E vai col Tfr in busta e l’aumento dell’aliquota per i Fondi!

Scritto il alle 09:41 da [email protected]

La legge di stabilità è alle ultime battute. Fra oggi o domani dovrebbe diventare legge. Nelle disposizioni  che riguardano la previdenza c’è ovviamente il tfr in busta paga, il mantenimento dell’aumento dell’aliquota sui fondi e le casse pensioni e della rivalutazione del Tfr, nonchè un prelievo forzoso di 50 milioni dalla cassa credito degli statali, più altre minimisure pensionistiche.

La legge finanziaria 2015 è una manovra che deve creare 800 mila nuovi posti di lavoro, gridano entusiasti gli ideatori. Staremo a vedere, nell’immediato crea tutte le premesse per nuove povertà.
Come avevamo ampiamente anticipato è stata approvata totalmente la proposta governativa, con l’ennesimo voto di fiducia arrivato dopo una notte di attesa del testo.
Com’è diventata ormai prassi ordinaria che non stupisce più nessuno, si tratta di un’ennesima legge composta di un solo articolo e  di 755 commi, scritta di fretta e furia, con errori ed orrori materiali ed errori di varia natura, da correggere ed interpretare con circolari, interpelli, messaggi e amenità varie in modo che ci si capisce sempre di meno.
Sulle pensioni e previdenza si può così riassumere: ennesimo passo per l’impoverimento della vecchiaia, nessuna misura immediata sulle pensioni, per i fondi e le casse pensioni si è mantenuto l’aumento edulcorandolo con il classico specchietto per le allodole..

Non si sa qual è la misura più perniciosa, se quella sul tfr oppure quella sull’aumento della tassazione dei rendimenti. Sicuramente la più antisociale, nel senso che mina un elemento di coesione sociale, è quella dell’anticipo del tfr.  Per immettere un po’ di liquidità sul mercato ed incassare un po’ di irpef in più, si affossa la cultura del risparmio e quello previdenziale. Speriamo che la triennalità dell’esperimento sia mantenuta, anche se è poco realistico farvi affidamento.
Ecco i singoli punti

Tfr mensile in busta paga
La Legge di Stabilità 2015 prevede la possibilità di avere mensilmente in busta paga il tfr maturato da gennaio. La richiesta per avere il Tfr  è volontaria, ma la domanda una volta fatta è irrevocabile per tutto il triennio. La domanda può essere fatta dal dipendente privato che sia stato assunto da almeno sei mesi presso lo stesso datore di lavoro.
Sono esclusi i collaboratori domestici, i lavoratori agricoli, i dipendenti di aziende in crisi ed i dipendenti pubblici.
• La disposizione vale per il periodo 1 gennaio 2015 con pagamento da marzo prossimo, con effetto retroattivo, e termina nel giugno 2018. Possono chiedere il tfr in busta paga anche coloro che attualmente sono iscritti ad una forma di previdenza complementare ( Fondo chiuso, aperto o Pip).In tal caso la propria posizione è alimentata solo dal contributo del lavoratore, del datore di lavoro e dai rendimenti finanziari, seppur ridotti dalla nuova tassazione Il Tfr accumulato precedentemente rimane dov’è ( Azienda, Fondo Tesoreria Inps, Fondo pensione). Sugli importi mensili di tfr sarà effettuato il prelievo da parte del Fisco applicando le aliquote Irpef ordinarie.
Quando Bossi nel 2008, allora saldamente al potere, propose il pagamento del tfr in busta paga, fu vigorosamente vituperato dagli stessi economisti che oggi ne plaudono l’applicazione. Occorre quanto medo dargli una medaglia al valore per questa pauperistica primogenitura. Con l’approvazione del tfr in busta paga si è praticamente avviato il processo di smantellamento di questo istituto che come è stato sottolineato più volte, come se fosse stato il morbo di Ebola, “è unico in Europa e nel mondo”.

Il Tfr è costituito da un accantonamento mensile di quote del 6,91% della retribuzione utile. Gli accantonamenti vengono contabilizzati annualmente e rivalutati con il tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo Istat.
In un mondo di lavoro precario, il tfr è un’ancora di salvezza fra un contratto ed un altro che verrà a mancare perché sarà sicuramente richiesto da chi avrebbe maggiore necessità di conservarlo . Poi le statistiche ci diranno il grado di maturità o di bisogno dei lavoratori dipendenti. Quello degli statali non si potrà verificare, perché sono esclusi anche da questo provvedimento, creando ulteriore sperequazione.
Tassazione del tfr
La rivalutazione del tfr è tassata con un’aliquota dell’11%. Dal 1.1.2015 per chi decide di tenersi il tfr, la rivalutazione sarà tassata con aliquota del 17% . Su questo punto il governo aveva fatto melina facendo capire che l’avrebbe abbassata e poi ha mantenuto l’aumento.
Stesso atteggiamento per i fondi pensione.
Infatti l’aliquota fiscale sui rendimenti finanziari dei fondi pensione a decorrere dal 1.1.2014, viene elevata dall’11,5 al 20%. La decorrenza quindi è retroattiva in deroga allo Statuto del Contribuente. Sono esclusi coloro che hanno già avuto il riscatto della propria posizione. Bisogna tener presente che l’aliquota ordinaria sui rendimenti finanziari è del 26%, quella sui BOT del 12.5% .
Pure in questo caso il governo aveva fatto intendere che avrebbe ridotto l’aumento. Si ipotizzava un’aliquota del 17% per allinearla a quella per il tfr. Invece dal cilindro è stato inopinatamente tirato fuori il credito di imposta. Il che di per sé ordinariamente è una cosa positiva, ma in questo caso ha il sapore di una turpi natura.
Il testo approvato al comma 92 e seguenti, concede un credito di imposta per Casse previdenziali (del 6%) e Fondi pensione (del 9%) , se decideranno di investire in economia reale, per compensare l’aumento della tassazione, rispettivamente al 26% e al 20%, con tetto di 80 milioni.
Leggendo sul sito dell’Agenzia delle Entrate si capisce subito la complessità del meccanismo e la sua dilazione nel tempo. Insomma il governo ha voluto utilizzare un pannicello caldo per lenire lo sdegno dei fondi e delle casse pensioni. L’utilizzo del credito, per il quale si applicano le vigenti disposizioni statali in materia di compensazione, è consentito solo entro i limiti del credito di imposta maturato in ragione degli investimenti realizzati e nel rispetto di limiti massimi pari al 30% nell’anno di accoglimento dell’istanza e 70% nell’anno successivo e al 100% nel secondo anno successivo. La parte di credito eccedente le misure massime sopra indicate per ciascun anno deve essere riportata negli anni successivi e potrà essere fruita entro il secondo anno successivo alla presentazione dell’istanza.
Il credito è fruibile solo dalla data della comunicazione dell’acquisizione da parte dei competenti Dipartimenti dei favorevoli esiti del controllo di legittimità da parte della Corte dei Conti e della certificazione antimafia (ove richiesta) e, comunque, in data non anteriore al sostenimento dei costi relativi all’investimento indicato nella preventiva istanza inviata telematicamente e per il quale è stato ottenuto il relativo accoglimento, tenendo conto che l’avvio dell’investimento deve essere successivo alla data di accoglimento dell’ istanza.
La norma rinvia a un decreto attuativo del Mef che indicherà le modalità di adesione dei Fondi e delle Casse a progetti infrastrutturali. La compensazione scatterà dal 2016 per la parte di investimenti realizzata nel corso del prossimo anno e limitata fino al tetto di 80 milioni. La motivazione data a questa norma è quella di spronare a fare investimenti nell’economia italiana invertendo l’attuale tendenza degli investimenti esteri, fatti semplicemente non per esteerofilia, ma perchè più remunerativi e privi di rischi.
Fondo credito statali
Mantenuto anche prelievo di 50 milioni di euro delle entrate per interessi attivi del Fondo credito dei dipendenti pubblici (Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali ex INPDAP). Vanamente il Civ, aveva evidenziato che tale Gestione ha carattere mutualistico ed è totalmente autofinanziata con la contribuzione dei lavoratori e dei pensionati. In conseguenza di questa sottrazione, che in altri tempi sarebbe stato chiamato semplicemente “scippo”, diminuisce, per un pari importo, il volume delle prestazioni erogabili in favore degli iscritti che saranno costretti ad accedere ad altri canali creditizi, banche, società finanziarie eccetera, pagando interessi sicuramente (molto) più alti.
Pensioni
Infine viene posto un tetto agli assegni pensionistici che non potranno comunque essere più elevati di quanto sarebbe stato liquidato secondo le regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero del 2011 anche per chi ha superato i vecchi limiti contributivi. Sempre in tema di pensione, sono cancellate le penalizzazioni per chi anticipa il pensionamento (con 42 anni di contributi) anche se non ha 62 anni. Ma questo varrà solo nei confronti di chi maturerà il requisito di anzianità contributiva per l’accesso al trattamento pensionistico al 31 dicembre 2017.

Camillo Linguella

Le misure previdenziali nella legge di stabilità 2015

 

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1 commento Commenta
draziz
Scritto il 22 dicembre 2014 at 13:24

Adesso ho capito perchè in passato hanno chiuso i manicomi: tutto quello cui stiamo assistendo ha più…senso fatto alla luce del sole…

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