Pronto il modello “Qu.I.R” per chiedere il tfr mensile

Scritto il alle 09:43 da [email protected]

firmaEntra nel vivo l’operazione di distruzione del risparmio previdenziale, meglio conosciuta come Tfr in busta paga, dalla quale il governo spera di irrobustire la ripresa economica così efficacemente stimolata dal bonus degli 80 euro.

I lavoratori dipendenti del settore privato potranno scegliere di avere nello stipendio, come prevede la legge di Stabilità 2015, la Qu.I.R. è la « Quota maturanda del Trattamento di fine rapporto come parte Integrativa della Retribuzione». Per gli eventuali optanti, la parte accumulata dalla data di assunzione a quella adesione rimane presso gli stessi soggetti cui si trova finora, azienda, Fondo tesoreria Inps, Forme di previdenza complementare e continua ad essere rivalutata, mentre quella successiva non più accantonata, è messa direttamente in busta paga.
Stando a quanto riportano alcuni organi di stampa, il Dpcm (decreto della presidenza del Consiglio dei ministri) previsto dalla legge è stato approvato ed inviato al Consiglio di Stato.
Tfr in busta paga sarà liquidato a partire dal mese successivo a quello della richiesta nelle aziende con più di 50 dipendenti e tre mesi dopo in quelle con meno di 50 dipendenti. Questo per dare tempo alle piccole imprese, che utilizzato il Tfr lasciato in azienda come fonte di autofinanziamento, di accedere ai prestiti delle banche assistiti dal Fondo di garanzia dello Stato. Prestiti cui dovranno essere applicati tassi non superiori al tasso di rivalutazione del Tfr. Tutto questo costa comunque un onere aggiuntivo dello 0.2% delle retribuzioni anticipate per finanziare il Fondo di Garanzia presso l’Inps.
Non possono chiedere il Tfr in busta paga i lavoratori dipendenti domestici, i dipendenti del settore agricolo, di aziende sotto procedure concorsuali e fallimentari o di ristrutturazione dei debiti. Esclusi anche i dipendenti in servizio in unità produttive sotto cassa integrazione straordinaria.
Questi sono esclusi per non gravare sui datori di lavoro. Ma sono esclusi anche i dipendenti pubblici, perché lo Stato non ha i soldi per far fronte all’anticipo del tfr per i suoi dipendenti.

Paradossalmente è la prima misura discriminatoria che gioca a favore degli impiegati dello Stato che sono sottratti dall’impoverimento della loro vecchiaia, che sarà comunque garantita attraverso altre vie, come il mancato rinnovo dei contratti.
Da questa operazione l’Agenzia delle Entrate conta di incassare da un milione a cinque milioni di euro in maggiori introiti, perché il tfr corrisposto è soggetto alle aliquote ordinarie, ma non è valido ai fini previdenziali, stravolgendo i principi del sistema di calcolo contributivo che rende pensionabile tutto ciò che è in busta paga. Una specie di legalizzazione in nero di una  parte della retribuzione. E’ vero che la legge (teoricamente) parla di un triennio di validità , 2015/18, ma un montante contributivo maggiorato, sia pure limitato al triennio, non avrebbe fatto male, anche in considerazione che quest’anno, a seguito dell’andamento del Pil, il montante non si è incrementato.
Il Pil negativo trascina in basso i montanti contributivi Inps, l’anticipo del tfr svuota i salvadanai del risparmio previdenziale ed è inutile che Poletti si metta le mani nei capelli perché prevede scenari pensionistici tali da turbare la pace sociale. E’ il replay delle lacrime della Fornero, spettacolari ed irritanti.
Se veramente si vogliono evitare simili scenari non si devono svuotare i salvadanai dei lavoratori, ma si cerca di incentivare la previdenza complementare. Anche perché il rilancio dell’economia italiana deve venire per altra via, come il rilancio degli investimenti, per esempio.
Poi la previdenza complementare continua ad affermarsi come strumento solido e affidabile.
Pertanto prima di compilare il modulo Quir, che è irreversibile, cioè una volta fatta la scelta non si può tornare indietro,  bisogna ragionare bene sulla convenienza o meno, farsi assistere da qualche persona esperta e neutrale, meglio i patronati.
La prima cosa da calcolare è l’importo di tutto il periodo di cui si rinuncia a mettere da parte, quanto si pagherà di irpef in più e a quanti rendimenti finanziari si rinuncia dalla previdenza complementare o semplicemente sulla rivalutazione del tfr prevista per legge, che è dell’1.5% + lo 0.75% dell’inflazione.
Poniamo su una retribuzione media lorda di 24.000 euro, il tfr annuo, il 6.91 è circa 1650 euro, 137 euro lordi per 12 mensilità. Nel triennio l’importo speso non risparmiato sarà pari a 4950 euro lordi cui si dovrà aggiungere i rendimenti finanziari. Oltre all’aggravio dell’irpef, minimo del 4% (dal 23 al 27%).
Questa somma non solo è utile per quando si lascia il lavoro, ma può essere chiesta anticipatamente in caso di problemi sanitari o per acquisto della prima casa per sé e per i propri figli.Se la si spende mese per mese, biasognereà solo chiedere un prestito.
Nel corso del 2014, secondo il Sole 24 ore del 4 febbraio 2015, i fondi pensione di categoria hanno chiuso con una performance media del 6,75%, mentre gli aperti hanno fatto registrare un +7,1%. E’ da precisare che questi risultati sono approssimati per eccesso: l’Agenzia delle Entrate non hanno ancora definito i criteri di applicazione dell’aumento delle aliquote sui rendimenti annui (dall’11,5 al 20%) che la legge di Stabilità ha introdotto, in modo retroattivo, a partire da inizio 2014. La previdenza complementare ha conseguito risultati nettamente superiori a quello del trattamento di fine rapporto: solo dell’1, 5% lordo in quanto l’inflazione è stata zero.

Camillo Linguella

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