Chi non pensa al futuro non ha futuro

Scritto il alle 09:09 da [email protected]

salvadanaioPresentati gli emendamenti governativi alla legge di stabilità. Nessun passo indietro  sull’aumento della tassazione dei fondi pensione. La Daimler, un esempio da imitare.

Il governo ha presentato i suoi emendamenti alla legge di stabilità. Sono una sessantina e solo questi  saranno approvati, quelli presentati da altri serviranno solo ad allungare i tempi della discussione, senza escludere che poi ne possa passare qualcuno, com’è successo per l’eliminazione dei Senatori a vita. Ma si tratterà in ogni caso di vittoria effimera, perché poi in Aula saranno cancellati. Fra gli emendamenti presentati c’è  quello che  sterilizza gli aumenti delle tasse sulla casa. Le aliquote Imu e Tasi saranno congelate anche nel 2015, come previsto per quest’anno, ci sarà la mobilità per dipendenti delle Province soppresse che dovranno andare dove c’è carenza di personale o seguire le funzioni trasferite. C’è la richiesta di congelare il canone Rai, la destinazione di 1 miliardo per combattere l’epatite C, 130 milioni di euro per la pulizia delle scuole.  Duecento milioni sono destinati al progetto aerospaziale attraverso la riduzione di un taglio corrispondente al ministero della Difesa. Per il risanamento delle periferie il governo destina cinquanta milioni nel 2015, che salgano a 75 all’anno per il biennio 2016-2017.
Il governo ha presentato altresì un emendamento che  stanzia 50 milioni di euro in più per i lavoratori esposti all’amianto degli stabilimenti di Casale Monferrato e Bagnoli e dell’Isochimica di Avellino, altrettanti per il servizio civile e 20 milioni per favorire le assunzioni di disabili. Un altro prevede 12 milioni di euro per Italia Lavoro e 6 milioni all’Istituto italiano di tecnologia di Genova (Itt).
Non  sono stati presentati però gli auspicati emendamenti sulla previdenza complementare annunciati più volte anche dal viceministro Mef Morando.

Niente riduzione del previsto aumento della tassazione sui fondi pensione e sulla rivalutazione del Tfr. Voci “sicure” davano per certo un emendamento del governo che avrebbe ridotto l’aliquota del 20% per i fondi pensione al 15/17% e l’aliquota del 26% prevista per le Casse pensioni dei professionisti al 20%.
Niente di tutto questo, come pure rimangono confermate tutte le misure per l’anticipo della liquidazione in busta paga mensile, tranne che per gli statali che subiscono così l’ennesima discriminazione. L’aumento del Tfr che quest’anno si rivaluta solo della cifra fissa dell’1.5% stabilito per legge, essendo l’aumento dello 0.75% legato all’inflazione uguale a zero, invece di essere tassato all’11%, sarà tassato al 17%. Anche qui nessun emendamento di riduzione. Per cui, essendo l’aumento illegittimamente anche retroattivo, valevole per tutto il 2014, la rivalutazione netta sarà inferiore all’1%.
Naturalmente i più ottimisti sperano sempre, fino all’ultimo minuto, che qualcosa possa cambiare e che alla fine il governo conceda qualche aggiustamento.
Ma l’esecutivo non sembra minimamente intenzionato a farlo. Ed il suo agire, quanto meno quello verbale appare alquanto dissociato, perché contemporaneamente vota una mozione della Commissione Bicamerale sulle pensioni ( il 3 dicembre 2014) con la quale si impegna ad incentivare le adesioni alla complementare e a ridurne le tasse e contestualmente ne propone l’aumento.
E’ troppo preso dalla ricerca di un qualsiasi risultato positivo che lo faccia uscire dal pantano economico in cui sta affondando. Solo qualche anima candida poteva pensare che per venirne fuori bastava  una riforma qualsiasi del Senato, una riforma elettorale ed una sul mercato del lavoro.
Certo ha concesso ad una ristretta fascia di lavoratori il bonus di 80 euro mensili, ma questa misura  non ha dato i risultati immaginati. Ora ci riprova con il Tfr in busta paga sperando che questa volta soldi messi in circolo, oltre ad aumentare il gettito Irpef, produca qualche minimo aumento dei consumi. Ma sono provvedimenti entropici perché non derivano dalla produzione di nuova ricchezza, ma dalla rottura del salvadanaio che invece di  svolgere la sua funzione di accumulare e conservare un gruzzoletto da spendere in futuro per qualcosa di importante ed eccezionale, viene rotto e speso per esigenze quotidiane. Alla fine rimarranno solo i cocci del porcellino rotto.
Chi non pensa al futuro non ha futuro. Questa è l’amara realtà.
Invece d incentivare veramente la previdenza complementare che avrebbe comportato comunque un futuro risparmio per le casse dello Stato se non vuole un’esplosione incontrollata della spesa assistenziale, il governo ha preso una strada opposta. Quasi a voler bastonare quei sei milioni e passa di lavoratori che credendo nelle Istituzioni hanno voluto sottoscrivere un patto a lungo termine con lo Stato aderendo alla previdenza complementare.
Oggi i nuovi lavoratori che saranno a migliaia grazie al “giob att” saranno restii a farlo, prima di tutto perché non si potranno permettere di privarsi neppure di 10 euro mensili ( si pensi ai giovani con contratti da 500 euro) e poi perché nessuno più si sentirà garantito da uno Stato che con la massima disinvoltura cambia le regole del gioco.
E’ lo steso discorso pericoloso, ora un po’ fortunatamente messo da parte, sulla violabilità dei diritti acquisiti. Le campagne di stampa contro coloro che godono di una pensione calcolata con il metodo retributivo, presentate come ingiuste e privilegiate ( parliamo di assegni medi da 1400/2500 euro mensili), sono momentaneamente finite. Se ne riparlerà sicuramente a breve, quando qualcuno in Italia, in Europa, al FMI o all’OCSE si rimetterà  a strillare che la spesa previdenziale italiana è “troppissima” alta.
Né in aiuto dei pensionati viene qualcosa dalle economie private, neppure dal munifico padrone della Todd’s che pure ogni tanto fa  ai suoi dipendenti delle elargizioni extra contrattuali. Siamo sempre nel paternalismo assistenziale puro, intendiamoci, ma bisogna saper accontentarsi.
Prendiamo il caso della Daimler.
In Germania non è tutto austerity  e c’è chi si preoccupa della vecchiaia dei propri dipendenti. Nessuna impresa italiana quando divide gli utili lo ha mai fatto. La società Daimler ha annunciato un contributo straordinario di 2,5 miliardi di euro ai propri fondi pensione tedeschi. La somma sarà proporzionalmente divisa tra Daimler AG, EvoBus e Daimler Financial Services. L’operazione, tesa a fornire maggiori sicurezze ai dipendenti, avrà un impatto sulla liquidità netta delle attività industriali pari a 17,9 miliardi di euro alla fine del terzo trimestre (in crescita di 4,1 miliardi sulla fine del 2013). Includendo quest’ultimo trasferimento la società ha versato ai fondi pensione più di 7,4 miliardi di euro dall’inizio del 2010. La FCA, la nuova Fiat, che ne pensa in merito?
Camillo Linguella

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1 commento Commenta
andrea4891
Scritto il 16 dicembre 2014 at 16:03

complimenti per il titolo, se lo capovolgi si adatta ancor meglio agli Italiani

CHI NON HA FUTURO NON DEVE PENSARE AL FUTURO

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