Tassazione sui rendimenti dei Fondi pensione: invito a comprare i Bot

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La circolare2/E del 13 febbraio 2015 dell’Agenzia delle Entrate  fornisce chiarimenti in ordine alle novità fiscali introdotte dalla legge di stabilità 2015 in materia di tassazione delle forme pensionistiche complementari e la convenienza a comprare i titoli di Stato.  Recepita la direttiva europea sulle Agenzie di Rating.

L’Agenzia delle Entrate ha diramato la circolare esplicativa sulla tassazione dei rendimenti finanziari dei fondi pensione.
Il comma 621 dell’articolo 1 della legge di stabilità di quest’anno, la legge 23 dicembre 2014, n. 190, ha aumentato al 20 per cento la misura dell’imposta da applicare sul risultato di gestione maturato nel periodo di imposta dalle forme di previdenza complementare. Il successivo comma 622 invece stabilisce che i redditi dei titoli del debito pubblico italiani, siano comunque  sottoposti a tassazione del 12,50 per cento.
L’aumento della tassazione riguarda tutte le tipologie di forme di previdenza complementare.
Il risultato netto è pari alla differenza tra:

• il valore del patrimonio netto del fondo alla fine di ciascun anno solare, al lordo dell’imposta sostitutiva, aumentato delle erogazioni effettuate per il pagamento dei riscatti, delle prestazioni previdenziali e delle somme trasferite ad altre forme pensionistiche e diminuito dei contributi versati, delle somme ricevute da altre forme pensionistiche, nonché dei redditi di capitale soggetti a ritenuta, esenti o comunque non soggetti ad imposta;
• e il valore del patrimonio stesso all’inizio dell’anno.

Ai fini della determinazione del risultato di gestione, il valore del patrimonio netto del fondo al termine di ciascun anno, è aumentato e diminuito delle somme che nel corso dell’anno hanno decrementato e aumentato il patrimonio in dipendenza dei  rapporti con gli iscritti al fondo stesso. Vengono, quindi, ad essere sterilizzate tutte quelle operazioni che nulla hanno a che vedere con i flussi finanziari connessi alla gestione del patrimonio mobiliare del fondo.
Si ricorda, inoltre, che nell’ambito della fase di accumulo il valore del patrimonio netto destinato alle prestazioni è di norma suddiviso in quote assegnate al singolo iscritto che confluiscono nella relativa posizione individuale.
Il calcolo dell’imposta sostitutiva sugli incrementi (ovvero sui decrementi) del patrimonio netto deve essere effettuato con la stessa periodicità con la quale il fondo procede al calcolo del valore delle singole quote, rilevando contestualmente l’incremento imponibile del patrimonio che deriva dalle sue diverse componenti (reddito, plusvalenze o minusvalenze maturati).
I redditi dei titoli pubblici
Il comma 622 dell’articolo 1 della legge 190/14  modifica le modalità di determinazione della base imponibile su cui applicare l’ imposta sostitutiva, per tenere conto degli investimenti effettuati dai fondi pensione in titoli del debito pubblico e degli altri titoli ad essi equiparati, i cui redditi hanno l’aliquota agevolata nella misura del 12,50 per cento.
A tal fine, la norma prevede che la base imponibile dell’imposta sia determinata, relativamente ai redditi dei titoli pubblici ed equiparati, in base al rapporto tra l’aliquota prevista per tali redditi (12,50 per cento) e quella dell’imposta sostitutiva applicabile sul risultato dei fondi pensione (20 per cento). Conseguentemente i redditi dei titoli pubblici concorrono alla determinazione della base imponibile nella misura del 62,50 per cento. In questo modo si evita una penalizzazione per l’investimento in tali titoli effettuato per il tramite di fondi pensione. Oltre ad invogliare a fare investimenti in tal senso.
Trattamento delle posizioni definite nel 2014
Le modifiche al regime fiscale dei fondi pensione si  sarebbero dovute applicare dal 2015, come è ovvio e come prevede peraltro la legge. Ma questo principio è sempre più stravolto, come in questo caso che, in deroga al principio di irretroattività previsto dallo Statuto del Contribuente, il comma 624 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2015 dispone che l’imposta complessivamente dovuta con l’aliquota del 20 per cento riguarda il 2014.
La medesima disposizione prevede altresì una riduzione della base imponibile per tenere conto delle posizioni che sono state definite nel corso dello stesso 2014  per le quali cioè il fondo pensione abbia già effettuato il pagamento della prestazione  agli iscritti. In tal caso la determinazione dell’importo sarà  nella misura dell’11 o dell’11,50 per cento,  per evitare che la maggiore aliquota di tassazione introdotta gravi, di fatto, sugli altri iscritti. A tal fine, la base imponibile, calcolata con le modalità sopra illustrate, è ulteriormente ridotta del 48 per cento della differenza tra le erogazioni effettuate nel corso del 2014 per il pagamento dei “riscatti” con una riduzione dell’imposta dovuta pari al differenziale tra la nuova e la vecchia aliquota (8,50 per cento), confermando la tassazione all’11,50 per cento vigente al momento dell’erogazione.

Agenzie di Rating
Attuazione di direttiva europea relativa alle agenzie di rating del credito (decreto legislativo – esame preliminare)
Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 10 febbraio 2015, ha approvato un decreto legislativo che recepisce la direttiva 2013/14/UE che ha come obiettivo la riduzione dell’affidamento esclusivo o meccanico ai rating del credito da parte degli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP) e da parte dei gestori di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) e di fondi di investimento alternativi (FIA), così come definiti dall’ordinamento UE, in sede di effettuazione dei propri investimenti.
Lo scopo finale è quello di migliorare la qualità degli investimenti realizzati dai Fondi Pensione  tutelando così coloro che investono in tali fondi.
Per il settore assicurativo le disposizioni dirette ad evitare l’eccessiva dipendenza dalle valutazioni delle agenzie di rating e l’affidamento esclusivo e meccanico ai rating esterni  sono contenute  nella direttiva 2014/51/UE c.d. Omnibus II, direttiva che ha modificato la direttiva 2009/138/UE c.d. Solvency II (art. 44, par. 4 bis).
E’ pur vero che molte valutazioni delle Agenzie di Rating sembrano di sapore più squisitamente politico che economico e la misura serve per evitare che un declassamento dei propri titoli, porti gli investitori a preferire altre strade. Ma è pur vero che gli investitori dei fondi pensioni, dovendo tenere comunque un atteggiamento prudenziale, è facile prevedere che comunque, … prudentemente terranno conto delle valutazioni espresse.

Camillo Linguella

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