legge di stabilità 2015: i pensionati trattengono il fiato

Scritto il alle 08:44 da [email protected]

libretto di pensioneIn settimana il governo dovrebbe approvare almeno le linee guida della legge di stabilità 2015. Sarà nuovamente all’insegna di lacrime e sangue ( IX anno consecutivo)
Nonostante il movimentismo di Renzi, il quadro complessivo del paese resta preoccupante. Il Pil non vuole crescere e quei timidi segnali positivi di ripresa registrati sotto il governo Letta sono stati ampiamente distrutti. Anzi secondo La Repubblica del 11.1014, i capitali sono di nuovo in fuga. In due mesi sarebbero andati oltre confine dai 40 ai 67 miliardi di euro che il governatore della Banca d’Italia si è subito affrettato a smentire. La tendenza è fotografata dal sistema europeo delle banche centrali, l’Eurosistema che dà vita alla Bce, attraverso i saldi di “Target 2”. Quest’ultimo è il meccanismo di pagamenti attraverso i confini con un meccanismo di crediti e debiti.

Per ora la fuga non sembra riguardare i titoli di Stato, ma dal 4 settembre scorso il Ftse-Mib, principale listino della borsa di Milano, ha perso il 9,5%: circa 40 miliardi di euro. Parte di questo denaro sembra essere stato parcheggiato in Germania.
Sulle pensioni al posto dell’estensione del bonus degli 80 euro certamente si avrà qualche altro blocco della perequazione, escludendo interventi più radicali come il ricalcolo delle pensioni, almeno quelle di un certo importo, interamente con il metodo contributivo. Un’altra ipotesi è l’eliminazione del sistema di calcolo pro rata retributivo-contributivo introdotto dalla Fornero a decorrere dal 2012, per i lavoratori attivi. In questo caso si lascerebbero da parte i pensionati per colpire solo quelli futuri. Eppure la  nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2014  sul capitolo pensioni non era stata così drammatica.
Il Documento varato riconosce che le misure adottate nel corso degli anni compensano in larga parte la cosiddetta gobba pensionistica che si prospettava per i prossimi decenni. In particolare, il rapporto fra spesa pensionistica e PIL tenderà ad essere stabile fino al 2018 e, successivamente, a ridursi fino al 2030, in presenza di un andamento di crescita più favorevole, nonché in virtù del processo di elevamento dei requisiti per la pensione e del progressivo passaggio al metodo di calcolo contributivo. Il valore percentuale dovrebbe attestarsi, verso la fine di tale periodo, intorno al 15,0 per cento, per tornare successivamente a crescere, a causa dell’ampliamento delle tendenze negative delle dinamiche demografiche ed in ragione degli effetti derivanti dal precedente posticipo del collocamento in quiescenza sull’importo delle pensioni. Il rapporto dovrebbe raggiungere un valore massimo pari a circa il 15,5 per cento intorno al 2044, per poi decrescere nel successivo periodo.
Però dovendo considerare il quadro complessivo attuale, aggravato dalla fuga dei capitali, e dai richiamo del FMI sull’attuale eccessiva spesa previdenziale, le pensioni si ritroveranno nell’occhio del ciclone.

Speriamo che con il DPEF si definisca anche il tormentone del Tfr. Padoan sabato scorso da Whashington dichiarava che si stava ancora studiando. Questo fatto sta solo a significare che si fanno dichiarazioni poco ponderate, si prospettano soluzioni ad effetto, come si farebbe con gli amici al bar, ma poi quando si cerca di concretizzarle e si devono ipotizzare tutte le possibili variabili e conseguenze, ci si accorge della complessità del tema sollevato. A questo punto è difficile far finta di niente senza perdere credibilità per cui si sta facendo ogni sforzo di attuazione.

In ogni modo speriamo che finisca questo nefasto gioco dell’oca. Ha portato solo turbamento nelle famiglie, strette dalla necessità e quindi dalla speranza di poter avere più denaro subito,  mensilmente o meglio alla fine dell’anno, e la consapevolezza di deprivarsi di una risorsa per la vecchiaia. Una parola chiara li metterà in condizione di decidere. Così come potranno regolarsi anche i Fondi pensione complementare.
La legge Dini, che pure si trovava di fronte a tagli pensionistici certamente più contenuti di quelli effettuati dalle riforme successive, si preoccupò di aggiungere al primo pilastro della pensione pubblica un secondo pilastro a sostegno.
Pilastro che fu dotato di misure incentivanti che invece di essere irrobustite, sono state sempre più affievolite fino alla proposta di cui si discute del Tfr in busta paga.
Gli altri problemi sul tappeto del mondo della previdenza la cui soluzione sembrava a portata di mano saranno rinviati sine die.

Forse ci sarà la proroga del “regime sperimentale donna” ma non la possibilità di pensionamento dei lavoratori del pubblico impiego che abbiano maturato la quota 96 entro il 2012. Come si sa riguarda il personale della scuola che ha maturato, secondo la vecchia disciplina pensionistica, un diritto a pensione tra il 1 Gennaio 2012 ed il 31 Agosto 2012 e che è rimasto, a causa delle nuove regole introdotte dalla riforma pensioni Fornero, nell’impossibilità di lasciare il posto di lavoro.

la legge di stabilità doveva cancellare anche la penalizzazione sulla pensione anticipata sino al 31 Dicembre 2017. in quanto il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, aveva avanzato la possibilità di un intervento in tal senso. Ma poi abbiamo più volte visto quanto contano le sue affermazioni, dall’articolo 18 in poi..
Non solo niente di questo, ma si parla anche di riduzione delle pensioni minime, quelle inferiori ai 500 euro tanto per intenderci.
Forse rispunterà il contributo di solidarietà per le pensioni d’oro ma già abbiamo visto che per essere economicamente rilevante, questo contributo deve incidere anche sulle pensioni che proprio d’oro non possono essere dichiarate, quelle dai 2500/3000 euro mensili lorde.
Inoltre la spesa previdenziale sarà ulteriormente aggravata dai pre pensionamenti aggiuntivi nel pubblico impiego di tutti coloro che raggiungeranno i requisiti al 62 anno di età.
E’ vero che l’applicazione della legge non è automatica, perché occorre una motivazione specifica caso per caso. Ma questo non è certamente un problema. Di motivazioni, in clima di jobs act se ne trovano a decine.
Camillo Linguella

 

 

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