Una bacchettata anche dall’Australia.

Scritto il alle 09:10 da [email protected]

 copertinaDal paese dei canguri si denuncia uno scarso sviluppo della previdenza complementare. Ma con le previsioni della legge di stabilità andrà ancora peggio.
Il Sistema pensionistico italiano, secondo lo studio di Mercer, si posiziona al 19esimo posto su 25 paesi esaminati .

I sistemi pensionistici di tutto il mondo, siano essi sistemi pubblici o in regime privato, sono da anni sotto pressione. L’aumento della speranza di vita, quello del debito pubblico in molti paesi, le condizioni economiche incerte ed i cambiamenti globali hanno ripercussioni negative per le forme di finanziamento a contribuzione definita (DC).

In questo scenario è importante cercare di capire insieme quale migliore politica realizzare nel medio e lungo periodo per garantire anche in futuro pensioni adeguate senza far collassare i sistemi economici degli Stati.
. La sesta edizione del Melbourne Mercer presenta questo tipo di ricerca e di confronto fra i sistemi pensionistici di 25 paesi che hanno politiche e sistemi pensionistici diversi. Fra i paesi esaminati, è compresa per la prima volta anche l’Italia.
L’indice Melbourne Mercer global pension (Mmgpi), è stato realizzato da Mercer e da Australian centre for financial studies, consorzio di diverse università australiane sovvenzionato dallo Stato di Victoria.
Il MMGPI è un indice che misura i sistemi previdenziali dei principali paesi al mondo sulla base di oltre 50 indicatori che fanno capo a 3 macro-aree: adeguatezza, sostenibilità e integrità; il valore dell’indice per ciascuno dei sistemi pensionistici presi in esame – 25 quest’anno – rappresenta la media ponderata di queste tre macro-aree. Con “adeguatezza” si intende il livello delle prestazioni, l’architettura dello schema previdenziale, i rendimenti degli investimenti, ma anche i risparmi privati. All’interno della macro-area “sostenibilità” si trovano indicatori quali la percentuale di adesione a fondi di previdenza complementare e a fondi pensione, gli aspetti demografici, alcune evidenze macroeconomiche come contribuzione e debito pubblico. La macro-area “integrità”, infine, considera diversi elementi di normativa e governance del rischio pensionistico, così come il livello di fiducia che i cittadini di ogni paese hanno nel loro sistema. Le ponderazioni utilizzate sono pari al 40% per la macro-area “adeguatezza”, al 35% per la macro-area “sostenibilità” e al 25% per la macro-area “integrità”.
Gli indici che formano l’area dell’adeguatezza sono:
il livello della pensione
i risparmi, gli incentivi fiscali,
lo sviluppo dell’economia,i piani dei benefici pensionistici.
Quelli della sostenibilità:
la copertura dei rischi sociali,
il patrimonio totale,
la contribuzione, le tendenze demografiche, il debito pubblico.
I sub indici dell’integrità sono:
la normativa,
l’ordinamento, la tutela,
la comunicazione,
i costi.
Nella classifica stilata in base alle risultanze di questi indici, al primo posto c’è laraggropp Danimarca grazie alla positività dei risultati su tutti e 3 le macro-aree e precede l’ Australia, l’Olanda, la Finlandia, la Svezia e la Svizzera.
L’Italia, nonostante il progressivo aumento dell’età pensionabile, è invece nella parte bassa della classifica e si posiziona al 19esimo sui 25 paesi esaminati, in compagnia di Messico, Cina, Indonesia, Giappone, Corea del Sud, con l’India in ultima posizione.
Il rapporto, realizzato prima della legge di stabilità 2015 ed i contenuti sul tfr, fa presente che pur esistendo, la previdenza complementare in Italia, ha un livello di adesione molto basso. Livello che sarà probabilmente soggetto ad ulteriori riduzioni in seguito all’applicazione della proposta di legge, se non verrà modificata durante la discussione parlamentare. Cosa auspicabile, ma poco probabile perché finirà con il solito voto di fiducia..
Di fatto l’Italia ha abbandonato la politica seguita da tutti i paesi dell’Ocse e come lo stesso Ocse raccomanda, di incentivare il secondo pilastro per mantenere pensioni adeguate e sostenibili mediante congrui incentivi fiscali.
Nel decidere l’operazione Tfr forse il governo è veramente convinto che lasciando la libertà di poter usufruire il tfr per un triennio, le risorse inserite in busta paga, queste saranno subito immesse nel circuito economico nei tre anni di previsione normativa, andando ad alimentare un circuito virtuoso che spinga i beneficiari agli acquisti, le fabbriche a produrre i beni da acquistare ( ma ci sono già i prodotti cinesi bell’e pronti) e per produrli ricorrano all’assunzione di nuovo personale.
Analoga previsione fu fatta in occasione del bonus degli 80 euro e non ha funzionato.
E’ uno schema abbastanza semplicistico, ma ci auguriamo che questa volta  funzioni.
Nel momento l’unico che ci guadagna è il fisco, primo con la tassazione ordinaria del Tfr e poi con l’aumento dei rendimenti finanziari dal 11.5% al 20%, di quello che resterà dei Fondi pensione.
Saremo curiosi di vedere se nel prossimo rapporto l’Italia riuscirà a conservare il non brillantissimo posto attuale oppure scivolerà dopo l’India.
Camillo Linguella

 

 

 

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