Per la pensione, dal 2016 occorre lavorare 4 mesi in più.

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Altri 4 mesi passano in fretta

Altri 4 mesi passano in fretta

Il 30 dicembre 2014 è stato pubblicato sulla GU n. 330 il decreto interministeriale Mef-Lavoro sui nuovi limiti di età per aver diritto alla pensione.

La legge Dini aveva previsto che con cadenza decennale, un’apposita commissione avrebbe verificato gli effetti delle dinamiche demografiche ai fini della determinazione dei coefficienti di trasformazione. I coefficienti servono a trasformare il montante contributivo accumulato in rendita mensile. Il decennio stabilito per la verifica nasceva dalla considerazione che certi processi possono essere misurati solo in archi temporali sufficientemente lunghi. Viceversa Berlusconi nel 2010, già attanagliato dalle prime avvisaglie della crisi che sarebbe esplosa lì a poco, mandandolo a gambe per aria, stabilì che l’adeguamento alla speranza di vita dovesse essere triennale così che ogni tre anni sarebbero aumentati gli anni contributivi necessari per conseguire il diritto alla pensione. Oltre a ciò ha previsto anche la revisione dei coefficienti per il calcolo della pensione ( i coefficienti di trasformazione) che saranno più bassi. Si lavorerà di più e si prenderà di meno.

La riforma Fornero accelerò il meccanismo, disponendo dal 2019 scatti ogni due anni. Dopo l’adeguamento del 2013, che fu di tre mesi, il prossimo scatta nel 2016. La logica della disposizione è quella di  mantenere la sostenibilità finanziaria del sistema perchè più si  vive, per mantenere lo stesso numero di rate pensionistiche da pagare, bisogna andare in pensione più tardi. Avendo il lavoro, naturalmente.
La riforma Fornero lega il diritto alla pensione a due elementi:
• adeguamento alla speranza di vita ( si andrà in pensione sempre più tardi, di tre mesi in tre mesi (art. 24 D.L. n. 201/2011),
• il calcolo della pensione sarà fatto in base a coefficienti di trasformazione che saranno sempre più bassi.
L’Istat in base ai suoi calcoli ha stabilito, travalicando le scansioni trimestrali della Fornero, che il prossimo adeguamento sarà di 4 mesi. Dal 2016, cioè, ci vorranno 4 mesi in più di lavoro prima di poter andare in pensione . La notizia è stata divulgata addirittura un anno prima, per far digerire meglio l’indigesto aumento .

In effetti più aumenta teoricamente la longevità degli italiani, più aumenta concretamente il periodo in più da lavorare per avere una pensione non maggiore ma forse uguale a quella di prima.
Questi mesi aggiuntivi si sommano  al minimo d’età richiesto per la pensione di vecchiaia e al minimo di anni di contributi necessari per la pensione anticipata. Dal primo gennaio 2016 per i lavoratori dipendenti maschi, sia del privato sia del pubblico e ai lavoratori autonomi, per andare in pensione di vecchiaia non basteranno più 66 anni e tre mesi d’età, come fino alla fine del 2015, ma ci vorranno 66 anni e sette mesi (oltre ad avere 20 venti anni di contributi). Lo stesso vale per le lavoratrici del pubblico impiego, mentre per quelle del settore privato l’aumento, sempre nel 2016, sarà più accentuato perché segue uno specifico percorso di armonizzazione previsto dalla legge, che prevede un aumento da 63 anni e 9 mesi, valido fino al termine del 2015, a 65 anni e 7 mesi. Discorso analogo per le lavoratrici autonome che passeranno dagli attuali 64 anni e 9 mesi a 66 anni e un mese dal primo gennaio 2016.
Aumenta di 4 mesi anche il massimo di età fino al quale il lavoratore dipendente può chiedere di restare in servizio: dal 2016 sarà di 70 anni e sette mesi. E quattro mesi in più anche per accedere alla pensione di vecchiaia prevista per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 (sistema contributivo). Si passa da 63,3 mesi a 63,7.

La pensione anticipata
Per aver diritto alla pensione anticipata gli uomini devono avere attualmente almeno 42 anni e sei mesi di contributi mentre alle donne bastano 41 anni e sei mesi. Dal 2016 il requisito sarà di 42 anni e dieci mesi per gli uomini e a 41 anni e dieci mesi per le donne.
La riforma Fornero prevedeva un sistema di penalizzazioni per chi, pur raggiungendo questo minimo contributivo, fosse andato in pensione con meno di 62 anni d’età. Con la legge di Stabilità 2015, fino al 31 dicembre 2017 non ci saranno più penalizzazioni.

Camillo Linguella

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