Fondi pensione: Sospesi aspettando il fato

Scritto il alle 09:02 da [email protected]

Senza titolo-1Il testo della legge di stabilità ancora non c’è. I lavoratori e pensionati sono appesi ad un filo per conoscere il loro esatto destino.
Ad una settimana dall’annuncio ancora non si dispone il testo della legge di stabilità anche se qualcosa è stato inviato ieri al Quirinale. Ma è ancora un testo provvisorio perché manca della “bollinatura” da parte della Ragioneria Generale dello Stato, una specie di “ok si può fare” su ogni singola spesa.
Però i contenuti delle bozze in circolazioni sono abbondantemente conosciute. Il governo non tocca le pensioni, accantona momentaneamente l’idea del contributo di solidarietà su quelle d’oro, ma in compenso sposta la data del pagamento  dal primo del mese al 10, facendo la media con quelle dell’ex Inpdap che vengono pagate il 16. Immediati i cori di protesta delle organizzazioni dei sindacati e dei consumatori.

Tuttavia la vera iniquità della manovra è contenuta nelle misure che sanzionano in maniera irreparabile la previdenza complementare. Il governo tace e non motiva il perché di questa scelta.

Il testo governativo è determinante, specie se avrà l’imprimatur da Bruxelles. Dopo ci sarà poco da modificare. Quando poi andrà alla discussione delle Camere, per quelle che ormai valgono queste assemblee, trasformate in un “votificio” dove le discussioni sono bandite per lesa maestà il solito miliardo di emendamenti presentati farà scattare l’alibi della fiducia
. Si potrebbe risparmiare un sacco di soldi se si semplificassero le procedure di approvazione, che so, facendo votare con lo smartfone oppure si passasse subito al voto di fiducia senza tante manfrine.
Come è ovvio ogni settore chiamato a ridurre le spese o che si è visto aumentare i balzelli, si è ribellato. E’ giusto ed umano. Tutti siamo contro gli sprechi, intendendo quelli che si fanno in casa altrui. Coloro che hanno protestato con più veemenza sono state le Regioni, alle quali in maniera sprezzante è stato risposto di tacere perché hanno molte cose da farsi perdonare, cosa in parte vera
La previdenza complementare ha errori da farsi perdonare? Ha sprechi da limitare, scheletri nell’armadio? Altrimenti non si capiscono le misure antisociali adottate se non l’esigenza di trovare soldi dove è più facile, incuranti del futuro delle attuali giovani generazioni. Tanto nel futuro non staranno al timone gli attuali governanti. Contro una vecchiaia povera provvederanno altri soggetti.
. Pare addirittura che l’aumento delle aliquote sui rendimenti pensionistici dall’11.5 al 20% non decorra dal 2015, ma dal corrente anno.
Si ricorda che la legge di stabilità 2013 di Enrico Letta stabiliva l’aumento dell’11 all’11.5% in via provvisoria per il 2014. Sbagliava quindi chi interpretò quest’aumento come transeunte, cioè passeggero. Finito il 2014 si tornava alla tassazione dell’11%. Interpretazione folle! Ora abbiamo la spiegazione autentica di quella provvisorietà. Si trattava solo una tappa intermedia per successivi aumenti. Come puntualmente si sta verificando.

Ma quali sono le reali intenzioni del governo sulla previdenza? Stupisce fra le tante dichiarazioni di Renzi, bonus di 80 euro per le neo mamme, assegni per i poveri eccetera, la mancanza di un qualsiasi accenno alle pensioni sia come dichiarazione ufficiale o quantomeno ufficiosa.
Poletti, il ministro del Lavoro, tace e non si pronuncia su nessuno degli altri problemi sul tappeto. Ritiene il governo ancora una priorità la previdenza complementare per far conseguire ai lavoratori una pensione adeguata come prevede la Costituzione? Oppure pensa che questa adeguatezza possa essere garantita dalla riforma Monti Fornero.
Depauperando il patrimonio dei fondi pensioni si riducono altresì le possibilità che questi possano investire, unitamente alla Cassa depositi e prestiti in favore delle piccole e medie imprese, che è la strada maestra per rilanciare l’economia reale. Facciamo un po’ i conti della serva a spanne, giusto per dare un’idea. Il patrimonio dei fondi ammonta a circa 118 miliardi di euro. L’anno scorso hanno avuto un rendimento medio del 5% pari a 5 miliardi e 900 milioni di euro.. Con una tassazione all’11,5% hanno versato al fisco 678 milioni di euro. Con l’aumento dell’aliquota dovranno versare un importo aggiuntivo di 501milioni e 500m per un totale di 1 miliardo e 179milioni.
Come si vede una cifra certamente importante, ma in termini di macroeconomia non fondamentale ma comunque esiziale comunque per l’esistenza stessa della previdenza complementare.
Se le previsioni verranno confermate, la pensione integrativa tornerà ad essere una sinecura dei percettori dei redditi medio alti, di quelli che già anteriormente alla legge Dini, pensavano alla propria vecchiaia con la stipula delle polizze di assicurazione.
Le casse pensioni dei professionisti, la cui aliquota sui rendimenti finanziari passa dal 20 al 26% non sono messe meglio . “ La decisione del governo è gravissima, se confermata, avrà conseguenze catastrofiche per la previdenza dei professionisti, che – ma forse il Governo lo ha dimenticato – producono con il loro lavoro il 15% del Pil nazionale” dichiara il presidente dell’Enpaf, l’ente dei Farmacisti. Ma analoghe dichiarazioni rimbombano in tutte le Casse.La misura su casse private e fondi pensione equivale a un autentico prelievo forzoso ai danni di un settore che non riceve dalle casse pubbliche nemmeno un centesimo.
Oggi saranno ulteriormente avvantaggiati i Pip, i piani pensionistici individuali, per i quali non è previsto obbligatoriamente il Tfr.

Infine vi ricordo il webinar gratuito del 7 novembre 2014 alle ore 16. La distribuzione del tfr in busta paga prevista dalla legge di stabilità non annulla nessuno dei motivi dell’esigenza della previdenza complementare.
Anche se rimanesse l’iniqua elevazione dell’aliquota di tassazione dei rendimenti dal 11.5% al 20% bisogna avere la forza di rinuncia all’uovo oggi.

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Camillo Linguella

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