Le opportunità della complementare per la ripresa, se sopravviverà

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convegnoIl convegno di fine anno tenutosi il il 3 dicembre a Roma ha concluso le attività 2014 di Itinerari Previdenziali. Per l’ottavo anno consecutivo i partecipanti hanno dibattuto un quadro anticipato delle previsioni economiche per il 2015 e per i successivi anni, soffermandosi in particolare sul tema: “Investitori Istituzionali Previdenziali: quali opportunità di impiego delle risorse alla luce degli scenari dei prossimi anni”.
L’evento di fine anno avrebbe consentito di fare appieno un ulteriore passo nell’opera di sensibilizzazione della politica e degli attori di mercato verso questo importante tema se non fosse per le misure predisposte dal governo nella legge di stabilità 2015 che sono cadute come un macigno sul già accidentato percorso della previdenza di secondo pilastro. Più investimenti nel nostro Paese significa favorire un maggiore sviluppo e soprattutto più occupazione e quindi standard di vita meno stressati; significa anche migliorare il rapporto demografico “attivi/pensionati” che è fondamentale per garantire la sostenibilità dei nostri sistemi pensionistici. Significa anche consentire un incremento dei

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

margini che si redistribuiranno tra profitti e salari con un relativo incremento dei consumi. Ciò porterà benefici anche al secondo rapporto; quello finanziario tra “pensione media/reddito medio” anch’esso vitale per rendere finanziariamente sostenibili le gestioni previdenziali.
L’incontro ha approfondito  le prospettive economiche. Nella prima sessione, “scenari economici”, il premio Nobel per l’economia Erick Maskin e esponenti di vertice degli organismi internazionali, hanno presentato una analisi di scenario generale economico e  geopolitico fornendo un quadro di insieme non esaltante con molti noti problemi comuni come la recessione, la crisi demografica,  i molti vecchi e i pochi giovani e la crisi dell’occupazione. Le misure adottate per fronteggiarle non sembrano però le più adeguate.

L’ex ministro Moavero, intervenuto nel dibattito, ha sottolineato il diverso modo di affrontare l’emergenza. Il bilancio federale degli Stati Uniti d’America, ha dichiarato è pari al 24% del Pil, in Europa non esiste un bilancio federale, ma quello comunitario è pari all’1% del Pil e da queste si traggono le misure  per il rilancio. Questo è solo uno dei parametri che può  spiegare il  perche gli Usa sono usciti dalla recessione e la Ue no, se si eccettua la Germania, che pur’essa però comincia a perdere qualche colpo.

Nella seconda sessione il tema è stato dibattuto punto di vista degli investimenti possibili anche a beneficio del nostro Paese, fruendo dell’esperienza di grandi operatori di mercato, economisti, gestori e strategisti di grandi fondi d’investimento e fondi pensione.
Alberto Brambilla commentando le misure governative ha sottolineato che non solo senza incentivi alla previdenza complementare si mette a rischio l’intero sistema, ma che cambiando in peius le regole, si rompe quel patto fiduciario fra Cittadino e Stato assolutamente necessario nei contratti a lungo termine. Le misure annunciate  non rafforzeranno la già debole voglia ad aderire, perché oltretutto distratti da dati fuorvianti.
Secondo i dati governativi forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato, le future pensioni in rapporto all’ultima retribuzione, cioè i tassi di sostituzione sembrano più che buoni; si va dal 73 al 79% per i dipendenti e dal 64 al 71% per i lavoratori autonomi. C’è un piccolo particolare. Le proiezioni considerano uno sviluppo del PIL reale dell’1,57%, un’inflazione del 2% e una crescita delle retribuzioni individuali reali dell’1,51% (con produttività pari al +1,53% annuo). Ma cosa è successo veramente negli ultimi anni? Tutti i parametri sono cresciuti molto meno delle previsioni e la produttività è stata addirittura negativa. Nel periodo dal 2008, anno d’inizio della grande crisi economica alla fine del 2014 (proiezione sulla base dei dati di consenso) avremmo dovuto avere una crescita del PIL reale pari al 10,984% (seguendo la formula base della Dini che prevede un Pil reale annuo pari all’1,5%) e ancor di più sulla base delle ipotesi RGS sopra indicate. Invece la rivalutazione in termini reali dei montanti contributivi è stata pari al – 4,541%. Risultato, ad oggi, in termini di rivalutazione dei contributi versati, siamo sotto di circa il – 16% . Ed il governo a tutt’oggi non si è ancora pronunciato ufficialmente sulla sterilizzazione dei coefficienti di rivalutazione dei montanti contributivi, cioè quel gruzzolo che ogni lavoratore versa all’Inps e che per l’anno prossimo invece di aumentare, rischia di diminuire. E prendendo per buono l’ennesimo annuncio  sempre dell’Inps sulla ripartenza della busta arancione per il prossimo anno su 10.000 soggetti, che valore avrà il progetto “Simula”, visto che le proiezioni saranno costruite su parametri della Ragioneria Generale dello Stato assolutamente inattendibili, se non vengono adeguati alla realtà effettiva dell’andamento della nostra economia.
A gelare la platea è stato l’intervento di Taddei, il responsabile economico del Pd che con un elegante giro di parole, ripetendo i solidi discorsi, il bonus degli 80 euro, la crescita, l’occupazione ed altro, ha ribadito le priorità del governo confermando implicitamente le misure sul Tfr e sulla tassazione dei Fondi e della Casse. Per le modifiche se ne riparlerà ad emergenza superata, cioè mai.
Camillo Linguella

 

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