Inps: per il nuovo anno un uomo che ama i tagli alle pensioni

Scritto il alle 09:54 da [email protected]
D.G. Inps di Via Ballarin

D.G. Inps di Via Ballarin

Tito Boeri nominato a sorpresa presidente dell’Inps senza il varo della nuova governance
Inopinatamente il governo ha destituito Treu nominato appena lo scorso ottobre commissario straordinario dell’Inps nominando un presidente in pianta stabile.

Treu avrebbe dovuto terminare il prossimo mese di giugno e contava di varare un piano di ristrutturazione dell’Istituto, mentre il governo avrebbe varato la modifica della governance, aspirando a diventare presidente.
Al suo postol’esecutivo ha nominato il professore/giornalista Tito Boeri. Il Comunicato ufficiale del Consiglio dei Ministri del 24 dicembre 2014 precisa che la nomina è avvenuta “ su proposta del ministro del Lavoro Poletti”, come se si potesse proporre qualcosa senza il preventivo placet di Renzi.
Quindi niente nuova governance e nuovo Consiglio d’Amministrazione dell’Inps, solo il presidente. Eppure la riforma dell’Istituto era stata prevista addirittura con le legge di stabilità. Ma forse si procederà alla riforma dell’istituto previdenziale contestualmente alla formalizzazione della nomina del nuovo top manager.
Non è servito a niente a Treu mettere sul tappeto la rinuncia al compenso di presidente. E’ troppo vicino ai pensionati. Meglio un tagliatore dichiarato come Tito Boeri. Alle ortiche l’ennesimo piano industriale. Si ricomincerà daccapo con il professore/giornalista. Sui giornali si sprecano i suoi tratti biografici, di segno positivo. Anche io tutto sommato non rilevo ciclopici motivii ostativi. Venendo dall’esterno può scompaginare la tecnostruttura dell’Inps e valorizzare le professionalità, salvando qualche dirigente degli ex Inpdap ed ex Enpals, cui sono stati affidati solo compiti marginali o di facciata, oppure al contrario farsi irretire da essa.
Però qualche riflessione va fatta.
Boeri è un progressista e come tutti gli  attuali progressisti, basti pensare a Ichino o

Pietro Ichino e Tito Boeri

Pietro Ichino e Tito Boeri

Fornero per esempio, interpretano l’idea del progresso non come cambiamento od evoluzione, ma come demolizione di qualcosa, specie se si tratta di tutele sociali perché ciò ne farebbe nascere altre migliori. Il che è una contraddizione in termini.
I professori sono bravi a fare lezioni, costruire ipotesi teoriche astratte, ma quando poi si tratta di amministrare la realtà, diventa tutto un altro paio di maniche, perché non si manovrano ipotesi ma fatti concreti che determinano il destino delle persone e di un Paese. In genere bisogna diffidare da questa genia, anche se ogni tanto c’è sempre qualche eccezione. Vedete il caso dello scomparso Monti, il Cincinnati che doveva salvarci con lacrime e sangue. Ebbene le lacrime e sangue ci sono ancora tutte, ma la salvezza, affidata a nuovi demiurghi, è ancora da venire. Monti da professore teorico pensava che era giusto sopprimere l’Inpdap, mente nella realtà questa improvvida e nefasta operazione ha creato solo scompiglio e sconquasso mettendo a repentaglio l’intero sistema pensionistico italiano, come denunciò, inascoltato, l’allora presidente del Civ Guido

G. Abbadessa ex presidente  del Civ Inps

G. Abbadessa ex presidente del Civ Inps

Abbadessa.
Boeri non è toscano, ma milanese, non è proprio giovanissimo, ma non ha l’età di Treu ed ha  anche  espresso – almeno fino ad ieri – delle perplessità sulla misura di anticipare il Tfr nella busta paga dei lavoratori.

Nonostante questi handicapp, ha altre carte a suo favore. Innanzitutto è un entusiasta del “giob att”, la legge. 10 dicembre 2014, n. 183, quella legge che ha modificato il mercato del lavoro, di cui sarebbe l’ideatore delle cosiddette “tutele crescenti” ma soprattutto è uno che ha idee chiare sulle pensioni. Per lui bisogna tagliarle e subito.
Sul lavoce.info, il blog da lui diretto, quando scoppiò il dibattito innestato sulla necessità di ridurre le cosiddette “ pensioni d’oro”. fu pubblicato un pezzo firmato dal neo presidente Inps insieme a Stefano Patriarca, ex presidente del Formez e attualmente un semplice dirigente Inps ( vedremo come si collocherà ora) , Fabrizio Patriarca aspirante economista, forse padre e figlio. In quell’ articolo semplicemente si richiedeva il ricalcolo di tutte le pensioni in essere determinate col metodo retributivo, con quello contributivo. La differenza che ne veniva fuori finanziava quello che era stato battezzato eufemisticamente un «contributo di equità».
La scorsa estate sono stati resi pubblici gli importi di queste pensioni, e sappiamo che ci sono 513.876 persone che ricevono un assegno superiore ai 3.000 euro mensili mentre quelle che possono essere considerate veramente “pensioni d’oro”, superiori ai 10.101 euro lordi al mese erano al 2012 circa 9.000 (pari allo 0,052 % di tutte le pensioni) e impegnano una spesa di 1,5 miliardi di euro sui 270 miliardi di spesa complessiva per pensioni dell’INPS.

E’ chiaro che per una riduzione della spesa pensionistica bisogna agire su tutte le pensioni in essere. Qui si innesta la proposta. secondo la voce.info occorrerebbe conoscere quanto hanno versato contributivamente i beneficiari di pensioni di alto importo nel corso della loro intera carriera lavorativa. In altre parole, bisogna rendere noti non solo i livelli delle pensioni d’oro, ma anche i rendimenti impliciti che sono stati concessi dal sistema previdenziale pubblico ai contributi versati. Questo ragionamento se applicato colpisce tutte le pensioni, anche quelle di modesto importo e soprattutto colpisce il sistema dei diritti acquisiti.

I diritti acquisiti fa parte di quella categoria di diritti che una volta entrati nella sfera giuridica di un soggetto si considerano, i diritti, acquisiti ed immutabili. Essi trovano fondamento nell’art. 25, comma 2 della Costituzione, in ragione dell’efficacia della norma di legge nel tempo (tempus regit actum ossia ogni atto va valutato secondo la
norma vigente al momento del suo compimento”) e dunque investe il principio di irretroattività della legge, cioè ordinariamente la legge dipone per il futuro.
Boeri è un aficionados dell’abolizione dei diritti acquisiti. Cioè la pietra angolare di ogni ordinamento istituzionale. Nella fattispecie pensionistica, ma una volta travolto il principio si può ad libitum, a piacere, azzerare qualsiasi diritto, nel caso di pensioni retributive per il trio  Boeri –  Patriarca & Patriarca, non ci sono “diritti acquisiti” ma di “regali acquisiti”. Questi regali insostenibili, non la crisi del mercato del lavoro o l’allungamento della speranza di vita, hanno costretto governi successivi a effettuare continue riforme pensionistiche. Su questi principi il nostro non fa sconti. Interrogato dall’Agi il giorno dopo la sua nomina “improvvisa” proprio sulla sua proposta di taglio pensionistico ha dichiarato di credere in quello che scrive. Chissà se Stefano Patriarca, che ha partecipato ai lavori di preparazione della Riforma Dini, negli anni 90 aveva gli stessi convincimenti di adesso. Perché anche allora si parlò di pensione contenente dei principi di equità.
E come misura compensativa dei tagli che ne sarebbero successivamente derivati dall’abolizione del metodo retributivo si istituì la previdenza complementare, in modo ch ei lavoratori avrebbero potuto tutelarsi.
La proposta di Boeri e soci prevede invece un taglio secco degli assegni del 25/30 % circa. E finchè si tratta di pensioni veramente d’oro, Quelle da 90mila euro all’anno, tanto quanto chi se ne importa, ma per il resto bisogna andare molto cauti. In Italia ormai uno stipendio adeguato alle proprie capacità e quindi una pensione corrispondente è concessa senza rivoluzioni e improperi sui social network solo per i calciatori e gli artisti. Ma per me, vedi il caso di Benigni, snche se è bravissimo ed insuperabile, eccezionale e quanto altro ci vogliamo inventare, ma 4 milioni di euro, per due serate, mi sembrano un tantino eccessivo. Cominciamo a tagliare da qui?
Auguri e buon anno.

Camillo Linguella

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3 commenti Commenta
andrea4891
Scritto il 29 dicembre 2014 at 12:24

Treu aveva rinunciato al compenso, invece questo giornalista boero quanto si becca, di più o di meno di Mastrapasqua ??

perplessa
Scritto il 2 gennaio 2015 at 15:12

Caro Linguella, dopo la nomina di Boeri, sono andata a leggere la voce,info, testata che non mi aveva mai interessato prima. Non è esatto quello che scrivi che Boersi vuole ricalcolare le pensioni con il contributivo, bensì con il forfettone. così hanno chiamato lui e i coautori, il calcolo che stima le retribuzioni, e i relativi contributi dei quali non si hanno i dati. Cosa ben diversa da ricalcolare con il contributivo. Tanto il “forfettone” funziona “abbastanza” bene, dicono loro. Ma come fanno a saperlo se non si ghanno le retribuzioni vere da confrontare?Un commentatore in calce all’articolo che sostiene quella tesi, ricorda che attualmente la scelta di farsi calcolare i contributi con il “forfettone” è opzionale (si utilizza infatti per l’opzione donna) e che non si può obbligare la gente. Nessuno degli autori si degna di rispondere. Quando mi trovo di fronte a soggetti che sostengono tesi palesemente in conflitto con le norme più elementari del diritto, non posso che dubitare della loro buona fede.

perplessa
Scritto il 2 gennaio 2015 at 15:19

Le pensioni retributive da 90.000 e oltre l’anno, aggiungo è possibile che in effetti siano superiori a quelle che si otterrebbero con un contributivo autentico, non lo sappiamo, perchè non ci sono i dati. Però sappiamo che la forbice salariale alcuni decenni fa non era così ampia, soprattutto nel pubblico impiego, dove gli incarichi non erano remunerati. Anzi il “forfettone” Ma non vogliono colpire quelle, perchè in un altro studio, si parla di contributi di solidarietà a partire da 2000 euro LORDI. (1500 netti circA) anzi il forfettone può darsi pure che avvantaggi le pensioni elevate, chissà, perchè si calcola sulle retribuzioni di cui si hanno i dati, pertanto percepite quando la forbice si era già allargata.

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