Cambia la natura giuridica e l’irreversibilità di conferimento del Tfr

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 vuoi il tLa legge di stabilità cambia pelle al tfr che diventa retribuzione “aggiuntiva non pensionabile”. Come il lavoro nero del resto.

L’art. 2120 del Codice Civile , Libro quinto, disciplina il trattamento di fine rapporto. Stabilisce che in caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ne ha diritto il prestatore di lavoro. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. Questo trattamento, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, in applicazione di un tasso costituito dall’1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.
La legge 190/2014, la legge di stabilità appena approvata sospende l’articolo 2120 del Codice civile e stravolge i principi del diritto pensionistico.
Il tfr cessa di essere una “quota di retribuzione differita” e diventa “parte integrativa della retribuzione”, è assoggettata a tassazione ordinaria  ma non è imponibile ai fini previdenziali.
Nel determinare gli elementi utili per il calcolo della pensione valeva il principio, valido per il sistema retributivo, che ogni emolumento fisso e continuativo, è utile per il calcolo della pensione. Non solo ma c’è da ricordare che in origine era pensionabile anche ogni emolumento in natura, come il fitto, il panatico, eccetera.
Il sistema contributivo ha aumentato la platea degli elementi pensionabili stabilendo che qualsiasi emolumento percepito in costanza del rapporto di lavoro è assoggettato a contribuzione previdenziale e concorre a determinare il montante contributivo.
Oggi si legalizza il lavoro nero perché la legge consente di poter percepire una retribuzione non rilevante ai fini dell’Inps.
E’ vero che tutto ciò dovrebbe valere per il triennio 15/18 ( come per la I^ guerra mondiale), ma l’illegalità o quantomeno l’ingiustizia sociale, non può essere affermata neppure per un solo attimo.
Inoltre la nuova norma ( comma 26, art. 1 della legge 190/14) consente anche a chi è già iscritto alla previdenza complementare, di poter richiedere la “parte integrativa della retribuzione”, cioè di avere in busta paga quel tfr che aveva volontariamente ed irrevocabilmente destinato alla pensione aggiuntiva.

Infatti l’art. 8, comma 7, del Dlgs n. 252/2005, stabilisce che il conferimento del Tfr alle forme pensionistiche complementari determina l’adesione alle stesse. Esso stabilisce che entro sei mesi dalla data di prima assunzione il lavoratore, può conferire l’intero importo del TFR maturando ad una forma di previdenza complementare dallo stesso prescelta; qualora, in alternativa, il lavoratore decida, nel predetto periodo di tempo, di mantenere il TFR, tale scelta può essere successivamente revocata e il lavoratore può conferire il TFR ad una forma pensionistica complementare dallo stesso prescelta.
Nel caso in cui il lavoratore nel periodo di tempo dei sei mesi non esprime nessuna, a decorrere dal mese successivo si troverà iscritto d’ufficio alla previdenza complementare.

Questa disposizione, nel dettare i tempi per la scelta del lavoratore per la destinazione del proprio Tfr alla previdenza complementare, fissa il principio che è revocabile solo l’opzione volta a lasciare detto Tfr in azienda. Se invece il lavoratore decideva al contrario, cioè optava per la destinazione a previdenza complementare, non era più possibile revocare tale scelta, né in costanza di rapporto con lo stesso datore di lavoro, né in futuro in caso di cambio di attività lavorativa.
Il principio per cui la scelta della previdenza complementare è irrevocabile era un dogma inconfutabile. Ora non più. Come pure si può essere iscritti alla previdenza complementare senza più versare il tfr.
Tranne che per gli statali, i quali comunque per aderire alla previdenza complementare devono comunque versare tutto il loro tfr.
Sarebbe stato ovvio, che per il triennio in questione, anche per facilitare le adesioni al Fondo PerseoSirio che gli statali avessero potuto iscriversi senza il versamento del loro trattamento di fine rapporto o il trattamento di fine servizio.
Ma a questo nessuno ci ha voluto pensare.
Camillo Linguella

 

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