Per pensioni adeguate, sicure e sostenibili ci vuole la complementare

Scritto il alle 09:05 da [email protected]

equilibrioIl job act appesantisce lo squilibrio dell’Inps e minerà anche le future pensioni. Mentre i giovani da vecchi se la vedranno male. Ritorneremo alle Opere di Carità ed agli Ospizi.
La trasmissione televisiva “Presa Diretta” del 1 febbraio 2015 ha lanciato l’ennesimo allarme sulla tenuta dei conti Inps a seguito della fusione con l’Inpdap e da qui i reiterati allarmi sulle future pensioni e sulla rottura dei cosiddetti “patti intergenerazionali”, che non dipendono dalla scelta dei diretti interessati, ma dalla modalità di finanziamento adottati, a ripartizione o a capitalizzazione
Aggiungiamo che la legge di riforma del mercato del lavoro che pare abbia avuto un primo riscontro positivo con la creazione di circa 90.000 nuovi posti di lavoro, può contenere i germi di una nuova debacle pensionistica. Per me l’aumento dei posti di lavoro è frutto di una pura coincidenza, ma può darsi che sia l’inizio di una svolta di tendenza, di cui i primi a beneficiarne, nel lungo periodo dovrebbero essere proprio i pensionati. Forse, perché il giob att ( giobatta come viene già chiamato: “e’ stato assunto con la giobatta”!) potrebbe causare ulteriori guasti al sistema pensionistico miniando per sempre il patto generazionale. Come si sa, allo scopo di promuovere forme di occupazione stabile, l’art. 1, commi da 118 a 124, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, la “Legge di stabilità 2015” ha introdotto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro in relazione alle nuove assunzioni.

Questo beneficio si applica a tutti i datori di lavoro privati e agricoli.
Restano esclusi dal beneficio i contratti di apprendistato e i contratti di lavoro domestico, perché già godono di aliquote previdenziali ridotte.
L’Inps con circolare n. 17 del 29/01/2015 ha indicato le disposizioni operative
sull‘esonero contributivo previsto dalla legge di stabilità 2015 per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del corrente anno.
La misura dell’esonero è pari all’ammontare dei soli contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, perché il lavoratore li paga. L’esonero non determina nessuna riduzione della misura del trattamento previdenziale, in quanto l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche è quella stabilita per la generalità dei lavoratori dipendenti, pari al 33% della retribuzione lorda imponibile.
La durata dell’esenzione è pari a trentasei mesi. Poiché la normativa recente ha eliminato non solo i contributi per la pensione, ma anche il licenziamento per giusta causa, passati 36 mesi questi neo assunti potranno essere licenziati ad libitum ( a piacere) e al loro posto assumere altri per continuare ad avere, per i datori di lavoro, l’esonero contributivo. Così avremo nuovi disoccupati, ma quelli assunti al loro posto andranno ad aumentare artificiosamente il numero dei neoccupati.
Il sistema contributivo di per sé in grado di garantire la sostenibilità del sistema, non garantisce, in caso di Pil negativo, l’adeguatezza delle rendite, assicurata invece con l’abrogato sistema retributivo. Nel futuro andranno in quiescenza gli attuali giovani precari afflitti da un’incolpevole discontinuità lavorativa con questa prospettiva. Se pensiamo ai vari sgravi contributivi in essere, come quello citato prima, anche per assicurare le pensioni contributive non integrate al minimo, si dovranno i utilizzare ricorse tratte dalla fiscalità generale. per erogare una pensione decente, intendendo come tale quella corrispondente al 60% dell’ultima retribuzione come prevedeva l’accordo sul welfare del 2007. Ma siamo alla preistoria e nessuno se ne ricorda più. Oggi sarà fortunato chi avrà una pensione del 50% del suo ultimo stipendio. Questo perché per assicurare comunque il loro pagamento e che non si abbiano a verificare i casi di insolvenza, come qualcuno paventa ogni tanto, si dovrà necessariamente ridurre le rendite pensionistiche. Ma questo nel rispetto dei diritti acquisiti senza manomettere, le pensioni in essere, così come vogliono i principi elementare alla base di ogni sistema legislativo e più in generale il patto sociale fra i cittadini e le istituzioni. Le regole del gioco si cambiano per il futuro non per il passato.

Il sistema a ripartizione delle pensioni sarà ulteriormente squilibrato. Giusto per ricordarlo, esso si fonda sul principio che le pensioni pagate in un determinato periodo sono direttamente finanziate dai contributi versati dai lavoratori nello stesso. Il patto intergenerazionale si concretizza che i giovani con i loro contributi, pagano le pensione ai vecchi. Ad ogni generazione è garantito il finanziamento futuro delle proprie pensioni da parte delle generazioni future.

In tale modello, influisce direttamente l’andamento economico e lo sviluppo demografico.

Se il numero dei pensionati continua ad aumentare, mentre il numero dei lavoratori attivi diminuisce, si restringe il “piatto” da dividere, mentre vivendo più a lungo , la pensione deve essere pagata per un numero di anni maggiore. L’intuizione del legislatore fu quella di colmare questo “restringimento” delle risorse per pagare le pensioni con la istituzione della previdenza complementare, da finanziarsi con il sistema a capitalizzazione , per metterla al riparo dai rischi macroeconomici e per dare la possibilità ad ognuno di fare una propria valutazione ed una conseguente libera scelta.
Il sistema a capitalizzazione rappresenta un modello di finanziamento nel quale ognuno, accumula una propria posizione previdenziale . Con tale sistema, infatti, i contributi annualmente versati vengono accantonati ed investiti per accumulare un montante necessario a permettere l’erogazione di una rendita vitalizia.

La previdenza complementare nasce per garantire pensioni adeguate, cioè in grado di consentire di mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante la vita lavorativa.
La Commissione Europea, ha presentato il libro bianco sulle pensioni nel febbraio 2012 esaminando il modo in cui l’UE e gli Stati membri possono intervenire nell’affrontare l’adeguatezza dei sistemi pensionistici.
Secondo la Commissione “Le pensioni sono oggi la principale fonte di reddito per circa un quarto della popolazione dell’UE e anche i giovani cittadini europei si troveranno a dover fare affidamento sulle pensioni in una fase successiva della loro vita. Se l’Europa non riesce ad assicurare ora e in futuro pensioni decenti, milioni di persone si troveranno nella vecchiaia in condizioni di povertà.
Altrimenti la soluzione è il ritorno alle forme di carità delle Confraternite e la rifioritura degli Ospizi dove ricoverare i vecchi senza reddito e senza famiglia e ora qualche volta, anche con famiglia.
Camillo Linguella

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