La pianificazione previdenziale

Scritto il alle 09:19 da [email protected]

Sempre più legittime le preoccupazioni sulle future pensioni. La crisi indebolisce il quadro macroeconomico e lo stato si ritira sempre di più dal welfare, sanità e pensioni. Ognuno ci deve pensare un po’ da solo pianificando il suo futuro. Il dubbio amletico riguarda ora l’uso del tfr, se spenderlo o conservarlo.
Dopo l’ultima riforma delle pensioni, la stretta dipendenza di queste allo scenario economico-demografico, i provvedimenti della legge di stabilità, è ancora più improbo avere un grado conoscenza dei profondi mutamenti subiti dal sistema pensionistico. La materia è complicata e attrae solitamente i prossimi collocandi in quiescenza. I giovani e gli adulti pensano poco alla pensione, i vecchi quando dopo una vita di lavoro si accorgono di avere in mano un pugno di mosche pensano a cosa avrebbero potuto fare per ovviare. Ma ormai è tardi.
Per evitare queste sorprese bisogna pensarci per tempo. Specie ora che c’è il sistema contributivo per tutti, la pensione bisogna pianificarla. I lavoratori sanno quanto si versa in termini di contributi, ma non quanto recupereranno, in termini di pensione.
La pianificazione previdenziale non è facile, ogni mutamento legislativo comporta un cambiamento dei propri progetti. Innanzitutto si deve individuare la sua aspettativa pensionistica. Il bisogno è la molla che fa scattare l’esigenza di ottenere qualcosa. Si ha bisogno di mangiare e si cerca il cibo, di vestirsi e si comprano gli abiti e così via. Ogni individuo, in base al suo status economico/sociale, alla dimensione psicologica in cui si trova, definisce i propri bisogni e ne stabilisce le priorità. La pensione può anche non essere percepita come bisogno. Il mancato interesse dei giovani è un tipico esempio: il lavoratore giovane fa fatica a percepire l’obiettivo di costruirsi una pensione complementare perché il bisogno si manifesterà solo fra molti anni, e quindi oggi dedica maggiore impegno alla soddisfazione di bisogni più immediati, come il lavoro, se ce l’ha, la carriera, l’acquisto di una casa ecc…
Tuttavia i recenti mutamenti hanno convinto molti che se le pensioni erogate oggi non saranno quelle di domani e se si desidera condurre una vita da pensionato serena, e tutti lo desiderano, non possono stare supini ad aspettare, devono fare qualcosa, attivarsi. E’ prioritario definire quanto si potrebbe percepire dalla previdenza obbligatoria, per capire fino a che punto sarà in grado di coprire le esigenze in quiescenza. Poter predeterminare il tasso di sostituzione e il gap reale al pensionamento, forniscono elementi indispensabili per valutare se c’è la necessità di farsi una pensione complementare.
Ogni lavoratore ha una storia retributiva e lavorativa che lo rende unico. L’individuo medio utilizzato negli studi degli organi di governo e nelle statistiche, difficilmente corrisponde a un lavoratore realmente esistente. Ad esempio, per lavoratori soggetti al medesimo sistema di calcolo, caratteristiche personali come la diversa carriera influiscono in modo importante sulle prestazioni.
La stima insomma non è semplice. Innanzitutto si deve conoscere come funziona il sistema pensionistico, quali garanzie offre e quali elementi determinano l’ammontare della pensione futura. Il nostro sistema pensionistico ha subito dal 1992 ad oggi una serie di cambiamenti, in media più di uno ogni anno che rende ancora più complesso districarsi tra regole e calcoli non sempre intuitivi. Ma anche nella previdenza pubblica si può aumentare l’importo della pensione o l’anzianità contributiva, perché si possono effettuare versamenti aggiuntivi, riscattare periodi di studio, ecc…, elementi lasciati alla discrezionalità di ogni singolo.
È proprio sul fabbisogno atteso che si andrà a costruire la strategia del risparmio previdenziale. Quanto più basso sarà il tasso di copertura della pensione pubblica, tanto più alte saranno le necessità e quindi il fabbisogno pensionistico integrativo.
Finora abbiamo parlato della quantificazione della pensione, ora dobbiamo occuparci anche delle uscite, cioè delle spese. Le uscite che pensiamo di dover coprire con la futura pensione rappresentano il nostro tenore di vita da pensionati. Il tenore di vita per essere adeguato non dipende solo dalla pensione che è ridotta rispetto all’ultimo stipendio, ma è condizionato da una serie di variabili.
Nel pianificare la strategia per il mantenimento dell’adeguato tenore di vita, non si deve pensare soltanto ai consumi ricorrenti, ma anche all’accumulo di un capitale di sicurezza che ci consenta di far fronte ad eventi imprevisti. Determinato in questo modo il bisogno pensionistico, bisogna scegliere gli strumenti di realizzazione. Cosa fare dunque: conviene aderire a una forma di previdenza complementare o tenersi il TFR come capitale di sicurezza; quale livello di rischio possiamo assumerci nello scegliere un comparto di investimento finanziario se ci iscriviamo ad un fondo. Scegliere un comparto garantito o dinamico? Non dimentichiamo che vanno considerati anche i vantaggi fiscali legati alla previdenza complementare rispetto alla scelta di altri strumenti di risparmio, che seppur in qualche modo ridotti, sono sempre convenienti.
La fase del risparmio non è semplice né indolore. Si tratta di destinare risorse disponibili oggi a un obiettivo lontano nel tempo e comunque incerto. Si tratta di scegliere quanto risparmiare sapendo che più risorse vorremo assicurarci per il futuro, meno risorse avremo oggi, e che è difficile il raggiungimento di questo obiettivo quando si tratta di lavoratori con basso reddito, come in genere lo sono quelli a contratto determinato. In sostanza questo è il dilemma amletico che ora si trova di fronte ogni dipendente rispetto all’opzione del tfr, se spenderlo o conservarlo.
Ora vediamo la terza fase del processo di pianificazione: il monitoraggio.
La probabilità che il futuro sarà come lo abbiamo immaginato è, purtroppo, molto bassa se non zero. Ma se le stime sono state costruite con criterio si è in grado di immaginare le possibili evoluzioni. All’inizio abbiamo davanti tante possibili strade. La strategia sarà stata costruita sulla strada più probabile con un adeguato margine di prudenza. Col passare del tempo solo una sarà la strada effettivamente percorsa: il futuro che è diventato passato diventando certezza. Più si va avanti più i margini di incertezza si riducono. Siamo quindi in grado di valutare se la scelta iniziale è ancora valida oppure è necessario ricalibrarla al meglio. Cambiamenti significativi nel nostro lavoro, delle modalità di calcolo, dell’età pensionabile, possono incidere notevolmente sul futuro assegno pensionistico e quindi sul fabbisogno integrativo. In questo caso dobbiamo valutare attentamente l’offerta dei prodotti previdenziali cominciando a familiarizzare con le “asset allocation” (il paniere di investimento), scegliendo questo o quel comparto.
Fatto tutto questo, il processo non si ferma al pensionamento. Un neo pensionato ha statisticamente davanti a sé molti anni di vita e, quindi, deve ottimizzare le proprie risorse anche dopo il pensionamento. Le domande che è possibile porsi sono molteplici: quale tipologia di rendita scegliere, quali tutele per i familiari in caso di morte prematura, quale rivalutazione. Nella pensione integrativa si ha la possibilità di fare scelte in questo senso.
Per rendere più concrete le esigenze della pianificazione pensionistica, era stata prevista per la seconda metà del 2009 l’invio della busta arancione, un’operazione immaginata alla fine degli anni Novanta e poi inserita tra gli obiettivi della riforma del 2004. Avrebbe dovuto certificare sperimentalmente ad un gruppo di lavoratori lo stato del conto corrente previdenziale, le proiezioni sui tempi di maturazione dei requisiti per il pensionamento e il valore economico dell’assegno.

Anche quest’anno ne è stato annunciato l’invio, stavolta si chiama “Progetto Simula”, ma considerando che siamo solo a metà gennaio bisogna essere pazienti. In fondo sono passati solo 20 anni da quando la legge Dini nel 1995 ha previsto l’estratto conto per tutti. Tuttavia mi sembrava di aver letto da qualche parte che il 10.1.2015 sarebbero state effettuate le prime spedizioni. O c’è un altro rinvio oppure mi sarò sbagliato.

Camillo Linguella

 

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
Stoxx Giornaliero Buonasera a tutti, guardiamo un po’ cos’è successo al nostro indice di
DJI Giornaliero   Buonasera a tutti, rieccoci con il nostro appuntamento mensile che
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Lo scenario intermarket segnala interessanti figure di continuazione, ma anche chiari segnali di
Avvio brillante per il Ftse Mib che agguanta l’obiettivo grafico dei 21.500 punti. Attualmente sca
Uno dei pilastri fondativi della previdenza complementare è  l’adesione volontaria. Questo princ
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
https://youtu.be/18w1cyr7dwQ Google Pay sbarca anche in Italia. Il nuovo servizio del colosso tec
Trovare il giusto equilibrio tra lavoro, produttività e vita privata. E' il desiderio espresso da
Si amplia ulteriormente la gamma degli strumenti di investimento emessi da Banca IMI, grazie a 8