Gli assenti dal dibattito sul tfr

Scritto il alle 09:28 da [email protected]

finestreLa legge di stabilità dopo l’approvazione definitiva dalla Comunità Europea, inizierà l’iter di conversione legislativa anche nel nostro Parlamento. E’ un passaggio che di poteva evitare, basterebbe che il governo produca un testo, la Ue lo aggiusta  e via. Al massimo qualche po’ di approvazione con internet. Volete mettere i risparmi di tempo, fatica e denari?

Ma finchè non si arriverà a questa forma di democrazia, bisognerà sottostare alle vecchie regole, valide al più quanto si usavano i telefoni a gettone e non gli smartphone. Perciò ci sarà la solita trafila delle Commissioni, gli emendamenti, le sedute ad oltranza fino alla richiesta del voto di fiducia com’è diventato di prammatica.
Solo allora sapremo le sorti definitive del tfr e della previdenza complementare.
Nel frattempo abbiamo registrato tutta una serie di prese di posizioni contro il progetto contenuto nella legge di stabilità. L’ultima in ordine di tempo è quella dell’Adepp, l’associazione delle Casse pensioni private. Mentre sui fondi pensione il prelievo aumenta dall’11 al 20 per cento, l’aliquota sui rendimenti delle Casse previdenziali private viene proposto l’aumento dal 20 al 26 per cento.

Andrea Camporese, presidente dell’Adepp dichiara che “Portare l’aliquota sui rendimenti al 26 per cento, dopo che una precedente norma di legge aveva stabilito una tassazione del 20 per cento in attesa di una ulteriore armonizzazione del sistema di primo e secondo pilastro, costituirebbe un unicum in Europa e un danno irreparabile per le future prestazioni pensionistiche, in particolare dei giovani professionisti”.
“L’aumento della tassazione, inoltre, sottrae risorse oggi indispensabili per permettere agli enti di continuare ad assicurare quel welfare integrato ed allargato resosi necessario per far fronte ad una delle peggiori crisi che abbia mai investito il sistema. Un sostegno che ha superato i 540 milioni di euro, che ha registrato un 65 per cento in più in termini nominali di azioni del Welfare messi in campo dalle casse di previdenza”.
Da parte del governo nessuna presa di posizione né spiegazione. Solo il ministro del Tesoro prova a minimizzare.
Quando il ministro Padoan parla di provvedimento che porta all’armonizzazione con quello che si fa negli altri paesi membri della Comunità Europea, omette di ricordare una cosa, che in essi, Germania, Francia, Danimarca, Regno Unito ed altri, il reddito da pensione è tassato in maniera agevolata rispetto all’irpef ordinario

Secondo uno studio di Confesercenti, mentre una pensione 3 volte il minimo Inps, in Italia viene tassata in media al 20,73%, in Germania la tassazione è dello 0.2, in Francia 5.2, nel Regno Unito 7.2 e bisogna andare in Spagna per trovare un’aliquota media del 9,5%.
Altri grandi assenti dal dibattito, sono i diretti interessati, i lavoratori. Le loro associazioni, i sindacati hanno preso posizione. Loro no. Non negano né affermano.

Tranne le solite esternazioni sui soliti netwurk dove prevalgono commenti illividiti ed acrimoniosi, fra la “gente” che si incontra in carne ed ossa nei posti di lavoro, al bar o al mercato non c’è discussione. Finora non è stata fatta nessuna indagine demoscopica, o almeno a me non risulta, tipo quelle sulle intenzioni di voto che si fanno settimanalmente, per conoscere prima di tutto se sanno dell’esistenza del provvedimento, cioè che si presenta l’opportunità di avere mensilmente subito  le quote di liquidazione invece di apsettare una vita, se sapendolo, sono favorevoli o contrari e conoscono i fattori che entrano in ballo, come l’aumento dell’irpef, la pensione eccetera.

Realisticamente stanno alla finestra a vedere e intanto si fanno alcuni conti valutando la convenienza del pro e del contro.
Questa è una fase molto delicata, perché l’opzione è irrevocabile e per tutto il 2015 fino al 2018 non si potrà tornare indietro, mentre presumibilmente si potrà sempre accedere alla richiesta di avere il tfr in qualsiasi momento.
Prima di scegliere si dovrà attentamente considerare l’ammontare del reddito, l’incidenza fiscale, il “quantum” netto in busta paga, la propria posizione pensionistica, quella attuale e quella che si verrà a determinare riscuotendo il tfr. Segnare da una parte i pro e dall’altra i contro e poi fare il bilancio.
In definitiva si tratta di vedere se conviene avere l’uovo oggi o la gallina domani.Probabilmente tutti coloro che maggiormente hanno bisogno della previdenza complementare, come i giovani e i precari sceglieranno per il tfr subito, mentre coloro che hanno un reddito medio alto lo lasceranno intonso.
Per questo vi ricordo il webinar gratuito del 7 novembre 2014 alle ore 16. La distribuzione del tfr in busta paga prevista dalla legge di stabilità non annulla nessuno dei motivi dell’esigenza della previdenza complementare anche se rimanesse l’iniqua elevazione dell’aliquota di tassazione dei rendimenti dal 11.5% al 20%. Per iscriversi cliccate qui ,
Camillo Linguella

 

 

 

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