La pensione complementare è meglio con la sanità integrativa

Scritto il alle 08:51 da [email protected]

sanitàL’Austerity sta riducendo inesorabilmente le prestazioni del welfare. Ogni singolo cittadino deve pensarci da sé. Ma insieme si raggiungono migliori risultati. Dopo la previdenza complementare occorre pensare alla sanità integrativa. Imitare l’Asdep.
Il diritto al welfare (previdenza e salute) è sancito dalla Costituzione e sembrava pertanto a carico totale della collettività per sempre. Viceversa, a seguito delle crisi economica aggravata dal malaffare in primis ma anche da dissipazioni economiche dovute ad una politica individuale di uso disinvolto di denaro pubblico, lo Stato non è più in grado di dare pensioni adeguate ed assistenza medica avanzata.
Le continue riforme pensionistiche, a cominciare dalla legge Dini del 1995, hanno progressivamente ridotto l’ammontare dell’assegno pensionistico. Da qui l’esigenza di integrare la pensione attraverso la previdenza complementare.
Ora è la volta della Sanità.
Il decentramento regionale delle competenze sulla Sanità non ha portato, com’era prevedibile, un innalzamento delle prestazioni e una riduzione dei costi, ma è avvenuto esattamente il contrario. Non solo, ma è aumentato il divario fra regioni meridionali e quelle settentrionali. Le prime verso lo sfacelo, le seconde verso modelli mittle europei. Purtroppo è così.
Di fronte agli alti costi anche in questo caso è necessario integrare di tasca propria le prestazioni. La necessità di integrazione è divenuta ancora più urgente e, mentre è in corso di attuazione una politica ostile ai fondi pensione, emerge sempre più l’esigenza di dotarsi di Fondi integrativi sanitari. Questa necessità è inceppata dalle remore di possibili interventi punitivi governativi, dopo l’esperienza della complementare, una volta che questi fossero decollati.
Tuttavia, di fronte a questa innegabile realtà, i convegni dedicati alla previdenza complementare includono sempre più spesso questo nuovo bisogno. Sono in molti a proporre che i fondi pensione già esistenti si occupino di intervenire ad integrare le prestazioni sanitarie. Il terreno non è nuovo, già esistono significative esperienze nel campo che vanno, anche in questo caso, fatte conoscere meglio. L’ultimo in ordine di tempo è stato il seminario organizzato da Mefop, la società per lo sviluppo dei fondi pensione, il 9 dicembre 2014. Il problema oggi attualissimo è quello dettato dalla necessità di “promuovere” e “mobilitare ricchezza” di provenienza privata per il raggiungimento di finalità pubbliche accumunando tutte le forme di welfare integrativo. Con questo seminario Mefop ha inteso svolgere una riflessione analitica sulla dinamica di evoluzione del rischio salute e autosufficienza nel nostro paese, partendo dai Fondi sanitari esistenti, dal loro stato di sviluppo e dalle prospettive di evoluzione.

La previdenza complementare, con i 6 milioni e passa di aderenti, può svolgere un ruolo determinante in questo senso. I rimanenti 20 milioni di lavoratori sono attualmente poco disposti a rinunciare all’incasso del Tfr a favore di una rendita vitalizia e tendono a trascurare i rischi legati alla dinamica della vita come malattia, invalidità, non autosufficienza. Elementi ancora più importanti di fronte alla crisi e alla polverizzazione dei nuclei familiari perché diventa incerto il panorama futuro se non si è stati previdenti da lavoratore..
«L’aspettativa di vita a 65 anni è, nel nostro paese, di oltre 18 anni per gli uomini e di circa 22 per le donne, con probabile allungamento negli anni a venire», ha affermato in un recente convegno la Covip. Già oggi il 42% dei prodotti di previdenza complementare offre la possibilità di sottoscrivere coperture assicurative per morte, invalidità e Long term care (Ltc), le cure di lungo termine per non autosufficienti. Già nel 2010 uno studio del Mefop prevedeva una convergenza bilaterale tra prestazioni pensionistiche integrative e coperture dei rischi legati alla longevità, con un ampliamento dell’offerta di fondi pensione con copertura Ltc, nell’ottica di un «welfare integrato ».

Il convegno Mefop sui temi della “integrazione” ha messo sotto la lente di ingrandimento i Fondi pensione e i Fondi sanitari esaminandone le differenze, sinergie e possibili evoluzioni “comuni” . Questi si devono porre come risultato finale la costruzione di un sistema di “longevità serena con un invecchiamento attivo”. Un ruolo determinante lo può svolgere la contrattazione collettiva. A tal proposito si segnala l’Asdep, la polizza integrativa sanitaria del personale dipendente e dei pensionati degli enti pubblici non economici, Inps, Inail, Aci e tutti gli enti del parastato. E’ un fondo di origine contrattuale che può essere preso come esempio anche dagli altri, come il comparto dei ministeriali per esempio.
A fianco alle campagne di educazione previdenziale bisogna affiancare quelle promozionali indirizzate al “welfare aziendale” .

Il contesto in cui si pone la questione è caratterizzata dalla crisi economica con i conseguenti tagli alla spesa pubblica e la prospettiva di una crescita esponenziale del rischio povertà/rischio instabilità lavorativa.
Le Leggi 214/2011 e 92/2012 con l’allungamento vita lavorativa comportano una:
•Crescita rischio occupazionale (stabilità e continuità lavoro)
•Crescita rischio sanitario popolazione anziana
•Crescita del rischio reddituale della popolazione attiva e anziana
•Forte impulso al welfare integrativo in tutte le sue forme (cfr. art. 3 Legge 92/12)

Visualizziamo in concreto il rischio pensionistico post-riforme
Prendiamo ad esempio elaborato da Mefop di un lavoratore di azienda privata che ha la pensione calcolata con il sistema“misto”, ipotesi al 31.12.2011:
•Età oggi: 60 anni
•Sesso: uomo
•Età di inizio attività lavorativa: 25 anni
•Anzianità accreditata al pensionamento: 35 anni
•Reddito annuo lordo: € 40.000
• Previsione di carriera: 2% + inflazione
Andando in pensione prima della riforma Fornero all’età di 63 anni avrebbe avuto un tasso di sostituzione del 57.2% ( tasso di sostituzione = rapporto ultimo stipendio/prima rata di pensione)

Dopo la riforma andrà in pensione all’età di 69 anni con un tasso di sostituzione del 71.6%
Il tasso di sostituzione è cresciuto, ma anche l’età di pensionamento ed entra in ballo il rischio salute. Aumentano le probabilità di malattia e di inabilità/invalidità.
Negli ultimi 7 anni il budget familiare degli italiani si è fortemente ridimensionato ad eccezione della spesa sanitaria privata che è cresciuta del 3,1%, la spesa sanitaria pubblica, invece, è cresciuta solo dello 0,6% nello stesso periodo, mentre la dinamica di crescita nei prossimi anni sarà concentrata particolarmente sull’assistenza (disabilità e assistenza domiciliare – Ltc).
Intanto già su questo fronte di sintesi pensionistico-sanitario, fra i tanti mi viene in mente anche l’esperienza di Fonchim e la recente decisione del fondo per i dipendenti pubblici Perseosirio.
Il rinnovo contrattuale avvenuto a maggio 2006 del CCNL Chimico-Farmaceutico ha stabilito che, per ogni iscritto al Fondo, a partire dal1°gennaio 2007 venisse attivata una polizza assicurativa in caso d premorienza o invalidità.
Fonchim ha stipulato apposita Convenzione con una società di assicurazioni per cui al verificarsi di questi eventi, l’assicurazione provvederà a versare un indennizzo agli aventi diritto (l’iscritto stesso in caso di invalidità, i suoi eredi o i diversi beneficiari in caso di premorienza).
Questa iniziativa viene finanziata attraverso una contribuzione aggiuntiva totalmente a carico delle imprese, pari allo 0,2% della retribuzione valida ai fini del calcolo del TFR.
Seguendo l’esempio del CCNL Chimico-Farmaceutico, nel corso del 2008, anche gli altri settori iscritti a Fonchim hanno attivato la polizza assicurativa.
Perseo Sirio invece ha raggiunto un accordo con RBM Previmedical in favore dei propri iscritti per l’estensione a tutti gli aderenti al Fondo di una copertura sanitaria integrativa di base con decorrenza dal 1° gennaio 2015, con l’obiettivo di diventare, sempre di più, il “Polo del welfare integrativo del pubblico impiego”.
Camillo Linguella

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