Un venerdì 17 per la complementare

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ferrodicavallo-300x225Tfr in busta paga compreso quello destinato alla previdenza complementare ed aumento della tassazione ai fondi dal 11.50% al 20%. Non poteva andare peggio!

Alla fine, mentre la borsa crollava, il governo ha deciso: Una manovra tutte rose e fiori di 36 miliardi di euro. Ma si sa che le rose per quanto belle, nascondono insidiosissime e pungenti spine. In questo caso sono il tfr in busta paga e l’aumento della tassazione sui rendimenti finanziari dei fondi pensione. Tralasciamo altre questioni marginali come l’ulteriore taglio dei servizi degli enti locali e il probabile aumento delle tasse alle Regioni ( come se fosse cosa tranquillizzante, per chi paga, sapere che sono solo imposte locali. Sempre tasse sono!) e focalizziamoci sul tfr.
Coloro che nel 2008 avevano vituperato e sbeffeggiato la proposta di Umberto Bossi, che può vantare a buon titolo la primogenitura, sono gli stessi, tranne qualche rottamato, che ora agitano i turibuli ed i flabelli in un delirante osanna.
La proposta passerà grosso modo così com’è con un bel voto di fiducia.
L’art 6 della proposta varata dal governo stabilisce che in via sperimentale, per i periodi di paga dal 1 marzo 2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori del settore privato, escluso i lavoratori domestici ed agricoli e gli statali, anche se assunti dopo il primo gennaio 2018, possono chiedere di percepire la quota di tfr che matureranno, anche quella che avessero già destinata alla previdenza complementare, mensilmente come parte integrativa della retribuzione. Questa è soggetta a tassazione ordinaria e non è imponibile ai fini previdenziali. Chi pensava di compensare la perdita del tfr con un aumento di pensione, è stato subito servito. La manifestazione di volontà una volta fatta, non può essere cambiata, è irrevocabile fino al 30.6.2018. Per chiedere l’anticipo del tfr il lavoratore deve aver maturato almeno 6 mesi di lavoro presso il datore al quale presenta la richiesta. Sono esclusi i dipendenti delle aziende in crisi o che sono in prefallimento con procedure concorsuali in corso. Poi l’articolo continua con disposizioni a favore delle aziende che devono sobbarcarsi l’onere e la creazione di un fondo di garanzia coperto da 100 milioni di euro.

Ma non sono solo gli statali ad essere esclusi, sono esclusi i lavoratori parasubordinati ed i lavoratori autonomi che non hanno l’istituto del tfr e che pur volendo non possono concorrere quindi al rilancio dei consumi. Per costoro il governo ha scelto una semplificazione delle loro tasse. Speriamo che si accontentino in attesa che il jobs act li equiparino agli altri lavoratori.

Consentendo di riscuotere il tfr anche a coloro che avevano aderito alla previdenza complementare, viene spezzato il principio della irrevocabilità dell’adesione mettendo oltretutto in crisi la pianificazione finanziaria dei fondi
Per i lavoratori non è nessun aumento, trattandosi di una parte della sua retribuzione che prima veniva accantonata ed ora viene elargita subito mese per mese ad un costo maggiorato in quanto ci paga più tasse di prima.
L’unico che sicuramente ci guadagna è il Fisco. A seconda del numero dei richiedenti il maggior introito per il fisco sarà da 1.5 a 4/5 miliardi di euro.

Poiché la legge non fa distinzione fra imprese con meno di 50 dipendenti o con più, per bilanciare i vuoti che si creano nel Fondo Tesoreria Inps, si è deciso di aumentare la tassazione dei rendimenti finanziari. Così abbiamo la quadratura del cerchio.
Funzionerà questo espediente per rilanciare i consumi dopo la fallimentare esperienza del bonus degli 80 euro di cui gli esclusi chiedono l’inclusione? Speriamo di si, almeno questo gioco delle tre carte o dell’Apprendista Stregone non sarà stato fatto invano, anche perché l’economia finanziaria continua a tracollare e dai 22000 punti del miltel di Milano di gennaio scorso, somo scesi a 18.000 con le spread risalito a oltre 200 punti.
Dalla manovra a tenaglia sulla previdenza complementare ci si è indotti a pensare che non si tratta  proprio di quell’azione di rilancio che ci si aspettava e si auspicava da tutte le parti. Anzi la possibilità di restituzione anche per coloro che già hanno aderito ad un fondo aggrava ancor più le prospettive.
L’aumento della tassazione rende poi tutto meno appetibile in quanto i Bot continuerebbero ad essere tassati solo al 12.5%, una differenza molto marcata. Con questo aumento, oltre alla probabile motivazione sopraccennata, si definisce un problema su cui si era dibattuto negli ultimi due anni, quando cioè il patrimonio dei fondi è divenuto consistente. Solo per la previdenza complementare, escludendo quello delle Casse privatizzate dei professionisti, esso ammonta a 116 miliardi di euro. Il dibattito verteva su come utilizzare parte di questo patrimonio per rilanciare l’economia ed in particolare le PMI.
La Commissione Bicamerale di Vigilanza sulla Previdenza ha licenziato prima dell’estate, e un pregevole lavoro in proposito mettendo in campo la Cassa Depositi e Prestiti con la creazione di un apposito Fondo in grado di comprare i mini bond delle Pmi.
Troppi impicci, troppi giri, troppe complicazioni. Deinde, la soluzione più semplice possibile: aumento delle tasse.
Una cosa è certa, oggi la terza età è un disvalore. Il futuro sarà costellato di un rifiorire di ospizi, opere di carità e degli Eca, gli Enti Comunali di Assistenza, esistenti nell’immediato periodo post bellico.
Oppure gli attuali governanti appartengono al filone di pensiero che afferma l’inutilità della complementare dopo la riforma Monti Fornero che garantisce pensioni ottime ed abbondanti a 70 anni.
Poi l’Istat ci darà i numeri esatti di coloro che avranno optato di avere il tfr subito, ma è facile prevedere scelte per blocchi di lavoratori contrarie alla propria convenienza.
Cioè quei lavoratori che ormai hanno un rapporto di lavoro stabilizzato con un reddito medio alto, dove anche l’aliquota irpef è alta, saranno orientati a mantenere il tfr in azienda o ai fondi di previdenza, mentre fra i giovani presi alla gola da contratti flessibili e miserrimi, stretti da difficoltà quotidiane, prevarrà la tendenza alla monetizzazione e chiederanno tutto e subito acquietando l’animo con il pensiero che dal 2019 tutto tornerà come prima sollevandoli dallo stress della scelta.
Si sa che i giovani, fortunatamente, sono degli ottimisti e credono in queste cose, anche alle scadenze delle leggi ignorando la micidialità dei” decreti mille proroghe” che rendono eterni i provvedimenti più temporanei.

Camillo Linguella

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