L’inutile mozione

Scritto il alle 08:15 da [email protected]

oratoriaApprovata alla Camera il 3 dicembre 2014 la mozione della Commissione Bicamerale di Vigilanza sulle Pensioni sull’impiego del risparmio previdenziale a sostegno dell’economia del Paese. Il governo approva l’idea della richiesta di riduzione delle tasse sui fondi, ma non lo fa.
Il governo ha accolto con alcune riformulazioni la mozione della Commissione bicamerale di controllo sugli Enti previdenziali. Essa è stata approvata in Aula lo scorso 3 dicembre 2014 con 326 si, 7 no e 88 astenuti, oggetto le modalità d’intervento per l’impiego di parte del risparmio previdenziale a sostegno dell’economia reale del Paese. Evidentemente il governo pensa che la previdenza complementare nonostante le misure disposte con la finanziaria 2015, sopravviverà ed avrà un futuro.
La mozione è un atto sottoposto al voto in una assemblea elettiva Camera o Senato con il quale si vuole dare un indirizzo politico al governo su un determinato argomento. Teoricamente è il principale strumento dell’attività di indirizzo politico degli organi rappresentativi nei confronti del potere esecutivo.
Infatti sono esaminate e votate con procedure simili a quelle dei progetti di legge (discussione generale, esame degli emendamenti, dichiarazione di voto e votazione). Solo che in genere non contano niente, perché gli indirizzi politici il governo se li fa da sé, una volta nell’ambito del proprio partito, ora nell’ambito di una ristretta cerchia di persone, chiamata “cerchio magico” e a volte neanche quello.
Le uniche mozioni che contano finora sono le mozioni di fiducia con le quali si insedia il governo e quelle successive per far passare tutti i provvedimenti sui quali i rami del Parlamento vorrebbe esercitare la propria funzione. Renzi ha chiesto la fiducia sui propri provvedimenti ben 21 volte ( 77%) mentre il secondo il classifica è il governo Monti con un tasso del 45%.
La mozione cui mi riferisco è quella della Commissione Bicamerale di Vigilanza sugli enti di previdenza.  La Commissione ha svolto un approfondito lavoro, nell’ambito delle sue competenze che comprendono quelle di controllo sugli istituti di previdenza, sull’efficienza del servizio in relazione alle esigenze degli utenti, sull’equilibrio delle gestioni e sull’utilizzo dei fondi disponibili tenendo conto di quanto matura in sede comunitaria.
La Commissione europea ha recentemente varato un piano per soddisfare le esigenze di finanziamento a lungo termine in tema di crowdfunding (finanziamento collettivo) per offrire possibilità di finanziamento alternative per le piccole e medie imprese.
Il tema centrale proposto dalla UE è quello di favorire l’istituzione di fondi comuni europei specializzati nell’investimento di lungo termine in determinate attività produttive in tutta la UE, in quanto « ha notevoli esigenze di finanziamento a lungo termine per favorire la crescita sostenibile, il tipo di crescita che aumenta la competitività e crea occupazione sostenibile e inclusivo». I fondi pensionistici aziendali o professionali sono doppiamente coinvolti nella questione: dispongono di oltre 2.500 miliardi di euro di attivi da gestire con prospettive a lungo termine, mentre 75 milioni di europei dipendono in gran parte da loro per la propria pensione. La proposta permetterà di migliorare la governance e la trasparenza di tali fondi in Europa, migliorando, quindi, la stabilità finanziaria e promuovendo le attività transfrontaliere, fra uno Stato ed un altro, per sviluppare ulteriormente i fondi pensionistici aziendali e professionali come imprescindibili investitori a lungo termine.
Sulla necessità di utilizzare il risparmio previdenziale per operazioni di finanziamento dell’economia reale si ricordano gli orientamenti emersi nel corso delle audizioni svolte: la Corte dei conti, nel corso dell’audizione del 27 febbraio 2014, ha rilevato che «un significativo contributo al finanziamento delle imprese può essere assolto dalle casse privatizzate e dalla previdenza complementare»; la Consob, alla VI Commissione finanze della Camera, ha sottolineato come il mondo della previdenza complementare-domestico mostri una ridotta propensione all’investimento in titoli di capitale, ivi compresi quelli italiani; la Banca d’Italia, nell’audizione dell’11 giugno 2014, ha evidenziato che le attività dei fondi pensioni in Italia rappresentano il 5,6 % del prodotto interno lordo, a fronte di percentuali pari al 96 per cento nel Regno Unito, al 75 per cento in USA e alla media dei Paesi europei pari al 21 % ».
Nella relazione approvata la Commissione bicamerale ha valutato la percorribilità di iniziative istituzionali per l’impiego di parte dei patrimoni gestiti dai fondi pensione e dalle casse professionali  su programmi strategici per lo sviluppo, quali l’innovazione tecnologica, le fonti di energia sostenibili, la ricerca, il rilancio di aree industriali in crisi, il salvataggio e la ristrutturazione di piccole e medie imprese in difficoltà, i programmi di edilizia abitativa e scolastica e altro.
Sia per la previdenza complementare che per le forme di previdenza obbligatoria degli iscritti negli ordini professionali, in assenza di una forte iniziativa politica, decine e decine di miliardi del risparmio previdenziale, per un totale di quasi 200 miliardi di euro complessivi, continueranno ad essere investiti in strumenti finanziari, per lo più all’estero, in una misura che oggi è pari a circa il 70 per cento del totale degli impieghi; il restante 30 per cento degli impieghi è sostanzialmente investito in titoli di Stato.
Tale andamento determina oggi, di fatto, l’impossibilità di finanziare le imprese italiane e le iniziative di sviluppo infrastrutturale del nostro Paese, in un momento in cui il tema delle risorse finanziarie da recuperare per lo sviluppo dell’economia reale dell’Italia è assolutamente rilevante.

 La Commissione ipotizza una serie di misure, secondo tre principali linee di intervento:
a) interventi fiscali per stimolare gli investimenti della previdenza complementare in iniziative di sviluppo del Paese, con misure di equiparazione del regime di tassazione ovvero di agevolazione fiscale in rapporto alla partecipazione ad investimenti in iniziative a sostegno dell’economia reale del Paese; l’idea di fondo è che lo strumento fiscale non deve rispondere solo a fare cassa.
b) interventi per stimolare il settore e favorire l’impiego, in condizioni di sicurezza del risparmio; in particolare, si ipotizzano la revisione dei meccanismi di adesione alla previdenza complementare, forme di compensazione o garanzia pubblica, definizione dello status giuridico delle casse professionali, che la legge ha previsto come private ma che sia in sede amministrativa – e della spending review, sono state, di fatto, ricondotte ad un ambito pubblicistico; altre misure possono riguardare lo sblocco di parte delle risorse degli enti previdenziali pubblici, segnatamente l’Inail, attualmente immobilizzati nel conto di tesoreria unica;
  c) definizione delle modalità di investimenti del risparmio previdenziale nell’economia reale, attraverso investimenti diretti a sostegno delle imprese, ovvero ampliando il ruolo di raccolta del risparmio della Cassa depositi e prestiti, estendendolo  al risparmio previdenziale, al fine di favorire l’impiego di interventi strutturali  in connessione con lo sviluppo dell’impiego di risorse a sostegno del Paese derivanti dalla previdenza complementare.
Altro tema affrontato dalla mozione è quello dello sviluppo delle campagne informative per la sensibilizzazione dei lavoratori, specie i giovani, sulla rilevanza della previdenza complementare per un loro  futuro pensionistico.
Su questi temi la Camera dei Deputati ha impegnato il governo a muoversi con il parere favorevole dello stesso esecutivo. Se solo un terzo di quello su cui il Parlamento ha impegnato Renzi venisse attuato, staremmo un passo avanti, molto avanti. Infatti per essere coerente con se stesso, il governo dovrebbe almeno ridurre la tasazione sui rendimenti, ma già sarebbe cosa buona una aliquota del 15% invece del 20% come è previsto.
Camillo Linguella

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
La formazione rimane un elemento centrale in ActivTrades che ha già preparato gli appuntamenti form
Deutsche Bank: trimestrale BOOM, ma forse i motivi sono molto più profondi di quanto possiate pen
Avvio tranquillo per il Ftse Mib che col passare dei minuti sembra prendere consapevolezza della pro
Elucubrazioni sparse: pensieri in una notte ricca di fulmini e saette. In una sera di mezza estat
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Continua il momento positivo per la borsa USA e il COT conferma una tendenza positiva. Ma l'interm
Per tante motivazioni, più volte spiegate qui sul blog e nel video di TRENDS, l’oro è stato
Se cercavate il cigno nero, forse cercatelo in vesti diverse, magari mascherato con un parrucchi