Il grido d’allarme di Assofondipensione

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Senza titolo-1Qual è lo stato dell’arte della previdenza complementare in Italia e perché, d’un tratto, la si vuole scoraggiare? Questo è l’interrogativo che ha solo delle risposte parziali. La più convincente è quella di fare cassa deprivandoci del futuro.

Assofondipensione, l’associazione che riunisce Confindustria, Confcommercio, Confservizi, Confcooperative, Legacoop, Agci, Cgil, Cisl, Uil e Ugl e che rappresenta oltre due milioni di lavoratori iscritti ai fondi di categoria, ha tenuto la sua assemblea annuale lo scorso 10 dicembre 2014.
Il tema offerto al dibattito nel programma  è di estrema attualità per i contribuenti e per tutto il mondo del lavoro: “Qual è lo stato dell’arte della previdenza complementare in Italia e perché, d’un tratto, la si vuole scoraggiare?“.

Per Assofondipensione, l’Assemblea è stata l’occasione per una forte presa di posizione contro i provvedimenti contenuti nella legge di stabilità,  penalizzanti per il risparmio previdenziale e una minaccia di destabilizzazione del sistema pensionistico complementare che oggi ha raggiunto un buon grado di maturità. Il  grido d’allarme viene dalla lettura del tentativo di utilizzare il tesoretto della complementare ai fini della finanza pubblica. Per questo motivo Assofondi è pronta a dare battaglia sino alle Corti europee contro le norme che minacciano il risparmio previdenziale dei contribuenti. In particolare contrastare la retroattività dell’aumento della tassazione dei rendimenti dei fondi di previdenza complementare, che secondo il ddl di Stabilità dovrà essere applicata retroattivamente all’intero 2014. Un’imposizione ritenuta illegittima perché viola l’articolo 3 dello Statuto del contribuente e i principi generali dell’ordinamento giuridico che stabiliscono come le norme valgano per il futuro. Sarà una iniziativa intesa a mostrare con maggio forza la contrarietà al provvedimento, perché ai fini pratici, come è già stato fatto altre volte, il governo invocherà lo stato eccezionale, le pressioni della Ue e la possibilità di deroga che è stata già utilizzata in passato.
Le misure della legge di stabilità, l’anticipo del tfr in busta paga e l’aumento della tassazione arrivano:

  1. dopo lapresentazione della relazione della Commissione Bicamerale di vigilanza sugli enti di previdenza, sugli investimenti dei fondi pensione per il rilancio dell’economia nazionale,
  2. dopo la pubblicazione del DM 166/2014 che stabilisce nuove regole di investimento dei fondi stessi,
  3. dopo l’avvio del confronto con il governo e la Cassa Depositi e Prestiti  per la costituzione di un fondo dei fondi per gli investimenti nell’economia reale.

Non solo ma senza andare a tempi remoti, alla presentazione della relazione della Covip di quest’anno ( 28 maggio 2014), il ministro del Lavoro Poletti, aveva dichiarato che la previdenza complementare andava incentivata con ulteriori sgravi fiscali.

Poiché tutte le misure messe in campo dall’ultimo Tremonti, a Monti a Letta ed infine all’attuale premier, non hanno dato nessun risultato concreto, si raschia il barile perchè si bada alle necessità del presente, ignorando il futuro. E’ l’applicazione governativa di una vecchia battuta di Woody Allen: Perché devo preoccuparmi dei posteri? Che hanno fatto per me?” si preferisce l’uovo oggi alla gallina domani.

Ecco lo svuotamento del salvadanaio del Tfr, ecco l’aumento della tassazione per scoraggiare le adesioni alla complementare e rendere più appetibili i Bot che rimangono tassati al 12.50% contro la previsione del 20% dei fondi pensione. Dimentichi che dal 2020 cominceranno ad andare in pensione coloro che hanno iniziato a lavorare nel 1996 e che avranno la pensione calcolata col contributivo puro senza avere più la coperta dell’integrazione al minimo.
Con i 6 milioni di aderenti l’operazione II pilastro è nei fatti un’esperienza incompiuta e il deserto del settore pubblico, sotterraneamente incoraggiato, la tiepidezza delle parti istitutive, le misure concrete non fanno prevedere un futuro roseo.
Ci sarà una emergenza sociale che oggi tutti sembrano sottovalutare, a cominciare dai diretti interessati con un ritorno alla carità pubblica. Ed è  grave lo strabismo del governo reso ancora più evidente dall’approvazione della mozione della Bicamerale del 3 dicembre 2014 che vuole rilanciare la complementare mentre si assiste ad una campagna quasi denigratoria nei confronti dei fondi pensione.
Questi attacchi però non devono costringere a fare come gli struzzi, ma a domandarsi se è vero che essa non funziona e perché. Il basso tasso di adesione, 25% ha motivazioni strutturali, l’adesione è legata alla dimensione dell’impresa e alla aree geografiche e all’età. Stranamente, ma non tanto se andiamo a vedere la loro situazione, i giovani aderiscono solamente con il 15%. Questo dato  trova una spiegazione nella presunta rigidità del “salvadanaio previdenziale” cui si contrappone la “liberalità” del governo nel voler dare mese per mese gli euro che avrebbe dovuto mettere in questo salvadanaio.
Invece non è così, in quanto con le anticipazioni ed i riscatti il sistema complementare è molto più vicino alle esigenze degli aderenti di quanto la percezione comune non faccia pensare.
Se si guarda alla realtà si constata che mentre il sistema pensionistico pubblico tende al negativo, i rendimenti dei fondi negoziali sono circa il 6% ( dati Covip 5.9%) mentre il tfr quest’anno si è rivalutato dell’1% netto. Fugare i luoghi comuni e ribadire la convenienza della complementare anche in caso di maggiore tassazione, come ha già dimostrato Mefop, impegna tutti a mettere in campo una nuova campagna informativa da affiancare ad una campagna di educazione finanziaria.
Durante l’Assemblea sono state illustrate le iniziative dei vari fondi per migliorare il loro “appeal”.
In particolare Prevedi, il Fondo Pensione Complementare per i Lavoratori delle Imprese Industriali ed Artigiane Edili ed Affini, con l’ultimo rinnovo del CCNL degli edili destina 8 euro medi di ogni addetto alla previdenza complementare a decorrere dall’anno prossimo. Si tratta di una platea di oltre 550mila maestranze come propedeutico alla adesione normale classica con il conferimento del Tfr e del contributo datoriale dell’1%. L’adesione contrattuale è una delle strade da sempre caldeggiate dalla Covip che altri dovranno imitare, sempre che i contratti si rinnovino naturalmente.
Altra esperienza significativa è quella di Fonchim, il maggior fondo di previdenza complementare in Italia. Fonchim oltre alle prestazioni classiche del II pilastro, eroga come prestazioni accessoria l’assicurazione contro l’inabilità/invalidità e la premorienza. I costi sono a totale carico dei datori di lavoro che contribuiscono con lo 0.2% della retribuzione.

Camillo Linguella

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