Statali: La trattenuta sul tfs è legittima

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togheLa Corte Costituzionale si è pronunciata a favore del prelievo contributivo sulla buonuscita degli statali. Si chiude una vicenda che aveva visto un crescendo di ricorsi con protagonisti una miriade di studi legali, sindacati in cerca di facile consenso e i dipendenti pubblici di grado elevato.
La Corte Costituzionale con sentenza n.244/2014, depositata il 28/10/2014
ha definitivamente risolto la legittimità della trattenuta del 2.50% sul tfs dei dipendenti pubblici pronunciandosi sul ricorso del tribunale di R Emilia
L’indennità di buonuscita – o trattamento di fine sevizio (TFS) è finanziata dal 9,60% sull’80% della retribuzione lorda di cui il 2.5% a carico del dipendente. La riforma delle pensioni del 1995, la riforma Dini aveva stabilito che a decorrere dall’anno successivo, il 1996, dovesse essere esteso a tutti i dipendenti pubblici il Tfr. Per motivi essenzialmente economici si dovette arrivare al 1999 quando dopo un accordo con i sindacati, l’art. 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 dicembre 1999 dispose il passaggio al trattamento di fine rapporto (TFR), ai sensi dell’art. 2120 del codice civile, anche per il personale delle pubbliche amministrazioni assunto dal 1.1.2001.
Si dette così vita ad un duplice regime: TFS, per i dipendenti assunti ante 2001 e TFR per i dipendenti assunti dopo. Restarono esclusi dal passaggio i cosiddetti non contrattualizzati, cioè quei dipendenti pubblici di grado elevato, magistrati, prefetti, avvocati dello Stato ecc, il cui trattamento economico non è disciplinato da CCNL bensì dalla legge.
Dal 2001 al 2011 è filato tutto tranquillo, senza eccezioni di sorta da nessuna parte su questa disparità di regime di fine rapporto di lavoro, finchè quando, per completare l’estensione delle regole civilistiche in materia di trattamento di fine rapporto ai pubblici dipendenti, il governo emanò il decreto-legge 78/2010.

Questo decreto legge dispose, con effetto dal 1° gennaio 2011, il computo dei trattamenti di fine servizio, con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento per tutti.
Detta disposizione, nulla aveva specificato in ordine alla vigenza, o meno, della trattenuta del 2,50%, che le Amministrazioni avevano di fatto continuato ad operare nei confronti del dipendente. Naturalmente su retribuzioni alte il 2.5% è piuttosto considerevole per cui cominciarono a fioccare dei ricorsi, anche da parte di alcuni magistrati, chiedendo la disapplicazione della trattenuta e la restituzione di quanto riscosso. I magistrati si dettero ragione e la cosa finì inevitabilmente alla Corte Costituzionale.
La Suprema Corte, con sentenza n. 223 del 2012, dichiarò l’illegittimità dell’ art. 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte, appunto, in cui non esclude[va] l’applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,50%”.
Per dare attuazione alla sentenza, e mettersi al riparo da un’ingente esborso, il governo emanò il decreto-legge 29 ottobre 2012, n. 185 che cancellò totalmente la norma contestata, con il ripristino del regime di TFS per i dipendenti pubblici.
Il d.l. n. 185 del 2012 è decaduto per mancata conversione in legge, ma i suoi effetti sono stati fatti salvi dalla legge n. 228 del 2012.
Questa legge è stata impugnata perché introdurrebbe una «disparità di trattamento tra costoro (cui continua/riprende a essere applicato un prelievo del 2,5% sull’80% della retribuzione) e i dipendenti privati (per i quali non è previsto nessun prelievo a titolo previdenziale, ma solo un accantonamento del 6,91% sull’intera retribuzione, non tassabile); e tra i dipendenti pubblici assunti prima del 2001 (per i quali è stato ripristinato il TFS) e quelli assunti post 2001, per i quali è in vigore la disciplina del T.F.R., ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 dicembre 1999»; inoltre, perché consentirebbe allo Stato «una riduzione dell’accantonamento, irragionevole perché non collegata con la qualità e quantità del lavoro prestato», violando gli artt. 3 e 36 della Costituzione.
Secondo la Corte Costituzionale invece non sussiste nessuna violazione di questi articoli.
Il trattamento di fine servizio è, infatti, diverso e – come sottolineato dalla stessa sentenza n. 223 del 2012 rispetto al trattamento di fine rapporto, per cui il fatto che il dipendente –partecipi al suo finanziamento, con il contributo del 2,50% (sull’80% della sua retribuzione), non costituisce una disparità di trattamento rispetto al dipendente che ha diritto al trattamento di fine rapporto. Per altro verso, il fatto che alcuni dipendenti delle pubbliche amministrazioni godano del trattamento di fine servizio ed altri del trattamento di fine rapporto è conseguenza del transito del rapporto di lavoro da un regime di diritto pubblico ad un regime di diritto privato e della gradualità che, il legislatore, nell’esercizio della sua discrezionalità, ha ritenuto di imprimervi.
Né parimenti sono illegittimi l’ estinzione dei giudizi in corso, atteso che l’interesse dei ricorrenti alla restituzione del contributo del 2,50% è venuto meno con il ripristino della vecchia legge sul TFS, che prevede il contributo in questione.
Neppure può dirsi, poi, irragionevole la diversità di trattamento tra i dipendenti che, nelle more, abbiano ottenuto la restituzione del 2,50% con sentenza passata in giudicato essendo ciò inevitabilmente dovuto alla successione delle disposizioni e al principio generale che le sentenze non si toccano.
In conclusione, la Corte ritiene che tutte le questioni sollevate sono infondate .
Unica strada per coloro che sono stati assunti prima del 2001 di avere il tfr e quindi di non essere più assoggettato al pagamento del contributo sulla buonuscita, è quella di aderire al Fondo pensione Perseo Sirio. Infatti l’adesione è possibile sono a condizione della trasformazione del proprio Tfs in tfr. In questo caso non solo si risparmierà, ma si avrà diritto altresì ad un contributo aggiuntivo dell’1,5% calcolato sulle retribuzioni utili ai fini della buonuscita.
Camillo Linguella.

 

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1 commento Commenta
aldodv
Scritto il 3 novembre 2014 at 14:33

Gentile Camillo
Seguo con attenzione i suoi post, e ammiro la sua pregevole gestione del blog, che per me è uno dei pochi spazi in cui si parla di previdenza in modo chiaro e semplice.
Ciò che lei ha scritto in questo post mi ha confuso le idee, e non di poco…

Io sono un dipendente PA assunto dopo il 2001 che non ha aderito a Perseo-Sirio, e attualmente subisco la trattenuta del tfr, più il 2.5% sull’80% della retribuzione.

Premesso che non ho mai capito se il 2.5% entra o meno nel montante contributivo ai fini del calcolo della pensione, interpretando la sentenza mi pare di aver capito che la cassazione ha affermato che la trattenuta del 2.5% (che i dipendenti del settore privato non hanno) sarebbe comunque legittima nonostante il regime di TFR, in quanto deriverebbe da un regime transitorio, che quindi dovrebbe essere tollerato per i lavoratori del settore pubblico assunti post 2001.

Lei scrive: “Unica strada per coloro che sono stati assunti prima del 2001 di avere il tfr e quindi di non essere più assoggettato al pagamento del contributo sulla buonuscita, è quella di aderire al Fondo pensione Perseo Sirio.”

Se quanto da lei scritto nella frase che le ho riportato è vero per gli assunti ante 2001, a rigor di logica, dovrebbe essere vero anche per gli assunti post 2001.
Mi spiego meglio: in caso di adesione a Perseo-Sirio un dipendente assunto post 2001 dovrebbe versare l’1% in più al fondo pensione ma eviterebbe così la trattenuta del 2.5% sull’80% della busta paga, pertanto il saldo risulterebbe comunque positivo?

E’ possibile oppure ho scritto una cavolata?

Ringrazio della sua attenzione.
Aldo

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