione dell’ emendamento relativo alla “quota 96” per consentire l’accesso alla pensione del personale della scuola e quello che eliminava le penalizzazioni per la pensione anticipata prima del sessantaduesimo anno di età.
Ora con le stime dell’Ocse che danno il Pil 2014 a -0.4, le cose si faranno ancora più pericolose. Perché i pensionati ormai sono considerati come una sorta di parassiti che succhiano il sangue dei giovani e quindi da castigare senza scrupolo e pietà. Nessuno ricorda che la pensione è una sorta di salario differito per il quale  i lavoratori hanno versato fior di contributi e vogliono la restituzione almeno di quelli.

Per quello che contano nell’attuale quadro politico, per fermare la persistente e penalizzante deriva pensionistica, i sindacati confederali sono riusciti a mettere insieme una seri di richieste sulle pensioni e fisco. Va da sé che nessuna delle loro richieste sarà accolta, a partire da quella dell’estensione degli 80 euro ai pensionati e ai disoccupati. Anzi già è tanto mantenerla a chi già li ha avuti.
La manovra Monti-Fornero sulle pensioni forse sarà positiva per il futuro, ma nell’immediato ha creato un clima di sfiducia e di incertezza, ha rotto il patto sociale che era stato sottoscritto tra i lavoratori e lo Stato e ha penalizzato tutti: giovani, donne, lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati. La Fornero per giustificare l’ennesimo stravolgimento del sistema, affermò che la “riforma” era stata fatta soprattutto in favore dei giovani, i giovani sono stati invece fortemente penalizzati.

La mancanza e/o la precarietà del lavoro unita all’innalzamento infinito dei requisiti per il diritto a pensione creerà una situazione in cui si andrà in pensione sempre più tardi e con importi di pensione irrisori e non dignitosi.

Per questo i sindacati ritengono, ma lo pensano un po’ tutti, che sia necessario individuare un meccanismo che garantisca ai giovani che svolgono lavori precari, saltuari, stagionali, parasubordinati l’adeguatezza delle future pensioni. Si possono adottare più soluzioni, ma una cosa è certa: devono essere introdotti dei correttivi al sistema di calcolo contributivo, sia per la rivalutazione del montante, sia per i coefficienti di trasformazione con i quali si calcola la pensione. Bisogna trovare una soluzione permanente per la nuova categoria creata, quella degli esodati. L’emergenza sociale dei lavoratori “esodati”, rischia di essere permanente, visto che la crisi persiste e le imprese continuano con i processi di esubero dei lavoratori “anziani”, che corrono il pericolo di rimanere senza lavoro, con ammortizzatori sociali ridotti e senza pensione.
Le 6 salvaguardie finora effettuate (l’ultima è stata approvata dalla Camera, ma non ancora discussa in Senato) non hanno risolto la questione. Sono ancora molti i casi non tutelati sospesi nel limbo lavorativo e pensionitico. Il Parlamento dovrebbe varare una norma di carattere generale per riconoscere a tutti il diritto a pensione in base alla normativa in vigore nel 2011. Ciò anche al fine di evitare disparità di trattamento tra soggetti che si trovano in identiche situazioni.

Altra questione è la necessità di ripristinare la flessibilità dell’età pensionabile: un sistema contributivo senza flessibilità non ha senso e poi la flessibilità in uscita è lo strumento valido per realizzare una reale parità di trattamento tra uomo e donna. In questo modo si tutela la facoltà individuale di una libera scelta, oltre a essere  l’unico mezzo che permette un vero innalzamento delle età medie di pensionamento. Anche per ripristinare meccanismi di flessibilità possono essere individuate più soluzioni: si può pensare di ripristinare la flessibilità dell’età pensionabile per la pensione di vecchiaia in un arco temporale che parta dall’età minima di 62 anni (62-68; 62-70) senza prevedere ulteriori penalizzazioni rispetto a quelle già insite nel sistema di calcolo contributivo. Altra soluzione potrebbe essere quella di ripristinare il sistema delle quote per la pensione anticipata, prevedendo la possibilità di accesso al pensionamento al raggiungimento di più combinazioni derivanti dalla somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva. Un’altra questione, che deve essere ripresa è quella relativa ai lavoratori che svolgono attività particolarmente faticose e pesanti.

La legge in vigore ha di fatto vanificato quella sui lavori usuranti, normativa che, peraltro, già presentava parecchi problemi non risolti, a cominciare dalla platea dei beneficiari e dalla rigidità dei requisiti richiesti per ottenere il diritto a pensione.
Poiché nell’ultimo quinquennio il potere d’acquisto delle pensioni si è svalutato mediamente del 30% ( questa percentuale sembra un dato costante) invece della politica del blocco della perequazione, occorre trovare un nuovo meccanismo di indicizzazione per garantire il potere di acquisto delle pensioni.

Previdenza complementare
E’ sui blocchi di partenza il neo fondo pensione per i dipendenti pubblici Perseo-Sirio, nato dalla fusione dei fondi precedenti. Operazione dovuta dalla necessità di contenimento dei costi, ma anche dall’andamento non esaltante delle iscrizioni. Non si può consentire che anche questa possibilità vada a vuoto e si lasciano i dipendenti pubblici senza la possibilità di una pensione aggiuntiva.
Bisogna rilanciare le adesioni ai fondi pensione negoziali con misure di carattere contrattuale (per esempio, adesione con il solo contributo del datore di lavoro, adesione con conferimento parziale e flessibile del tfr per i soggetti deboli del mercato del lavoro ecc.) e con una nuova campagna informativa istituzionale, che si concluda con un nuovo semestre di adesione tramite silenzio-assenso rivolto a tutti i lavoratori, compresi i dipendenti pubblici, a cui va esteso l’attuale regime fiscale previsto per i lavoratori del settore privato. Come ricorda Rita Cavaterra, esperta di politiche previdenziali del sindacato di Via del Corso, è infine necessario riformare il sistema di governance degli enti previdenziali e assicurativi. Il 30 settembre dovrebbe scadere l’incarico all’attuale commissario dell’Inps Vittorio Conti. Nell’aria non c’è niente che lasci presagire una nuova governance.

Probabilmente si farà una proroga: ma poi?
Camillo Linguella

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