Boeri arriva all’Inps ed i pensionati tremano

Scritto il alle 08:41 da [email protected]

società mutuaPreceduto dalla fama di un tagliatore di tutte le pensioni superiori a mille euro netti, il professore bocconiano e giornalista Tito Boeri ora ha tutti i timbri a posto per fare il presidente dell’Inps, pareri delle Commissioni parlamentari, delibera del Cdm eccetera.
Finalmente Boeri approda all’Inps, anche se non aveva la “comprovata esperienza” prevista dalla legge per assumere l’incarico, come qualcuno incautamente e sommessamente aveva fatto rilevare in Commissione Lavoro alla Camera, quella guidata da Cesare Damiano, per intenderci. La comprovata esperienza serve ai semplici laureati che vogliono fare il capo settore, il capo reparto, non ad un designato politico. Vi immaginate un presidente di un ente, di una banca, un direttore generale nominato per pubblico concorso? Sarebbe come i concorsi a professore universitario. Ma stiamo divagando…
Dunque Boeri si insedia proprio nel momento in cui il Civ dell’Inps, nell’approvare il bilancio preventivo del corrente anno, afferma che i conti sono in ordine, però nel futuro non si sa mai. Secondo il Corriere della Sera del 11 febbraio 2015, il 46% degli italiani è convinto del fatto che sia necessario rivedere il sistema previdenziale, dopo aver sentito la notizia delle difficoltà finanziarie e di bilancio in cui si troverebbe l’ente previdenziale.
Il compito al nostro di intervenire efficacemente per rendere stabili questi conti una volta per tutte. A parte il fatto che il compito del presidente è quello di far funzionare la complessa macchina amministrativa per fornire servizi efficienti d in tempi brevi, la misura più predicata è il taglio dei presunti “benefici “ regalati ai pensionati che hanno avuto la pensione liquidata con il sistema retributivo.
A parte inoltre la difficile applicazione pratica di questa operazione, ma per portarla avanti occorre una legge. Il governo penso che non avrebbe nessuna difficoltà a farla convinto com’è che modernità coincida con la riduzione di qualcosa a cominciare dai diritti. Né gli importerebbe più di tanto dimostrarsi incoerente perché poi tifa per la Grecia che vuole aumentare le pensioni.
Io escludo che questa strada possa essere realisticamente portata a termine, bisognerà cercare altre vie. Ma prima bisognerebbe chiarire una volta per tutte se il nostro sistema pensionistico, è sostenibile o meno, poi si affrontano tutte le altre questioni che sono sul tappeto come la modifica delle regole attuali, la quota 100, l’uscita flessibile, rallentare la crescita esponenziale delle speranza di vita. Tutte misure compatibili e assolutamente ininfluenti anche nell’attuale scenario macroeconomico. D’altro canto non si può procedere con una riforma delle pensioni all’anno, bisogna dare stabilità al sistema e tranquillità ai lavoratori, autonomi e dipendenti.
Io penso che il sistema pensionistico italiano, specialmente dopo la riforma Fornero è assolutamente sostenibile. Ma non garantisce pensioni adeguate. Quando si parla di importi medi mensili fra 500 e 1000 euro netti, siamo sull’orlo della mera sussistenza.
Qui nessuno parla di intervenire. Invece è una priorità assoluta.
Poiché questi importi così risicati erano largamente previsti , non sono un’amara sorpresa improvvisa, la legge aveva consentito un’opportunità ed era la previdenza complementare.
Quest’opportunità è stata minimamente colta e per giunta ultimamente anche scoraggiata da parte del governo che per questioni di bilanci attuali, scarica in quelli futuri i costi economici più quelli sociali.
In primis, non vi hanno creduto i diretti interessati, cioè i lavoratori dipendenti. Solo il 25% vi ha aderito, impauriti dalla paura, artatamente alimentata, di perdere il proprio tfr. Ora alla vigilia dell’era del “Jobs act”, è in atto l’operazione polverizzazione del tfr, di cui la prima fase è già in atto.
E’ prevedibile che in questa fase di distrutturazione del risparmio previdenziale si formino due grosse fasce:
i redditi medio alti con buone capacità di risparmio volontario, non abboccheranno alle sirene della spesa immediata e si terranno il tfr o l’adesione alla previdenza complementare se l’avevano fatta. Il governo per punirli dovrà ulteriormente aumentare le aliquote sulla rivalutazione del tfr e dei rendimenti finanziari. E lo farà.
I redditi bassi ed intermittenti con scarse o minime capacità di risparmio previdenziale, attanagliati da ambasce quotidiane, lo spenderanno tutto, così da maturare una pensione contributiva inadeguata, pari o inferiore all’assegno sociale. In questo caso non si capisce perché debbano versare i contributi all’Inps per avere una prestazione equivalente a quella assistenziale decontributiva.

Intanto quel poco di previdenza complementare messa in piedi, ma tanto poco non è, anche quest’anno ha prodotto risultati positivi. Nel 2014 i fondi negoziali, per esempio, hanno registrato una performance media netta del 6,9% contro la rivalutazione lorda dell’1,5% del Tfr in azienda.
Le varie forme, fondi aperti, fondi chiusi, Pip, sono alla ricerca di investimenti remunerativi anche per il futuro in quanto molti titoli ormai offrono rendimenti zero. Assicurano la sola restituzione del capitale. I titoli di debito pubblico italiani qual cosina in più. L’obbligazionario è quello più stabile ma meno remunerativo, mentre l’azionario è più redditizio, ma il più volatile.
Allora sarà interessante vedere il decreto del Mef sulle varie forme di investimento che si suggeriscono per avere il credito di imposta che porterebbe la tassazione dei rendimenti dal 20% al 9%. Ma questo realisticamente potrà avvenire solo dal 2017. Nel frattempo i fondi devono garantire rendimenti adeguati ai loro iscritti. Sono avvantaggiati dal fatto che il benchmark di riferimento, la rivalutazione del tfr, per effetto della deflazione sarà solo quello stabilito dalla legge.
Per affrontare questi aspetti la Commissione Bicamerale di Vigilanza ha indetto tutta una serie di audizioni dei principali protagonisti, partendo dai responsabili della Covip.
Ma tutte queste elucubrazioni intellettuali lasciano il tempo che trovano, se non matura contemporaneamente una decisa volontà politica. Di tutela delle pensioni.
Camillo Linguella

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 7.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Boeri arriva all’Inps ed i pensionati tremano, 7.0 out of 10 based on 1 rating
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
La settimana scorsa vi avevo proposto un grafico dello SP500 che si è dimostrato decisamente az
DISCLAIMER – Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o t
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Si è affermato negli anni come il termometro dell'economia mondiale e anche nel terzo millennio
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec
Un rapido aggiornamento sulle nuove fantasie inflattive in attesa di smontare in Maggio, pezzo p
Signori, stiamo parlando di numeri impressionanti. Tanto per cominciare, guardate i dati sugli u
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Non sono certo successe tantissime cose nell'ultima ottava. Anche se le aspettative su un elemento
DISCLAIMER : Qualsiasi informazione, notizia, nozione, previsione, valore, prezzo o tec